Alla Camera

Manovra, via libera definitivo con 216 sì. Giorgetti: «Sforzo su redditi medio-bassi»

L’ok finale è arrivato dopo le dichiarazioni di voto, sia della maggioranza che dell’opposizione

di Lorenzo Pace

Articolo ggiornato il 30 dicembre alle ore 13,30

Il tabellone mostra il risultato del voto finale sulla Legge di Bilancio 2026, Camera dei Deputati, Roma 30 dicembre 2025.

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Via libera definito alla manovra. Alle 12.51, il testo della legge di Bilancio è stato approvato alla Camera con 216 sì, 126 contrari e 3 astenuti. Subito dopo la votazione, i deputati del Partito democratico hanno alzato cartelli con la scritta «Disastro Meloni».

Durante le dichiarazioni di voto, la segretaria Pd Elly Schlein ha attaccato dicendo che si tratta di «una manovra che non si occupa dei veri bisogni primari degli italiani», perché «non mette nulla sulle bollette», ma anche che «aiuta i ricchi» e «prevede una crescita pari a zero».

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Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha invece ringraziato i deputati «per il lavoro svolto». Si tratta di «una manovra seria e concreta - ha detto - attenta alle famiglie, alle imprese e che, proseguendo su quanto fatto negli anni passati, riduce ulteriormente le tasse e aumenta al massimo mai raggiunto il fondo sanitario nazionale».

Giorgetti: «Non è una manovra per ricchi»

Non è una manovra per ricchi secondo il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti: «È assolutamente falso - ha detto dopo l’approvazione - basta leggere i documenti dell’Upb, della Bce e di istituzioni che notoriamente non sono amiche del governo. Tutti dicono che lo sforzo che abbiamo fatto si concentra sui redditi medio bassi, soprattutto per i lavoratori dipendenti con redditi medio bassi. Se andate a vedere l’andamento delle entrate fiscali certificato dall’Agenzia delle Entrate, scoprirete che la tassazione sul lavoro dipendente genera minori entrate mentre aumentano di diversi miliardi le tasse sui capitali e sulla rendita, un aspetto che andrebbe sottolineato».

La fiducia alla Camera con 219 sì

La fiducia alla Camera, invece, è arrivata lunedì sera. Sono stati 219 i sì, 125 i no. Una fiducia arrivata in ritardo, di circa un’ora e mezza, a causa delle polemiche delle ore precedenti. Sul testo, arrivato blindato dal Senato, c’è stata una discussione lampo in Commissione senza alcuna possibilità di modifica visto che la terza lettura è preclusa, pena l’esercizio provvisorio. Per questo, le opposizioni hanno attaccato il governo di aver ridotto il Parlamento a «passacarte» con un dibattito ancora una volta «mortificato».

Gli ordini del giorno

Nella notte passata, invece, sono stati esaminati gli ordini del giorno alla manovra. Si tratta di quelle misure che non sono entrate come emendamenti. Sono state poco meno di 250, presentate sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

Ad esempio, il centrodestra, in maniera unitaria, con le deputate Vietri (FdI), Ravetto (Lega) e Marrocco (Fi) ha chiesto di prevedere «una campagna nazionale di informazione sulla fertilità femminile, che si concentri sui tempi biologici ottimali per la procreazione e sulle tecniche di preservazione della fertilità».

Fratelli d’Italia ha chiesto l’impegno al governo di «costituirsi quale parte civile in tutti i procedimenti penali relativi all’alluvione del 2023 e 2024 che ha colpito i territori dell’Emilia-Romagna», e nella premessa viene citata la segretaria del Pd Elly Schlein, ex vicepresidente della Regione.

Giorgetti: «Stop aumento età pensionabile? Vedremo nel 2026»

E c’è stato anche quello della Lega per bloccare l’aumento dell’età pensionabile previsto in manovra. «La Lega chiede di ridurlo ulteriormente - ha detto il ministro all’Economia Giorgetti - vedremo durante il 2026». Ma «una cosa forse non si è capita, noi siamo intervenuti per ridurre l’aumento, perché automaticamente aumentava di tre mesi dal 2027. L’abbiamo ridotto, abbiamo dovuto coprirlo con più di un miliardo». Riguardo all’ordine del giorno Giorgetti si è detto «favorevole chiaramente, come ogni ordine del giorno che si rispetti».

Gli odg delle opposizioni

Dalle opposizioni, il Pd ad esempio ha chiesto «il rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione». Dai 5Stelle, il leader Conte chiede di «riconsiderare gli stanziamenti previsti nello stato di previsione del ministero della Difesa» dirottando alcune risorse su «spesa sanitaria, investimenti che promuovano la competitività, sostegno alle filiere produttive e industriali, incentivi all’occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici».

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