Arte pubblica nell’emirato

Manar Abu Dhabi, la luce bussola nel Golfo

The Light Compass trasforma isole, spiagge e waterfront in un atlante luminoso di opere site-specific: spesi 35 milioni di dollari, grande affluenza di residenti e visitatori

di Maria Adelaide Marchesoni

«Pulse Canopy», 2025 di Rafael Lozano-Hemmer, Manar Abu Dhabi 2025

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Quando nel 2023 è stata inaugurata la mostra di light art «Manar Abu Dhabi», si è aperto un nuovo modo di raccontare e far vivere la capitale ai suoi cittadini. Lontano dal clamore dei musei e dai circuiti fieristici, il progetto sceglie la notte come spazio espositivo e la luce come linguaggio condiviso. Non un evento effimero, ma un laboratorio urbano in cui arte e territorio si illuminano a vicenda. La nuova edizione di Manar Abu Dhabi (dal 15 novembre al 4 gennaio) intitolata «The Light Compass» sotto la direzione curatoriale di Khai Hori, riunisce 15 artisti e collettivi emiratini e internazionali provenienti da 10 paesi e presenta 22 sculture luminose site-specific, proiezioni e installazioni immersive che stimolano la creatività celebrando al contempo i diversi paesaggi naturali e urbani di Abu Dhabi.

«Sadu Red Carpet», 2025 di Khalid Shafar, Manar Abu Dhabi 2025

“È un progetto pensato per tutti - racconta Reem Fadda, direttrice della Cultural Foundation and Abu Dhabi Cultural Sites presso il Department of Culture and Tourism – Abu Dhabi - che offre a chiunque la possibilità di esplorare liberamente installazioni d’arte diffuse sul territorio, trasformando la città in un museo a cielo aperto accessibile gratuitamente. Una scelta che rafforza l’idea di una cultura condivisa, aperta e inclusiva, capace di coinvolgere la quotidianità degli emiratini e non solo, di avvicinarli a una visione innovativa del loro stesso paesaggio urbano”.

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«Guiding Drapes», 2025 di Abdalla Almulla, Manar Abu Dhabi 2025

La prima edizione di Manar Abu Dhabi ha attirato circa 668.000 visitatori, un numero che ha sorpreso persino gli organizzatori, composto per lo più da famiglie, che approfittavano delle “fresche” serate autunnali per visitare la mostra. “Quest’anno - afferma Fadda - l’obiettivo è migliorare l’esperienza dei visitatori e rendere tutto il più fluido possibile”.
Se la prima edizione ha portato le opere sulle isole Lulu Island, Samaliyah Island e Eastern Mangroves, molte delle quali accessibili solo in barca. “Sono state privilegiate isole che di solito non sono aperte al pubblico per rendere la mostra non solo un evento artistico, ma anche un’occasione per vivere l’ambiente dell’emirato in un modo nuovo” afferma Fadda. Per questa seconda mostra, l’accessibilità è stata al centro dell’attenzione:“i viaggi in barca erano bellissimi, ma volevamo che più persone potessero partecipare facilmente, ecco perché questa volta, in accordo con gli sviluppatori immobiliari che sono partner dell’iniziativa, ci siamo concentrati su un’isola circondata da mangrovie vicino al Jubail Mangrove Park, una delle più grandi foreste di mangrovie della regione”. Con sedi distribuite tra Abu Dhabi e Al Ain, la maggior parte delle quali facilmente raggiungibili in auto, l’accessibilità e la fluidità sono state messe quindi al primo posto.

Il budget per l’arte pubblica

Ad Abu Dhabi l’arte pubblica sta vivendo una stagione di grande espansione. Con Public Art Abu Dhabi (PAAD), l’emirato ha deciso di investire 35 milioni di dollari l’anno per trasformare la città in un palcoscenico diffuso, dove installazioni e interventi artistici entrano a far parte della vita quotidiana. È una strategia che punta a dare nuovo slancio alle industrie creative locali e, allo stesso tempo, a consolidare l’immagine di Abu Dhabi come destinazione culturale di riferimento sulla scena internazionale.

«Floral Resonance», 2024-ongoing di Christian Brinkmann, Manar Abu Dhabi 2025

La visione si articola in diversi progetti

La Public Art Abu Dhabi Biennial, inaugurata nel novembre 2024, ha portato opere e installazioni interattive in numerosi punti della città, accompagnate da un fitto calendario di eventi. Accanto a questa, «Manar Abu Dhabi» illumina le isole e le mangrovie con sculture e installazioni di light art che ridisegnano il paesaggio notturno. A completare il quadro c’è una programmazione culturale che invita il pubblico a partecipare: workshop, conversazioni con gli artisti, visite guidate e performance pensate per creare un dialogo continuo con la città. Così, passo dopo passo, Abu Dhabi intreccia l’arte al suo tessuto urbano, costruendo un nuovo modo di vivere lo spazio pubblico.

«Whispers», 2025 di DRIFT, Manar Abu Dhabi 2025

Le nuove commissioni restano in città

Ma cosa succede quando queste manifestazioni finiscono? Le opere tornano ai proprietari? Parte del patrimonio artistico esposto, in particolare le opere commissionate, rimane in città e la destinazione finale spetta alla Abu Dhabi Municipality. Dalla prima edizione della Public Art Abu Dhabi Biennial, conclusasi lo scorso aprile, che ha coinvolto circa 70 artisti della regione e dall’estero, con 40 nuove commissioni site-specific, 11 opere rimarranno in città. Tra queste l’installazione «Where Lies My Carpet Is Thy Home» di Christopher Joshua Benton realizzata nel vivace souk dei tappeti coinvolgendo la comunità del mercato. Il gigantesco tappeto realizzato fonde disegni dei tappeti di guerra afghani con immagini pixelate a 8 bit, intrecciando storie di mercanti migranti provenienti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dall’India. I visitatori sono stati invitati a camminarci sopra, a interagire e riflettere, rafforzando così l’obiettivo della biennale di rendere l’arte accessibile. Altra opera è «Homesickness» di Farah Al Qasimi, un’installazione ispirata alla storia della pesca delle perle. Situata sulla Corniche, presenta cinque ostriche giganti, ciascuna con una perla luminosa e un altoparlante incorporato che riproduce brani della canzone “Tob, Tob Ya Bahar”, tradizionalmente cantata dalle mogli dei pescatori di perle che pregavano per il ritorno sano e salvo dei loro mariti.

«Contingent Object», 2025 di Shaikha Al Mazrou, Manar Abu Dhabi 2025

Le opere commissionate per Manar Abu Dhabi

Le 15 opere commissionate dal Department of Culture and Tourism – Abu Dhabi per la seconda edizione di «Manar Abu Dhabi» portano firme sia emiratine sia internazionali. Tra le presenze spicca «Contingent Object» di Shaikha Al Mazrou (Sharjah, 1988), un cerchio di 30 metri che muta lentamente aspetto con la cristallizzazione del sale, trasformandosi in un segno effimero immerso nel paesaggio naturale. Considerata una delle artiste più incisive della sua generazione, Al Mazrou indaga tensioni materiali, forme astratte e cromie che dialogano con i movimenti dell’arte contemporanea, dando vita a sculture che raccontano un rapporto profondo con la materia e le sue trasformazioni (da Lawrie Shabibi, le sue opere partono da 40 mila dollari). Tre le installazioni commissionate allo studio olandese Drift, che arricchisce il percorso con opere interattive: «Unfold», capace di tradurre i dati biometrici dei visitatori in fiori luminosi e paesaggi sonori, e «Whispers», un campo di luci che vibra al passaggio dell’aria. Completano il panorama lavori come «Floral Resonance» di Christian Brinkmann, un’installazione audiovideo interattiva che mette in relazione il visitatore con una pianta ornamentale e ogni contatto viene registrato come variazione elettrica e mappato in tempo reale su immagini luminose e suoni.

Per la prima volta, «Manar Abu Dhabi» si estende anche ad Al Ain, nelle oasi di Al Qattara e Al Jimi, entrambe tutelate dall’Unesco. Qui la luce diventa un ponte tra storia e natura, fondendosi con luoghi da sempre legati all’acqua e alla terra. Ad Al Qattara, Rafael Lozano-Hemmer presenta «Translation Stream», che intreccia poesia emiratina e tecnologia, e «Pulse Canopy», una griglia sospesa di luci che seguono il ritmo cardiaco dei visitatori (rappresentato da Pace Gallery, le sue opere variano dagli 8 mila ai 500 mila dollari). Il designer Khalid Shafar reinterpreta, invece, la tessitura beduina in chiave luminosa con «Sadu Red Carpet». Nell’oasi di Al Jimi, «Cycle of Circles» di Ammar Al Attar indaga il valore meditativo della ripetizione attraverso la fotografia, mentre «Breath of the Same Place» di Maitha Hamdan usa luce e suono per evocare il dialogo tra corpo ed ecosistema.

«Skyward», 2025 di Ezequiel Pini (a.k.a. Six N. Five), Manar Abu Dhabi 2025

Focus sull’arte luminosa nel Golfo

«Manar Abu Dhabi» si inserisce in un trend regionale che vede la light art conquistare le grandi città del Golfo, da Dubai a Riyadh, dove è appena partita la quinta edizione di «Noor Riyadh». Festival come Manar, Noor e Dhai — tutti legati etimologicamente alla luce — rispondono all’ambizione culturale dell’area: creare spettacoli urbani ad alto impatto visivo e rafforzare il soft power attraverso eventi notturni capaci di attirare migliaia di persone. Il modello sembra funzionare: le affluenze sono altissime, con migliaia di visitatori ogni sera.

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