Legge di bilancio

Carne, latte, ostriche e bio: ecco come può cambiare l’Iva con la manovra

Le forze politiche in ordine sparso su tagli di aliquote, esenzioni e agevolazioni dell’imposta applicata a beni e servizi. Ma restano pochissime le chance di successo per i senatori

di Marco Mobili

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Il governo non ci ha ancora messo mano tanto che l’Iva a tutti gli effetti resta fino ad oggi la vera incompiuta della riforma fiscale. Gli alti costi e le risorse che questa imposta richiede per essere rivista e corretta ha bloccato ogni tentativo di revisione, e non solo da parte del governo Meloni ma anche dagli esecutivi precedenti. Nonostante questo però il Parlamento non demorde e anche con la legge di Bilancio per il 2026 va all’assalto dell’Imposta su beni e servizi. E si tratta di un pressing che coinvolge tutto le forze politiche di maggioranza e opposizione. E così succede che nel maxi faldone dei 5742 emendamenti (numero vicino al record degli oltre sei mila correttivi presentati con l’avvio della legislatura) si trovano svariate richieste di modifica che puntano a modificare, aliquote, regimi di esenzioni o regimi agevolati.

Dalle carni suine alle ostriche

I beni alimentari restano i più gettonati delle richieste presentate quest’anno dai senatori. Come quella di Raffaella Paita di Italia Viva che chiede l’applicazione dell’aliquota agevolata al 4% alle carni suine fresche, refrigerate o congelate e ai prodotti di salumeria rientranti nei codici NC da 0203 a 0210 della nomenclatura combinata dell’Unione europea. Un taglio di aliquota di sei punti percentuali che alle casse dello Stato costa non meno di 900 milioni, stando alla stima e presentata con lo stesso correttivo alla manovra.

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Tornano sotto i fari del Senato anche le ostriche che in passato hanno tenuto banco, non tanto alla bouvette, ma sempre nell’aula della commissione Bilancio quando si cercò di farle rientrare con un prodotto cui poter applicare l’Iva agevolata la 10 per cento. Ora ci riprova Forza Italia con un correttivo di Claudio Lotito che chiede di cancellare dalla Tabella III allegata alla “legge Iva” l’esclusione del prelibato frutto di mare dall’applicazione dell’Iva agevolata al 10 per cento.

La rivoluzione Cinque stelle sui beni di prima necessità

Dai Cinque Stelle con Mario Turco arriva la proposta di una vera rivoluzione sui beni di prima necessità che oggi scontano quasi tutti l’aliquota ultra-agevolata del 4%. L’idea è quella di azzerare del tutto l’Iva su beni come: paste alimentari, pane e altri prodotti della panetteria ordinaria anche contenenti ingredienti e senza aggiunta di zuccheri, miele, uova o formaggio; farina, semolino e fiocchi di patate; latte fresco, latte conservato, destinato al consumo alimentare, confezionato per la vendita al minuto, sottoposto a pastorizzazione o ad altri trattamenti previsti da leggi sanitarie; burro, formaggi e latticini; uova di volatili in guscio, fresche o conservate; frutta commestibili, fresche o secche, o temporaneamente conservati. legumi da granella, secchi, sgranati, anche decorticati o spezzati; 7) cereali (escluso il riso pilato, brillato, lucidato e spezzato); olio d’oliva, oli vegetali destinati all’alimentazione umana od animale, compresi quelli greggi destinati direttamente alla raffinazione per uso alimentare; ortaggi e piante mangerecce, esclusi i tartufi, freschi, refrigerati o presentati immersi in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurarne temporaneamente la conservazione, ma non specialmente preparati per il consumo immediato. Un lunghissimo elenco che presenta però di contro dei costi stimati in 1,5 miliardi e per questo insopportabili per gli attuali saldi di finanza pubblica.

Le altre richieste, prodotti biologici certificati, farmaci da banco e arredi ricondizionati

Da alleanza verdi e sinistra è Tino Magni a chiedere l’introduzione, in via sperimentale per ridurre il prezzo di vendita, dell’aliquota Iva al 4% anche agli alimenti e prodotti biologici certificati e conformi alle disposizioni del Regolamento (UE) 2018/848. Ma anche in questo caso si tratta di una richiesta ultra miliardaria (1,350 miliardi) giunta dalle opposizioni e come tale destinata ad essere archiviata sul nascere per non far saldare i conti della manovra 2026. Mentre i cinque stelle chiedo per tre anni l’aliquota al 10% sui farmaci da banco. Arriva invece dalla maggioranza e sempre con Lotito la richiesta dell’Iva al 10% sulle cessioni di arredi e mobili ricondizionati, risultanti da processi di recupero, riparazione o rigenerazione finalizzati al loro riutilizzo, effettuate da soggetti passivi IVA nell’esercizio di impresa, arte o professione. Operazione, questa, stimata dal patron della Lazio in 40 milioni di euro.

Terzo settore, automezzi scontati al 4%

Il dem Antonio Misiani guarda invece al terzo settore e prova da subito a impegnare almeno 30 milioni di quei 100 milioni che il Mef ha destinato ai parlamentari per le loro modifiche. L’idea di Misiani è quella di introdurre l’Iva agevolata al 4% anche per gli automezzi acquistati esclusivamente per gli scopi sociali dalle organizzazione di volontariato e di promozione sociale, regolarmente iscritte da almeno tre anni nel RUNTS, che dimostrino di svolgere, in convenzione con le Amministrazioni locali nel territorio in cui operano, regolare attività di servizi di accompagnamento sociale di anziani, minori e/o soggetti fragili.

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