Le audizioni

Manovra, Bankitalia: economia fatica, più difficili obiettivi Psb. Istat: 2,4 milioni beneficiari in più del taglio del cuneo

Sulle pensioni il ddl bilancio «prevede interventi che potrebbero determinare effetti positivi in termini macroeconomici, con risvolti anche favorevoli sulla tenuta del sistema previdenziale». Lo ha detto il presidente dell’Inps Gabriele Fava in audizione sulla manovra

di Redazione Roma

6' di lettura

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«Secondo i dati recenti, ancora insufficienti a tracciare un quadro completo e affidabile, l’attività economica faticherebbe a recuperare slancio nello scorcio di quest’anno». Lo sottolinea il vice capo del dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia Andrea Brandolini in audizione sulla manovra. «In prospettiva la riduzione dei tassi di interesse e il recupero del potere d’acquisto delle famiglie potranno fornire un impulso positivo all’economia». Tuttavia alla luce dei nuovi dati, «in assenza di una significativa accelerazione dell’attività economica nella parte finale di quest’anno, la crescita del prodotto prefigurata nel Psb per il biennio 2024-25 appare più difficile da conseguire»

Bankitalia: equità a rischio con detrazioni a soglie fisse

Brandolini evidenzia anche che l’approccio della manovra sulle detrazioni «può rivelarsi efficace nel ridurre l’ammontare delle spese fiscali, rispetto al tentativo di intervenire selettivamente solo su alcune. Tuttavia, il disegno basato su soglie fisse per scaglioni di reddito genera inevitabilmente discontinuità che a regime potrebbero essere significative e compromettere l’equità del prelievo». In questo scenario «la scelta alternativa di fissare un tetto alle detrazioni che sia funzione il più possibile continua del reddito lordo dichiarato eviterebbe di creare salti nel profilo delle aliquote marginali effettive. - prosegue - Inoltre, la differenziazione dei tetti al totale della spesa detraibile in base al numero di figli ne accresce la complessità e rischia di creare una sovrapposizione rispetto alla redistribuzione operata attraverso l’Assegno unico universale»

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Bankitalia: in prossimi 10 anni servirà 30% medici in più

Bankitalia accende un riflettore poi sul sistema sanitario. In base ai dati riportati nell’audizione sulla manovra, nel prossimo decennio il turnover del personale sanitario e il potenziamento dell’assistenza territoriale previsto dal Pnrr genereranno un fabbisogno, in termini di incidenza sull’organico alla fine del 2022, per i medici (compresi di base e pediatri) pari al 30% e per gli infermieri al 14. Queste dinamiche sono ancora più pronunciate nel Mezzogiorno. A legislazione vigente, spiega Via Nazionale, tutto il personale con almeno 60 anni alla fine del 2022 cesserà di lavorare nell’arco dei prossimi dieci anni: ciò corrisponde a più di 27.000 medici, oltre 24.000 infermieri e altrettanti addetti del ruolo tecnico e a 28.000 fra medici e pediatri di base. La missione 6 del Pnrr sul potenziamento dell’assistenza territoriale richiederà almeno 19.600 infermieri e 6.300 operatori socio sanitari, prevalentemente in aggiunta rispetto alla dotazione attuale.

Upb: in manovra misure fiscali complesse poco intellegibili  

L’ufficio parlamentare di bilancio ricorda, d’altro canto, che la riforma fiscale introdotta dalla manovra, che comprende Irpef, bonus fino a 20.000 euro e detrazione da 20.000 a 40.000 euro, aumenta le già ampie differenze nel trattamento fiscale delle diverse categorie di contribuenti (dipendenti, pensionati e autonomi) che tuttavia si annullano per redditi superiori a 50.000 euro. La compresenza di tre strumenti per la riduzione del prelievo sul lavoro dipendente, che interagiscono tra loro in modo articolato, «produce un’architettura fiscale complessa e difficilmente intellegibile per i suoi destinatari». Anche sulle detrazioni e l’introduzione del quoziente familiare, «sebbene la riforma costituisca un passo nella direzione del contenimento delle spese fiscali (tax expenditures), occorrerebbe un approccio più organico alla loro razionalizzazione, anche per evitare di aumentare la complessità del sistema».

Upb: fondi sanità crescono meno di spesa, rischi per Regioni

Non solo. Il finanziamento della sanità previsto dalla manovra cresce meno della spesa del Servizio sanitario nazionale con rischio di disavanzi regionali. In termini di incidenza sul Pil, spiega la presidente Lilia Cavallari, la spesa sanitaria tornerebbe nel 2026 al 6,4% cioè al livello pre-pandemia: «considerando che la stessa spesa è prevista crescere a un tasso superiore a quello del finanziamento del Ssn, vi è il rischio di un significativo aumento del disavanzo dei servizi sanitari regionali, anche oltre il 2027». Inoltre, «malgrado la principale criticità del Ssn risieda attualmente nella carenza di personale, non sono finanziate nuove assunzioni. Vengono disposti il finanziamento delle prossime tornate contrattuali e l’incremento di una serie di indennità. Un altro gruppo di misure è a favore di alcuni soggetti privati che operano nella sanità e nel campo della farmaceutica».

«Pil rallenta, moderata ripresa in ultimi tre mesi»

L’Italia rallenta, vede esaurirsi il “rimbalzo post-pandemia” del triennio 2021-2023 e la crescita torna in linea con i valori precedenti. I modelli di breve termine dell’Upb vedono una moderata ripresa negli ultimi tre mesi dell’anno e ritiene che le previsioni macroeconomiche del Dpb siano «esposte a diversi rischi al ribasso». Nel Dpb la crescita del Pil si rafforza l’anno prossimo all’1,2%, mentre rallenta all’1,1% nel 2026 e allo 0,8% nel 2027. I più recenti dati trimestrali di Contabilità nazionale hanno peggiorato le attese sul 2024 per almeno un paio di decimi di punto percentuale, ma le previsioni ufficiali sono prossime all’intervallo delle stime dei previsori esterni. Secondo simulazioni effettuate dall’Upb, gli impatti sul Pil della Manovra sarebbero simili nel complesso del periodo a quelli del Governo (0,3 pp nel 2025, zero nel 2026 e un impatto appena positivo nel 2027), sebbene con una distribuzione marginalmente inferiore nel 2025 e appena più marcata nel 2027.

Istat: 2,4 milioni beneficiari in più del taglio del cuneo

Sono 2,4 milioni in più i lavoratori che nel 2025 beneficeranno del nuovo taglio del cuneo previsto dalla manovra nella forma di bonus fino a 20.000 euro e di detrazione da 20.000 a 40.000 euro, portando il totale dei beneficiari a 17,4 milioni. E’ quanto emerge invece dai calcoli presentati dall’Istat in audizione alle commissioni Bilancio. Nel dettaglio, i nuovi beneficiari saranno 2,9 milioni e riceveranno un beneficio medio di 576 euro l’anno. D’altro canto, circa 500mila individui lo perderanno: si tratta, spiega l’Istituto, di coloro che hanno un reddito di riferimento per i contributi sociali inferiore a 35mila euro e un reddito complessivo superiore a 40mila e che usufruivano della decontribuzione in vigore nel 2024.

Istat: proroga bonus assunzioni beneficia 5,6% imprese

L’Ista stima inoltre che la proroga della maggiorazione del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni per le imprese avvantaggia il 5,6% delle aziende, in particolare nei settori della manifattura e delle costruzioni e le imprese più grandi. Il taglio del cuneo d’imposta sul lavoro per il datore è pari allo 0,9% (-1,3% nei casi di lavoratori appartenenti a categorie considerate svantaggiate dalla norma). «In termini di intensità di aiuto, la misura è paragonabile a precedenti sgravi fiscali introdotti per il medesimo obiettivo di policy a fini Irap (in particolare le misure adottate nel 2014). L’agevolazione è cumulabile con altri provvedimenti aventi a oggetto la riduzione dei contributi per parte datoriale»

Corte Conti: quadro resta difficile, serviranno scelte importanti

Il quadro prospettato in manovra, seppur «non privo di una sua intrinseca organicità», rimane «difficile» e «richiederà scelte importanti dal momento che passa per una strutturale riduzione e ricollocazione della spesa, strada obbligata per conseguire avanzi di bilancio sufficienti a ricondurre il debito su un profilo plausibilmente discendente». Così i rappresentanti della Corte di Conti nel corso dell’audizione in Commissione Bilancio della Camera sulla legge di bilancio. La finanziaria per il prossimo triennio infatti «si muove all’interno del sentiero tracciato dal Piano strutturale di bilancio a medio termine». Nel quadro dei vincoli di spesa fissati nel Psb per «orientare il debito pubblico su un percorso di riduzione, il complesso degli interventi proposti mira a coniugare esigenze diverse, in particolare: rendere strutturali le misure di riduzione del cuneo fiscale e di revisione delle aliquote Irpef introdotte su base temporanea nei precedenti esercizi; assicurare il finanziamento del sistema dei servizi sanitari; individuare le risorse per l’adeguamento degli stipendi pubblici in una prospettiva anche di medio termine; continuare ad incentivare le politiche di assunzione e di investimento delle imprese. Tale disegno viene perseguito utilizzando i margini di ulteriore ricorso al deficit resi disponibili da un quadro tendenziale migliore delle stime di aprile 2024, in particolare per l’andamento congiunturale delle entrate, un trend che il Governo stima proseguire anche in futuro», hanno evidenziato.

Fava: dalla manovra effetti positivi su tenuta pensioni

Sulle pensioni il ddl bilancio «prevede interventi che potrebbero determinare effetti positivi in termini macroeconomici, con risvolti anche favorevoli sulla tenuta del sistema previdenziale». E’ la posizione del presidente dell’Inps Gabriele Fava in audizione sulla manovra di fronte alle commissioni riunite Bilancio. Secondo Fava, il ddl «segna una soluzione di continuità rispetto agli interventi transitori di contemperamento delle tensioni inflazionistiche degli anni 2022-2023, peraltro con la ulteriore previsione di misure temporanee a sostegno delle categorie di pensionati che versano in condizione di maggiore fragilità». Sotto questo profilo, «assume rilevanza - prosegue Fava - il ritorno al regime di perequazione ordinario delle pensioni rispetto all’inflazione, il quale non può essere eccessivamente disatteso se non per far fronte a situazioni connotate da temporaneità come accaduto soprattutto negli anni del Covid. Il recupero pieno dell’inflazione, che «si stima attestarsi allo 0,8% per l’anno 2024, permette di superare il raffreddamento attuato per il biennio 2023-2024 per i redditi pensionistici più elevati. Mentre per il biennio 2025-2026 la proroga degli interventi a favore dei pensionati con reddito pensionistico inferiore al trattamento minimo Inps (articolo 25) permette di rientrare gradualmente dal sostegno per i pensionati in maggiore difficoltà. C’è da tener presente in ogni caso che il livello di inflazione registrato, se da un lato mette meno sotto pressione le finanze pubbliche, fa registrare incrementi delle prestazioni contenuti». Secondo Fava con le misure di trattenimento in servizio (articolo 23) e flessibilità in uscita (articolo 24) «il Ddl predispone un impianto allo stato coerente, attraverso interventi che riguardano tanto la permanenza nel mercato del lavoro quanto una maggiore gradualità nel passaggio alla pensione».

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