Emendamenti

Manovra 2026: emendamenti modificano Naspi, assegno di inclusione, Isee e tagli ai finanziamenti Rai

Le nuove disposizioni prevedono erogazione in due rate della Naspi, riduzioni sull’assegno di inclusione, aumento della soglia Isee prima casa e una riduzione graduale dei fondi alla Rai.

di Redazione Roma

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Cambia l’erogazione della liquidazione anticipata della Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione, per i lavoratori che la richiedono come incentivo all’avvio di un’attività lavorativa autonoma. Un emendamento riformulato alla manovra prevede che la prestazione venga erogata in due rate: la prima pari al 70% e la seconda - con il restante 30% - da versare entro sei mesi ma solo dopo la verifica della mancata rioccupazione e della titolarità di pensione diretta (escluso l’assegno ordinario di invalidità).

Stretta sull’Assegno di inclusione

Stretta anche sull’assegno di inclusione: il primo mese di rinnovo della misura di sostegno avrà, infatti, un importo dimezzato. Lo prevede un emendamento riformulato alla manovra del governo. La proposta di modifica riscrive l’articolo della legge di bilancio che aveva cancellato la sospensione di un mese tra i primi 18 mesi di contributo e la proroga, possibile per un anno. L’ulteriore anno di contributo, dunque, previa richiesta, potrà essere consecutivo ma il primo assegno sarà dimezzato. Secondo la relazione tecnica i risparmi della norma saranno di circa 100 milioni.

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La soglia Isee per la prima casa sale a 120mila euro

Innalzare da 91.500 euro a 120mila euro la soglia di esclusione della casa di abitazione ai fini del calcolo Isee: lo chiede un emendamento riformulato alla manovra, limitando però l’innalzamento ai “nuclei familiari residenti nelle città metropolitane”. La proposta di modifica sarà messa ai voti la prossima settimana.

Manovra, accordo su affitti brevi e esenzione prima casa

Deducibilità della previdenza complementare sale a 5.300 euro

Aumenta dal 2026 la deducibilità della previdenza complementare. Lo prevede un emendamento del governo che corregge al rialzo la soglia prevista dal decreto legislativo del 2005. In pratica, i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro o committente, sia volontari sia dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, alle forme di previdenza complementare, saranno deducibili dal reddito complessivo fino a 5.300 euro, contro gli attuali 5.164,57. La nuova norma modifica anche il tipo di investimento a cui destinare il Tfr in caso di silenzio-assenso: non dovrà più essere necessariamente “prudenziale” e tale “da garantire la restituzione del capitale e rendimenti comparabili al tasso di rivalutazione del Tfr” ma potrà essere differenziato in base alla durata e all’età. L’emendamento stabilisce infatti che “gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari prevedono che i contributi e le quote di Tfr pervenuti a seguito di adesioni non esplicite siano investite in percorsi o linee di investimento caratterizzati da differenti profili di rischio-rendimento, tenendo conto in particolare dell’orizzonte temporale dell’investimento e dell’età anagrafica dell’aderente”.

30 milioni in meno alla Rai, tagli ai costi di gestione

Una riduzione complessiva di 30 milioni in tre anni del finanziamento alla Rai derivante dal canone di abbonamento per esercizi pubblici e commerciali e professionisti. Lo prevede una riformulazione di un emendamento parlamentare alla manovra. Viene stabilito che dal primo gennaio 2026 “le entrate versate a titolo di abbonamento alle radioaudizioni” vengano destinate, “al netto della somma di 110 milioni di euro annui”, alla Rai. Viene inoltre stabilito che queste risorse vengano “ridotte di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028”.

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