Sbagliando si impara

Manager in bilico tra controllo e flessibilità

Un viaggio nel traffico intenso e apparentemente anarchico del Cairo, che sorprendentemente scorre senza incidenti. Un’esperienza che diventa spunto per riflettere sul delicato equilibrio tra controllo e flessibilità nella gestione aziendale

di Gianluca Rizzi*

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Tra le poche cose in grado di colpire e segnare in maniera profonda l’immaginario di un bambino alle prese con lo studio della storia antica nei primi anni di scuola, secondo il mio modestissimo parere, ci sono le piramidi egizie. E quando poi si ha la fortuna di vederle dal vivo è come concretizzare quell’immaginario. Quello che solitamente non si contempla in quell’immagine che ci si dipinge nella mente è il contesto urbano in cui quelle più famose (Cheope, Chefren e Micerino) sono inserite. Giza e il Cairo costituiscono un agglomerato urbano con una popolazione stimata in circa 25 milioni di persone. E, senza nulla togliere alla meraviglia delle piramidi, quello che più mi ha colpito e che mi sono portato via come impressione profonda da questo recente viaggio in Egitto è stato proprio il traffico di questa megalopoli.

Forse è solo assistendovi di persona che si può capire ma provo a rendere l’idea: strade urbane fino anche a 8 corsie per carreggiata, quasi totale assenza di semafori e strisce pedonali, macchine, motociclette, tuk tuk, furgoncini, autobus, carri trainati da animali e ovviamente pedoni, tutti insieme a condividere il medesimo spazio.

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Dalla mia prospettiva la cosa è risultata all’inizio quasi disturbante, poiché assimilabile a una sorta di anarchia caotica; pian piano è diventato un tratto caratterizzante, per alcuni versi folcloristico; alla fine (solo da pedone) mi ci sono anche “tuffato”… esperienza decisamente forte! Considerate che per la gente del posto è assolutamente naturale attraversare quel traffico a piedi in qualunque punto, anche sulle vie a grande scorrimento.

Eppure, in 7 giorni di immersione in questo caos, presente praticamente a tutte le ore, non ho mai notato problemi (per capirci, pedoni investiti o automobilisti intenti a stipulare una constatazione amichevole!) e, soprattutto, non mi sono mai davvero trovato bloccato nel traffico… Tutto semplicemente fluiva in maniera costante e inesorabile.

Vengo al punto. Nelle mie attività recenti di formazione e consulenza mi sono trovato sempre più spesso a supportare manager di alto livello intenti a tentare di governare il trade off tra, da un lato, l’adesione rigorosa a regole e standard (di processi, attività, ecc.) che garantiscono certezze e, dall’altra, ricorso a deroghe e flessibilità (nelle azioni e nelle modalità), elementi che sono in grado di offrire margini di manovra e opportunità.

È facile intuirne il perché: nello scenario attuale di business si viaggia a una velocità tale da non avere, spesso e volentieri, nemmeno il tempo per attendere che i processi seguano il proprio fisiologico corso o che tutti gli standard vengano pienamente rispettati; il rischio è quello di perdere opportunità e allora occorre “derogare” alle regole. D’altra parte, però, se si eccede con la deroga, il rischio di commettere errori e generare entropia cresce considerevolmente.

Questo trade off non è certamente nuovo e già tanto è stato scritto a questo proposito; è sufficiente riascoltare le riflessioni di Yves Morieux nei suoi Ted Talk e nel suo libro “Le sei semplici regole”. Inoltre, l’esempio del traffico è particolarmente pertinente nella misura in cui Hans Monderman, ingegnere olandese, con il suo celebre esperimento Shared Spaces (rimozione di segnaletica verticale e orizzontale in alcuni incroci in Belgio e Olanda per misurare le variazioni nel tasso di sicurezza stradale) ha già dimostrato che meno regole possono, apparentemente per assurdo, aumentare la sicurezza degli utenti della strada.

Ma perché accade tutto ciò?

Accade perché si attinge in misura maggiore a un set di attitudini fondamentali per agire in modo responsabile: attenzione, ascolto e osservazione, concentrazione, fiducia, accettazione, apprendimento.

Queste virtù escono dalla dimensione retorica delle “cose buone e giuste” per entrare nella sfera delle attitudini funzionali a essere più efficaci ed efficienti. E diventano addirittura competenze da allenare con sempre maggiore intensità e consapevolezza. Mi rendo conto di non dire niente di particolarmente nuovo; mi sono però accorto di una cosa che viene spesso sottovalutata. Esistono spesso, praticamente quasi sempre, delle buone ragioni, profondamente razionali, per non seguire il manuale del buon manager fatto di delega, feedback, assunzione di rischio, innovazione e apprendimento. Se occorre essere certi di un certo tipo di risultato con determinati standard di qualità entro un certo tempo, allora la cosa più “razionale” da fare è accentrare oppure controllare con grande apprensione. Un po’ come cercare di incanalare il traffico con i semafori. Ma questo rallenta il flusso, genera blocchi e frustrazione, non incrementa la propensione a essere attenti, presenti e concentrati, oltre che motivati.

Riconoscere i propri bias di accentramento e controllo e coltivare, in sé stessi e nelle persone intorno, le attitudini dell’attenzione, della fiducia e dell’apprendimento rappresentano due pilastri inevitabili su cui costruire una capacità sempre più raffinata e consapevole di governo del trade off tra controllo (che rischia di diventare burocrazia) e flessibilità (che naturalmente non deve diventare anarchia).

*Partner di Newton S.p.A.

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