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Malattie professionali, la stretta europea sui lavoratori esposti a sostanze pericolose

L’Unione europea introduce nuovi limiti per proteggere i lavoratori esposti a sostanze chimiche pericolose, con l’obiettivo di prevenire migliaia di casi di malattie professionali

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

5' di lettura

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Dagli incidenti alle malattie sorte dopo un periodo di esposizione a sostanze pericolose. Il fenomeno è in crescita e dalle istituzioni europee parte una stretta. Per questo motivo la Commissione europea ha proposto salvaguardie più rigorose per chi lavora in condizioni di elevata esposizione a elementi chimici. L’obiettivo è prevenire 1,7 mila casi di cancro ai polmoni e 19 mila altre malattie gravi nei prossimi 40 anni.

Tra gli elementi da tenere sotto osservazione, ma soprattutto per cui sono raccomandati dei limiti di esposizione ci sono il comablto, i composti di i cobalto inorganico, gli idrocarburi policiclici aromatici (“IPA”) e l’1,4-dioxane. I fumi di saldatura vengono anche aggiunti nell’ambito del CMRD.

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«Queste nuove misure - si legge in un documento di Eurostat - potrebbero far risparmiare sino a 1,16 miliardi di euro in costi sanitari e migliorare significativamente la qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie».

Quindi l’indicazione dei limiti di esposizione per garantire una migliore protezione dei lavoratori.

Nel caso del Cobalto e composti inorganici, che sono comunemente usati nella produzione di batterie, in particolare per veicoli elettrici, e processi di produzione per magneti e metalli duri, «il limite proposto è di 0,01 mg/m³ per le particelle che possono essere respirate attraverso il naso e la bocca e 0,0025 mg/m³ per le particelle più fini che possono raggiungere più in profondità nei polmoni». I limiti di transizione (0,02 mg/m³ e 0,0042 mg/m³) «danno alle industrie sei anni per adattarsi».

Per quanto riguarda gli idrocarburi policiclici aromatici che si trovano tipicamente «in industrie come la produzione di acciaio, ferro e alluminio e sono presenti anche nei fumi di saldatura», il valore limite proposto è 0,00007 mg/m³. Nell’elenco degli elementi c’è anche 1,4-diossano, la sostanza usata come solvente nella produzione chimica e tessile e nei detergenti domestici. Il limite generale proposto è di 7,3 mg/m³ con un limite di esposizione a breve termine di 73 mg/m³. È anche suggerito un limite biologico.

Attenzione particolare ai fumi di saldatura che «possono contenere sostanze nocive come composti di cromo, nichel e cadmio, che sono classificati come cancerogeni».

In questo quadro c’è il caso italiano e quindi le diverse tipologie di situazioni che riguardano il mondo del lavoro.

I dati raccolti dall’Inail, relativi ai primi cinque mesi del 2025, se paragonati con quelli dello stesso periodo del 2024 evidenziano un aspetto: calano le denunce di infortunio sul lavoro (il dato è del -2,2%) e gli incidenti mortali (-3,2%). Nella componente in itinere si registra una diminuzione elle denunce di infortunio pari al 2,9%, «ma a fronte di un incremento significativo dei decessi cresciuti del 30,5%». C’ un aspetto che si ricollega direttamente all’iniziativa della Commissione europea e riguarda l’aumento delle patologie di origine professionale, che nei primi cinque mesi del 2025 hanno raggiunto quota 42.383 denunce, con una crescita del 9,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 54,8% sul 2019. La crescita riguarda tutti i settori: Industria e servizi Industria e servizi dove si è passati da 32.084 a 34.840 casi con una crescita del +8,6%, l’agricoltura con una crescita pari a +11,6% e un numero di casi che da 6.475 è 7.225. Quanto alla distribuzione geografica, il picco si registra al sud con un +21,1%, seguito dal nord-ovest con un +17,3%. Poi il Centro con +5,7% e il Nord-Est con un +3,2%. In calo le Isole dove la percentuale segna -8,1%.

In ottica di genere si rilevano 2.757 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori, da 28.756 a 31.513 (+9,6%), e 758 in più per le lavoratrici, da 10.112 a 10.870 (+7,5%). L’aumento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani, passate da 35.599 a 38.587 (+8,4%), sia quelle degli stranieri, da 3.269 a 3.796 (+16,1%).

Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio continuano a rappresentare, anche nei primi cinque mesi del 2025, le prime tre tipologie di malattie professionali denunciate, seguite dai tumori e dalle patologie del sistema respiratorio.

C’è poi la partita degli indennizzi. A metà luglio il ministero del Lavoro e Politiche sociali ha pubblicato il decreto relativo alla rivalutazione, con decorrenza 1° luglio 2025, delle prestazioni economiche per danno biologico erogate dall’Inail a seguito di infortunio sul lavoro o malattia professionale. La percentuale di aumento, calcolata sulla variazione Istat degli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, è dello 0,8%.

Il caso spagnolo

In Spagna, secondo il Instituto Nacional de Seguridad y Salud en el Trabajo (INSST), l’esposizione a un agente chimico viene definita come la presenza dello stesso nel luogo di lavoro con conseguente contatto con il lavoratore, normalmente per inalazione o assorbimento cutaneo, ma anche, in alcuni casi, per via digestiva o parenterale.

Secondo quanto stabilito all’articolo 4 della Ley de Prevención de Riesgos Laborales (LPRL), rientrano tra i danni professionali tutte le malattie, patologie o lesioni sofferte a causa o durante l’attività lavorativa. Il quadro normativo spagnolo individua tre situazioni in cui questi danni possono verificarsi: esposizione regolare a un agente pericoloso presente nell’ambiente lavorativo; esposizione accidentale, ad esempio a seguito di schizzi di prodotti corrosivi o fughe di gas tossici; infine, situazioni di danno indiretto, come incendi o esplosioni legate alla presenza di sostanze infiammabili.

La normativa prevede l’obbligo di seguire corsi di formazione sulla prevenzione dei rischi (PRL) e di fornire ai lavoratori dispositivi di protezione adeguati. Centrale anche l’utilizzo del codice UFI (Unique Formula Identifier), che consente di identificare chiaramente i rischi associati a ciascun prodotto chimico. Questo tipo di esposizione riguarda non solo l’industria chimica e farmaceutica, ma anche sanità (ospedali, cliniche e farmacie), edilizia, estrazione mineraria, attività di pulizia, ristorazione, agricoltura e persino il settore dell’estetica e della parrucchieria.

Il Real Decreto 374/2001, del 6 aprile, obbliga i datori di lavoro a individuare la presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro e a valutare i rischi potenziali per la salute e la sicurezza dei dipendenti, analizzando nel complesso tutti i fattori che possono incidere sul loro benessere.

I limiti di esposizione vengono fissati annualmente dall’INSST attraverso il documento sui Valori limite di esposizione professionale agli agenti chimici. Questi valori, generalmente in linea con quelli indicati dall’Unione europea, in alcuni casi sono più rigorosi o includono sostanze non ancora regolamentate a livello comunitario. Tuttavia, esperti e sindacati spagnoli sollecitano aggiornamenti più frequenti, sottolineando che alcune soglie fanno ancora riferimento a studi scientifici superati.

Per gestire in modo efficace i rischi derivanti dalle sostanze chimiche, le autorità spagnole promuovono l’applicazione della gerarchia dei controlli, che prevede, dove possibile, l’eliminazione del pericolo alla fonte. Tra le misure tecniche più comuni si segnalano l’installazione di impianti di ventilazione generale e aspirazione localizzata, il confinamento dei processi produttivi per limitare le aree di esposizione, l’automazione delle operazioni per evitare il contatto diretto con le sostanze pericolose, l’eliminazione di fonti di accensione e la realizzazione di sistemi di stoccaggio idonei in base al tipo e alla quantità dei materiali presenti.

Una gestione strutturata del rischio chimico rappresenta, anche in Spagna, uno degli strumenti fondamentali per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori nei diversi contesti produttivi.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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