Bene il governo finora, ora più politiche strutturali
Il direttore dell’Adige le chiede poi di commentare l’azione condotta fin qui dal governo Draghi e la risposta è molto chiara. «L’esecutivo si sta muovendo nella direzione giusta, ma consiglierei qualche iniziativa più strutturale. Il Repower Eu suggerisce di scommettere maggiormente sul gas nazionale: credo sia una strada da battere. E servono operazioni, come quelle avviate dalla Francia, a supporto delle industrie energy intensive che sono in grande sofferenza». E per le quali, ricorda la Marcegaglia, Confindustria aveva proposto un prezzo calmierato per l’energia elettrica a fronte di investimenti delle aziende nelle rinnovabili, rimasta però nei cassetti. Gli imprenditori, prosegue, « stanno cercando alternative per tenere in piedi la propria azienda. Il mondo si sta fermando: non dobbiamo essere pessimisti ma realisti e capire come affrontare i problemi. Andare avanti è complicato, con l’inflazione lo è ancora di più. In Italia non ci sarà una recessione grave ma un forte rallentamento».
Pnrr: tema è che succederà dopo. Draghi è la persona giusta
Quindi un passaggio su Draghi che è, dice senza troppi giri di parole, «è la persona giusta, senza se e senza ma. Mi sarebbe piaciuto vedere alcune riforme del Pnrr più incisive, ma c'è una compagine di governo e siamo già in periodo elettorale. Draghi è stimato a livello internazionale e questo conta, perché le decisioni si prendono in Europa e in Usa, ha capacità di fare. La mia preoccupazione è cosa succederà dopo», perché «oggi siamo in linea con il Pnrr, ma il grosso del piano verrà nel 2023 e io sono un po' preoccupata». E quindi servono politiche più strutturali, ma «all’Italia serve anche un’enorme quantità di investimenti privati. Occorre mettersi tutti attorno allo stesso tavolo e decidere. Il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, lo sta già facendo, ma bisogna farlo anche di più. Il problema è il tempo che non si può perdere».
Avanti con la diversificazione. Eni è grande asset nazionale
Lo sguardo dell’imprenditrice si sposta poi su un tema, quello del gas, che conosce molto bene, essendo stata alla presidenza di Eni dal 2014 al 2020. «L’Italia ha due temi. Innanzitutto ha una forte dipendenza dal gas nella produzione energetica. Secondo: abbiamo un settore manifatturiero più esteso di altri Paesi e questa industria consuma gas. Terzo: su 70/75 miliardi di metri cubi di gas di consumo italiano, 29 miliardi di metri cubi arrivano dalla Russia. Credo che il governo stia facendo bene ad andare a diversificare le fonti di gas perché ritengo che il gas continuerà a essere centrale nella transizione ecologica. Va bene, dunque, diversificare ma farlo non è semplice. E l’esecutivo ha portato avanti un lavoro importante diversificando in Algeria, in Congo, e ancora in Egitto grazie all’Eni che è un grande asset nazionale e che è il primo produttore di gas e petrolio in Africa».
Più gas nazionale. Sì a fusione nucleare e cattura della CO2
La Marcegaglia insiste sulla necessità di spingere sul pedale della produzione nazionale. «Nel 2000 l’Italia produceva 20 miliardi di metri cubi di gas, oggi siamo a 3,5 miliardi di metri. L’Eni in 18 mesi può farne 2,2 miliardi. Perché non produciamo più gas nazionale? Certo - aggiunge - dobbiamo spingere di più anche sulle rinnovabili, ma io credo che la strada maestra sia quella di usare tutti i metodi, investendo anche sulla fusione nucleare o sulla cattura della CO2 (Ccus), su cui la nostra azienda sta scommettendo molto attraverso la partecipazione a un progetto pilota a Ravenna con Eni, Snam e alcuni cementieri».
L’impegno green del gruppo da Ravenna alla Svezia
Ma Ravenna non è l’unico tassello dell’impegno del gruppo sul fronte della decarbonizzazione. «Noi ci crediamo moltissimo - spiega - e siamo l’unico imprenditore di questo settore che ha già investito in un progetto della startup siderurgica H2 Green Steel che punta a produrre dal 2024 l’unico acciaio al mondo a emissioni zero. Investiremo nel più grande elettrolizzatore al mondo e saremo non solo investitori nel capitale ma compreremo una parte importante di questo acciaio green per commercializzarlo nel Sud Europa».