Aziende

Marche, terra del benessere nelle zone post sisma

Territorio di riferimento è quello delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, con una particolare attenzione ai Comuni collinari e montani dell’entroterra

di Daniela Casciola

3' di lettura

3' di lettura

Rigenerare le aree marchigiane colpite dal terremoto secondo il modello di sviluppo della terra del benessere e della qualità della vita attraverso la valorizzazione della tradizione agroalimentare. È il progetto “Made in Piceno – Benessere e Qualità della Vita” che nasce come azione del Programma regionale triennale previsto dalla legge regionale delle Marche n. 23 del dicembre 2023. Il territorio di riferimento è quello delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, con una particolare attenzione ai Comuni collinari e montani dell’entroterra.

A fine giugno sono state ridefinite alcune attività inserendo nell’area “Miglioramento e servizi”, quella della “Rigenerazione dell’area post sisma a terra di benessere e qualità della vita” per una disponibilità finanziaria pari a 230.000 euro.

Loading...

Soggetto attuatore del progetto è il Bacino Imbrifero Montano Del Tronto che ha manifestando, anche, la disponibilità a cofinanziare con ulteriori risorse proprie e che si occuperà anche del coordinamento, in sinergia con l’Unione Montana dei Monti Azzurri, i Comuni coinvolti, i produttori locali della rete Made in Piceno, le associazioni culturali e sociali del territorio, le strutture ricettive e le realtà turistiche.

Il BIM Tronto (che è uno dei 64 Consorzi BIM in Italia), nato con la legge 959/1953, comprende 17 Comuni della Regione Marche ed è impegnato in politiche volte a favorire il progresso economico e sociale delle popolazioni residenti nel territorio, a sostegno del turismo e dell’economia locale, incoraggiando le produzioni artigianali locali, creando e mettendo a sistema le filiere territoriali, curando la qualificazione e la specializzazione della manodopera locale e potenziando le attività a favore delle categorie sociali più bisognose. L’altro aspetto importante è che il BIM agisce nell’area del sisma, con prevalenza dell’intera parte montana.

La visione del progetto BIM, mira alla creazione e allo sviluppo di una rete di percorsi esperienziali con un unico approccio, integrato e finalizzato a promuovere una sana alimentazione e un sano stile di vita, a cominciare dalle scuole dell’infanzia, e creare legami tra prodotti e a territori, cultura, tradizioni e memoria storica. Ogni tappa sarà animata da incontri con i produttori, degustazioni guidate, laboratori sensoriali, escursioni, momenti di meditazione immersi nella natura, workshop artistici e performance culturali. Con l’idea di includere alcuni eventi già sperimentati come “Travertino Divino”, la Festa di Primavera di Comunanza, la celebrazione di Santa Teopista (protettrice del raccolto e delle campagne), laboratori di distillazione sull’anice verde, esperienze di raccolta del tartufo e della castagna, trekking nei castagneti e nei campi coltivati a zafferano.

Dal punto di vista economico, il progetto adotta un modello di sviluppo circolare e territoriale, incentrato sulla valorizzazione delle risorse locali e sull’integrazione delle filiere corte. Le attività previste generano un indotto economico positivo non solo per le imprese direttamente coinvolte, ma anche per il tessuto economico secondario e terziario dell’area (trasporti, artigianato, accoglienza, commercio al dettaglio).

Il progetto contribuisce anche a contrastare i processi di marginalizzazione e dello spopolamento delle aree interne, rafforzando la resilienza delle comunità rurali.

Protagonisti di questo modello di sviluppo, le produzioni locali di maggiore interesse:

  • il vino (con tutte le sue Dop e Igp, che vanno dal Rosso Piceno fino alla Vernaccia di Serrapetrona passando per il vino cotto, l’anice verde di Castignano e tutte le ulteriori eccellenze);
  • l’olio e le olive (con tutte le sue Dop, le Igp, dal monovarietale di tenera ascolana fino all’Evo di coroncina e a tutte le ulteriori);
  • il miele e l’apicoltura che nella Regione Marche, stando all’ultimo censimento BDA terminato il 31 dicembre 2020, conta 3.123 apicoltori con 59.002 alveari;
  • la mela rosa dei Sibillini e tutti i suoi derivati;
  • le castagne e i marroni del Piceno, dal prodotto fresco fino ai trasformati da particceria;
  • le patate e derivati che hanno reso storici alcuni territori dell’entroterra Ascolana quanto del Maceratese;
  • il tartufo nero pregiato per il quale il BIM Tronto ha promosso 4 Comuni di Roccafluvione, Comunanza, Palmiano e Force nella guida “L’Italia del Tartufo” ovvero i Comuni;
  • l’anice verde di Castignano e tutti i suoi derivati;
  • lo zafferano del Piceno;
  • i frutti di bosco e le produzioni del sottobosco come i funghi oltre che il tartufo;
  • i grani antichi e le loro farine per la produzione di prodotti da forno e di grandi paste marchigiane nonché di malto e di importanti birre artigianali.

Tutti prodotti da un’agricoltura sostenibile, biologica e rispettosa dei cicli naturali (la superficie a produzione biologica, nelle Marche, è passa da 121.416 ettari a 128.307 (+5,7%) e rappresenta il 28,2% della superficie agricola regionale. A livello nazionale le Marche sono al quarto posto per percentuale di superficie agricola in biologico, mentre è al secondo posto per la percentuale di aziende agricole biologiche nazionali (11,6%).

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti