Manutenzione, servono 40 miliardi
mpossibile trovare le risorse tutte e subito: è necessario selezionare le priorità e solo da pochi mesi si è iniziato a ragionare su questo problema. Finora i primi interventi non sono stati decisi dai gestori ma dall’azione della magistratura
di Maurizio Caprino
4' di lettura
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Cosa resta della prima estate in cui le peggiori code in autostrada sono state dovute non solo al traffico, ma a restrizioni per il degrado da manutenzioni carenti? In apparenza, solo alcune di quelle restrizioni, rese quasi innocue dal riacutizzarsi della pandemia. Ma c’è molto di più: si stima che, per rimettere a posto i 6mila chilometri di autostrade a pedaggio, ci vogliano 40 miliardi. Impossibile trovarli tutti e subito: occorre quindi decidere le priorità. Un problema cui si è iniziato a mettere mano in modo scientifico solo da pochi mesi.
Finora i primi interventi consistenti non sono stati decisi dai gestori in base a piani pluriennali rigorosi e attendibili. Anche i lavori da 480 milioni messi a gara dall’Anas una settimana fa sulla propria rete sono più legati a consolidate logiche “a pioggia”.
Così, nei casi più gravi, ha “deciso” la magistratura. Direttamente, come nel caso della Procura di Avellino, intervenuta a sequestrare viadotti e gallerie in Campania, Lazio, Marche e Abruzzo. O indirettamente, come la Procura di Genova, che i sequestri li ha solo “minacciati”, inducendo a intervenire sulle strutture sotto indagine.
Ma la via giudiziaria, aperta dai crolli anche tragici che hanno riempito le cronache degli ultimi anni, non porta lontano. Non è detto che raggiunga tutti i punti più critici ed è destinata a perdersi in dibattimenti lunghi e pieni di rivoli. L’ultimo è il procedimento contro Paolo Anfosso, progettista di Autostrade per l’Italia (Aspi), assolto a fine ottobre dall’accusa di falsa testimonianza nelle dichiarazioni rese al processo per i 40 morti del bus caduto da un viadotto dell’A16 presso Avellino.
Ai tecnici, i 40 miliardi mancanti dicono che la manutenzione è al default. E infatti nei Pef, i piani economico-finanziari quinquennali delle concessionarie, in approvazione in questi mesi, ci sono cifre molto minori. Per affrontare il default, bisogna fissare le priorità e non c’è tempo per finire le ispezioni sulle 700 gallerie e gli oltre 1.600 viadotti (contando solo le strutture lunghe più di 100 metri) che costellano le autostrade di un Paese montuoso come l’Italia. Tanto più che c’è sono opere che sono state tra le prime in Occidente, ma ora sono tecnicamente superate e difficili da mantenere, ad esempio per un calcestruzzo che non si è rivelato “eterno” come prometteva . Si sa da anni, ma gestori e controllori hanno come rimosso il problema, forse per tenere alti i profitti e abbastanza bassi i pedaggi.


