Borse, dividendi mondiali oltre i «rumori di fondo»: primo trimestre da record
di Maximilian Cellino
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Dalle banche, ai costruttori, fino ai sindacati, sono diversi i dubbi sollevati su molti dei provvedimenti contenuti in manovra nel corso del primo round di audizioni sulla finanziaria di fronte alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.
Il primo tra i moniti rivolti all’esecutivo arriva dai banchieri. L’Abi «rappresenta l’importanza di mantenere l’equilibrio nei saldi di finanza pubblica in un contesto connotato da una politica monetaria restrittiva, da una elevata incertezza e da una forte volatilità dei mercati finanziari. La dinamica del debito pubblico richiede ormai nuovi paradigmi di contenimento». Così il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Giovanni Sabatini, ascoltato dalle commissioni Bilancio di Senato e Camera sul Ddl di bilancio. Sabatini ha ribadito che, «come rappresentato dal presidente Antonio Patuelli in più occasioni, occorre porre un tetto al debito pubblico italiano, che non può crescere in cifra assoluta all’infinito e che sottrae risorse alle iniziative sociali pubbliche e penalizza la competitività internazionale delle imprese».
Per Sabatini inoltre serve rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale e poi estenderlo. Nello specifico «occorre trasformare queste misure in interventi strutturali in grado di aumentare stabilmente il salario netto – e, quindi, il potere d’acquisto dei lavoratori - e ridurre gli oneri sociali a carico dei datori di lavoro, così da rendere più competitive le imprese. L’attenzione successiva dovrebbe essere rivolta anche alle fasce di media remunerazione».
Vanno poi previste delle «priorità nelle varie parti della riforma fiscale, attivando da subito i provvedimenti per le imprese e la produttività». La profondità e l’ampiezza delle modifiche previste comporterà infatti «tempi di attuazione che, come indicato dallo stesso Governo in sede di presentazione alle Parti sociali, copriranno la residua durata della legislatura». In questo scenario «sarebbe conveniente attivare fin da subito, anche fuori dal processo di attuazione della delega, rispettandone i principi ispiratori, i provvedimenti fiscali e le semplificazioni che più direttamente influenzano l’operato delle imprese e le loro iniziative produttive»
Il dg dell’Abi ha inoltre sottolineato lo «sforzo del settore bancario per cercare di riattivare» il circuito delle cessioni di credito del superbonus ma si tratta «di una procedura con tempi più lunghi di quella dell’F24 che avevamo proposto e che non è stata adottata». Sabatini ha riconosciuto come siano state prese delle misure «che hanno consentito di migliorare la posizione giuridica dell’acquirente ma si tratta di un processo comunque lento». Poi ha ricordato come «un soggetto pubblico aveva annunciato la creazione di una piattaforma» per far incontrare la domanda e l’offerta, iniziativa che «non si è realizzata» e ha rilevato come una piattaforma Abi non potrebbe essere possibile per problemi di antitrust.