Marche, la terra del benessere e della qualità della vita punta sulla produzione dei tartufi
È una delle azioni dell’ultimo aggiornamento del Programma Triennale 2024-2026 della legge regionale del dicembre 2023 n. 23
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L’aggiornamento per il 2025 del Programma Triennale 2024/2026 della legge regionale delle Marche del dicembre 2023 n. 23, dedicata alle iniziative per la valorizzazione della Regione come terra del benessere e della qualità della vita, approvato con la delibera n. 1025 del 30 giugno scorso, al punto e9 prevede azioni di sostegno alla promozione della produzione tartuficola marchigiana, che gli uffici si stanno accingendo ad attuare.
Con la legge n. 23 del dicembre 2023, la Regione Marche ha puntato a valorizzare il proprio territorio come terra del benessere e della qualità della vita, anche al fine di orientare l’offerta turistico-ricettiva in chiave sostenibile cogliendone le specificità, le bellezze naturali e l’impegno alla conservazione dell’ambiente. Le finalità di questa legge, anche in attuazione degli articoli 9 e 41 della Costituzione, vengono realizzate attraverso un approccio integrato e interdisciplinare, che coinvolge ambiti trasversali tra i quali alimentazione, filiere agroalimentari, qualità e sicurezza dei prodotti agricoli, salute e welfare, industria e artigianato, ambiente e territorio, turismo, cultura, sport e tempo libero, istruzione e formazione. La tartuficoltura riveste un ruolo strategico per l’economia delle aree interne delle Marche e non poteva mancare tra i punti di forza dell’intera operazione codificata nella legge n. 23.
Nelle Marche c’è il “tartufo tutto l’anno”. Tutte le specie di tartufo pregiato commerciabili in Italia sono presenti allo stato spontaneo e in tartufaie artificiali (nel caso delle specie coltivabili). Si stima che nelle Marche siano presenti oltre 12.000 tartufai, pari allo 0,8 % della popolazione residente, dato tra i più alti in Italia. Le aziende sono collocate prevalentemente nei due grandi poli produttivi della Regione, uno a Sud comprendente le aree interne del Piceno e dell’alto fermano e l’altro Nord, in provincia di Pesaro Urbino, tra la Valmetauro ed il Montefeltro.
La quantificazione numerica delle superfici nelle quali oggi si coltiva tartufo non è di semplice definizione poiché molte sono realizzate in autonomia dai tartuficoltori e, pertanto, di difficile tracciabilità, tuttavia vengono stimatinon meno di 1.600 ettari di superfici coltivate ai quali vanno aggiunte le tartufaie naturali e controllate, per una produzione commercializzata che si attesta sulle 50 tonnellate annue di cui, quasi la metà, costituita da tartufo bianco pregiato. Il valore commerciale che ne deriva è di oltre i 6 miliardi di euro.
La moderna tartuficoltura nasce proprio nelle Marche, sia perché nel 1932 qui è stata impiantata la prima tartufaia “coltivata”, ma soprattutto perché negli anni ‘50 e ‘60, sono state realizzate da Mannozzi Torini, ispettore regionale del Corpo Forestale dello Stato, numerose tartufaie coltivate, soprattutto a tartufo nero pregiato, a dimostrazione della vocazione del territorio marchigiano alla coltivazione, oltre che alla produzione spontanea grazie alle condizioni climatiche e pedologiche favorevoli.








