Maratona e corse lunghe, ecco vantaggi e rischi per il cuore: attenzione ai segnali d'allarme
Dopo uno sforzo intenso e prolungato il cuore si adatta. E non sempre in chiave positiva. I consigli di Stefano Carugo, cardiologo e maratoneta
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La sedentarietà è un formidabile nemico per cuore ed arterie. Ma anche gli sforzi eccessivi o troppo prolungati, se non si è preparati, si possono rivelare nocivi per il cuore. Ed allora, occorre attenzione, considerando che per chi corre a lungo e riproduce attività di resistenza come la maratona l'apparato cardiovascolare risponde diversamente da persona a persona, i in base all'età, al genere e al livello di allenamento. Queste sono le tre variabili che incidono su prestazioni e salute, stando ad una ricerca apparsa su BMJ Open Sport & Exercise Medicine, (primo nome Inarota Laily) che ha preso in esame le sollecitazioni che il cuore subisce in caso di corse prolungate e le risposte dell'organo, con potenziale rischio di disadattamento a lungo termine. Insomma: se è vero che chi è pigro può veder aumentare i rischi di morte, anche l'esercizio di resistenza è in grado di indurre cambiamenti acuti nella funzione cardiaca con un incremento di enzimi e proteine che possono indicare danno dei tessuti ed infiammazione, con conseguente impatto sulle prospettive di salute.
Chiedilo al Sole
La morale dello specialista: “Fare sport fa bene ma come direbbe Alessandro Manzoni, “cum judicio” - commenta Stefano Carugo, ordinario di Cardiologia e direttore della Cardiologia presso il policlinico di Milano, oltre che maratoneta -. L'attività fisica è importante ma non bisogna abusarne”.
Cosa accade dopo una maratona
Gli studiosi hanno esaminato 69 (49 poi quelli effettivamente considerati) studi su 3274 persone, in prevalenza maschi, tra i 27 e i 63 anni. Ed hanno considerato tre biomarcatori (troponina T cardiaca - cTnT; troponina I cardiaca - cTnI; peptide natriuretico di tipo B N-terminale - NT-proBNP). indicativi di stress della parete cardiaca o di danni al miocardio, considerando analizzando anche esami mirati come ecocardiografia o Risonanza Magnetica. Si è visto che tutti e tre i biomarcatori risultavano costantemente elevati entro la prima ora dopo la fine della maratona, con superamento delle soglie cliniche comunemente utilizzate per la diagnosi di danno miocardico, ischemia o insufficienza cardiaca. Non solo: dopo la corsa ci sono state variazioni nella capacità del cuore di spingere il sangue necessario per l'organismo, quindi nella frazione di eiezione ventricolare sinistra, che misura proprio quanto sangue viene spinto dal ventricolo sinistro a ogni battito. Sia chiaro: si è trattato di cambiamenti lievi. E senza alterazioni della Risonanza Magnetica. Se la ricerca indica come una maratona non induca segni visibili di danno miocardico strutturale clinicamente rilevante, bisogna ricordare che occorre più attenzione se si va avanti con l'età nella donna e, ovviamente, in base all'allenamento.
I tre parametri considerati hanno inciso sull'impatto delle variazioni dei biomarcatori e sulle rilevazioni dell'ecocardiografia. Insomma: finale: dopo uno sforzo prolungato esistono effettivamente aumenti dei biomarcatori cardiaci e dell'osservazioni delle alterazioni della funzione ventricolare, ma è difficile calcolarne la rilevanza clinica. Non esageriamo, quindi. “Correre una maratona è incredibile – fa sapere Carugo -. Ma farne troppe e chiedere al proprio fisico un surplus di sforzo non è salutare. Questo dice l'articolo pubblicato e aggiungo un consiglio: la cifra più idonea è di due maratone l'anno”. Con il giusto allenamento, ovviamente”
I segnali che qualcosa non va
Per essere utile, l'esercizio fisico deve essere calcolato su misura. E soprattutto non deve prevedere la richiesta di prestazioni eccessive al corpo, specie in chiave di rischio cardiovascolare. Quindi, prima regola ricordate l'allenamento e non fate gli “Highlander”. Occorre iniziare con calma, partendo da sforzi brevi di tipo aerobico (che cioè consentono di rifornire l'organismo di ossigeno) come corsa lenta, bicicletta o nuoto. Poi, progressivamente, si possono aumentare i tempi di attività. Per chi ha superato la soglia degli “anta”, infine, meglio evitare le attività che inducono brusche variazioni della tensione muscolare, con scatti brevi e intensi: è il caso ad esempio del padel o del calcetto. In qualche modo, poi, nel definire il rapporto rischio-beneficio conta anche l'ambiente: se non si è allenati e in buona salute, in montagna, complice anche l'ipossia (cioè la carenza di ossigeno) a cuore e vasi viene imposto uno stress significativo. E magari difficile da sostenere. Per sapere se si eccede, specie se si soffre di ipertensione o il cuore non è propriamente in forma, il fiatone e l'impossibilità di scambiare una parola con il vicino debbono metterci in guardia. Altrettanto importante, una volta avuto il via libera dallo specialista in seguito ad un test da sforzo o altri accertamenti, è controllare la frequenza cardiaca massima, semplicemente misurando le pulsazioni.







