Nuovo collezionismo

Manga in asta, il Giappone più pop sbanca a New York

Fra Sailor Moon e Totoro i fumetti giapponesi sono arrivati sul rostro di Christie’s con i loro antenati. Il dono di Miyazaki a Macron

di Teresa Scarale

Ito Ikuko, Pretty Guardian Sailor Moon.  Courtesy Christie’s

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Quando anche Christie’s dedica un’asta a manga, anime e loro antenati, vuol dire che il grande collezionismo mondiale davvero sta cambiando volto. Se poi quell’asta si chiude il 31 marzo 2026, giorno in cui il presidente francese Emmanuel Macron, in visita di Stato in Giappone, riceve dal maestro Hayao Miyazaki una cella di animazione con dedica personalizzata di «Porco Rosso» (1992), allora la coincidenza si fa quasi “astrale” (senza considerare il saluto in stile Dragon Ball che il presidente francese ha messo in scena con la premier Sanae Takaichi). E il 31 marzo un rodovetro («animation cel») di «Nausicaä della Valle del vento» di Hayao Miyazaki è stato aggiudicato per 12.700 dollari (stima base 3.500 dollari) proprio nell’asta «Anime Starts Here: Japanese Subculture Reimagines Tradition» organizzata dalla sede newyorkese della casa d’aste.

Studio Ghibli, TONARI NO TOTORO (MY NEIGHBOR TOTORO), 1989.

Tassi di rivalutazione elevati

L’asta online, tenutasi dal 18 al 31 marzo 2026, ha chiuso con un incasso complessivo di 1.442.466 dollari. Non certo un importo da aste maggiori, ma interessante per capire le dinamiche di un mercato assurto da poco ai ranghi più elevati. Al netto dei tre ritiri pre asta, solo tre lotti non sono stati venduti fra i 41 complessivamente offerti (tasso del venduto pari al 90%; fra gli invenduti, curiosamente, un disegno su carta di Yoshitomo Nara valutato 80.000-120.000 dollari e un giocattolo di Hello Kitty da 1000 dollari). Ma soprattutto, la rivalutazione delle opere è stata più che quintupla rispetto alla stima base (+407%).

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Shiomi Ryosuke, Wolf and Armor, 2019

Top lot e nuovi collezionisti

Su tutti, il top lot: l’opera del 2019 di Ryosuke Shiomi (1989), «Wolf and Armor», che ha raggiunto un valore pari a 35 volte la stima minima, fino a raggiungere 698.500 dollari. L’aggiudicazione ha guadagnato a Shiomi il suo record mondiale di vendita. L’opera strettamente anime-manga più importante è stata, invece, il disegno «Pretty Guardian Sailor Moon» dell’illustratrice Ikuko Ito (1961): da una stima minima di 5.000 dollari è balzato quasi 18 volte, raggiungendo 88.900 dollari e il terzo posto del podio. Mentre l’opera puramente tradizionale più costosa (seconda classificata) di tutta la online sale è stata una stampa dell’iconica «Grande Onda» di Hokusai Katsushika (1760-1849), con un prezzo di aggiudicazione pari a sei volte la stima minima, 228.600 dollari.
Praticamente nulla è stato venduto al di sotto della forchetta di valutazione pre-asta. Dal punto di vista anagrafico, gli acquirenti Millennial e Gen Z sono stati il 35%, mentre la quota totale dei nuovi offerenti è stata del 36 per cento.

Un mix vincente

La selezione di Takaaki Murakami, responsabile del Dipartimento di Arte giapponese e coreana di Christie’s, capace di mixare ecletticamente opere tradizionali e contemporanee della cosiddetta «subcultura» nipponica, si è rivelata vincente. Tre i record mondiali stabiliti. Oltre a Ryosuke Shiomi, si rilevano quelli degli artisti Yayoi Kusama (1929) e Shiozaki Ken (1972). La prima ha ottenuto un ottimo risultato (50.000 dollari) per una tavola da surf appartenente alla collezione fatta in collab con Louis Vuitton; il secondo, 50.000 dollari per una «Grande Onda con due balene».

Fra le opere definibili come proto-manga, disegni di Utagawa Kuniyoshi (1798-1861), un’armatura del periodo Edo (22.860 dollari da una base di 8.000), poster cinematografici come quello di «Tonari no Totoro» (Il mio vicino Totoro), 1989, del leggendario Studio Ghibli, venduto a 3.556 dollari o quello di «Akira» del 1988, passato di mano per poco più di 2.000 dollari e tre volumetti di Hokusai, «Kinoe no Komatsu (Pining for love)», sorprendente espressione nel XIX secolo del bizzarro immaginario erotico giapponese (35.560 dollari da una stima base di 15.000).

I lotti provenivano da collezioni private giapponesi o americane, ma anche da negozi nipponici ultra specializzati. “Gli anime hanno dato un segnale forte” ha dichiarato in chiusura d’asta Murakami. “Christie’s ha dimostrato che il mercato delle aste di New York attendeva di vedere forme d’arte giapponesi popolari e contemporanee affiancate a opere più tradizionali. Siamo davvero impressionati dalla risposta e non vediamo l’ora di continuare a portare sempre più opere giapponesi pop nelle nostre aste”.
La vendita si è tenuta nell’ambito della Asian Art Week di Christie’s, che si conclude il 2 aprile. La prossima asta online dedicata all’arte asiatica di Christie’s (Parigi) si terrà fra il 29 maggio e il 12 giugno 2026. Anticipazioni sul catalogo ancora non se ne hanno, ma c’è da scommettere che qualche pezzo molto pop non mancherà.

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