Manovra, via libera definitivo con 216 sì. Giorgetti: «Sforzo su redditi medio-bassi»
L’ok finale è arrivato dopo le dichiarazioni di voto, sia della maggioranza che dell’opposizione
di Lorenzo Pace
3' di lettura
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Via libera definito alla manovra. Alle 12.51, il testo della legge di Bilancio è stato approvato alla Camera con 216 sì, 126 contrari e 3 astenuti. Subito dopo la votazione, i deputati del Partito democratico hanno alzato cartelli con la scritta «Disastro Meloni».
Durante le dichiarazioni di voto, la segretaria Pd Elly Schlein ha attaccato dicendo che si tratta di «una manovra che non si occupa dei veri bisogni primari degli italiani», perché «non mette nulla sulle bollette», ma anche che «aiuta i ricchi» e «prevede una crescita pari a zero».
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha invece ringraziato i deputati «per il lavoro svolto». Si tratta di «una manovra seria e concreta - ha detto - attenta alle famiglie, alle imprese e che, proseguendo su quanto fatto negli anni passati, riduce ulteriormente le tasse e aumenta al massimo mai raggiunto il fondo sanitario nazionale».
Giorgetti: «Non è una manovra per ricchi»
Non è una manovra per ricchi secondo il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti: «È assolutamente falso - ha detto dopo l’approvazione - basta leggere i documenti dell’Upb, della Bce e di istituzioni che notoriamente non sono amiche del governo. Tutti dicono che lo sforzo che abbiamo fatto si concentra sui redditi medio bassi, soprattutto per i lavoratori dipendenti con redditi medio bassi. Se andate a vedere l’andamento delle entrate fiscali certificato dall’Agenzia delle Entrate, scoprirete che la tassazione sul lavoro dipendente genera minori entrate mentre aumentano di diversi miliardi le tasse sui capitali e sulla rendita, un aspetto che andrebbe sottolineato».
La fiducia alla Camera con 219 sì
La fiducia alla Camera, invece, è arrivata lunedì sera. Sono stati 219 i sì, 125 i no. Una fiducia arrivata in ritardo, di circa un’ora e mezza, a causa delle polemiche delle ore precedenti. Sul testo, arrivato blindato dal Senato, c’è stata una discussione lampo in Commissione senza alcuna possibilità di modifica visto che la terza lettura è preclusa, pena l’esercizio provvisorio. Per questo, le opposizioni hanno attaccato il governo di aver ridotto il Parlamento a «passacarte» con un dibattito ancora una volta «mortificato».


