Marchetti, l’arbitro dell’alta finanza: «Il capitalismo è sempre meno sociale»
A tu per tu col notaio, che per tutta la vita è stato a contatto con i poteri forti, ma «sempre con la giusta distanza»
6' di lettura
I punti chiave
- Il padre in tv con Mike
- Tanti incarichi di potere
- La «militanza civile della cultura»
- A proposito del modello Milano
- Padoa Schioppa e la frase sulle tasse
- La Mediobanca di ieri e di oggi
- La riforma dei mercati capitali
- Europa unita e allargata
- Il potere oggi
- I cambi di generazione nelle imprese
- La cultura, lo snobismo e la musica di oggi
- Il futuro ha un cuore antico
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C’è una frase che Piergaetano Marchetti lascia cadere a conclusione dell’incontro: «Il futuro ha un cuore antico». E la citazione di Carlo Levi diventa il filo conduttore dell’intera conversazione. Quando scandisce queste sette parole è come se idealmente unisse gli esempi del padre notaio - il primo in tv con Mike Buongiorno - e della madre insegnante con la terzietà orgogliosamente rivendicata nel suo ruolo di arbitro della finanza italiana.
Il padre in tv con Mike
Un notaio che ha conosciuto il potere da vicino, ma sempre con la giusta distanza. «Un professionista deve assistere con il massimo scrupolo, ma mai identificarsi con il cliente, cui deve sottoporre anche dubbi o disaccordi». Così niente golf club né yacht per inviti vip. Piuttosto, dice pensando a Dario Fo, la ricerca «di autoironia: chi ha distanza da sé riesce ad averla anche dagli altri».
Tanti incarichi di potere
Milanese, classe 1939, Piergaetano Marchetti ha rivestito molti ruoli nella sua vita: presidente del patto di sindacato di Mediobanca, consigliere Generali, nei cda di Bpm, Saipem, Artemide, La Nave di Teseo, presidente Rcs e Fondazione Corriere della Sera, superconsulente di Guido Rossi nella creazione della Consob, membro del Comitato per le privatizzazioni, ai tempi in cui Carlo Azeglio Ciampi era a Palazzo Chigi e Mario Draghi al Tesoro. E poi ideatore e presidente di Bookcity e ora del Piccolo Teatro di Milano. Ma di un titolo più di tutti va fiero, professore in diritto commerciale all’Università Bocconi.
La «militanza civile della cultura»
Strenuo paladino di un’ «attività culturale come militanza civile» ricorda di aver voluto «con Bookcity insieme alla Fondazione Cariplo programmi volti alla lotta alla povertà educativa, che è garanzia di dignità individuale, mobilità sociale, ma pure di sicurezza. Anche al Piccolo siamo fedeli al motto di un teatro d’arte per tutti». Le guglie del Duomo e la Madonnina quasi si toccano al di là delle tende della sala riunioni dello studio, nel cuore di Milano, che «resta un esperimento positivo di città europea, pur con qualche inevitabile disarmonia in una città che ha registrato una così forte crescita, a cominciare dal welfare per i giovani».
A proposito del modello Milano
Marchetti non si inserisce nel coro dei critici, perché «Milano resta città di occasioni e cultura, con otto università, tantissimi studenti stranieri e nulla da invidiare, quanto a mostre o lirica, a Parigi». Così il profilo del futuro aspirante sindaco dovrà «essere all’altezza della gestione di organizzazioni complesse», avere visione e saper «coniugare vocazione internazionale e sensibilità verso le fasce deboli». Tenere insieme l’attrazione di capitali esteri con progetti come la BEIC, un grande centro di informazione, cultura e coesione sociale. «Il bacino di candidati nel mondo dell’università e delle professioni è ricco», sussurra mentre sorseggia acqua. I bicchieri hanno il logo Marchetti, unica deviazione ad un understatement dominante. Quindi un civico? Non esclude in realtà neanche un rappresentante della buona politica, uomo o donna che sia.








