Lavoro

Malattia retroattiva, più tutela per i lavoratori

Ora la prima giornata d’assenza coincide con l’inizio del periodo di carenza. In precedenza spesso i medici retrodatavano l’inizio ma Inps rettificava

doctor is stamping an important medical document, indicating the confirmation of information, approval of treatment, issuance of a certificate, professional and legal work. khunkornStudio - stock.adobe.com

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La decisione dell’Inps di far retroagire il certificato di malattiaal giorno precedente, a determinate condizioni, in realtà non fa altro che confermare una prassi seguita da molti medici. Infatti, di frequente i lavoratori ricevono la certificazione su cui il dottore ha compilato anche la parte «dichiara di essere ammalato dal…».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I controlli Inps

Si tratta di un modus operandi che per molto tempo non ha sortito effetti particolari in quanto, probabilmente, i certificati venivano sottoposti a controlli meno accurati. Da quando l’Inps ha incrementato la qualità e la quantità delle verifiche sugli attestati telematici, incrociandoli con il calendario presenze compilato dal datore di lavoro e inserito nel flusso uniemens, le comunicazioni di disconoscimento del giorno di malattia precedente la data di rilascio del certificato sono aumentate. Con tale rettifica l’istituto, di fatto, modificava l’inizio della malattia facendolo avanzare di un giorno.

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La conseguenza era che la carenza (i primi tre giorni a totale carico del datore di lavoro) slittava in avanti mangiandosi il primo giorno ma conservando, comunque, la sua durata.

Si pensi a una malattia con certificato emesso martedì 25 agosto con una prognosi fino al 27 agosto. Il medico aveva compilato la parte «il lavoratore dichiara di essere ammalato dal…» inserendovi 24 agosto (cioè il lunedì). La visita era ambulatoriale.

L’azienda considerava i giorni 24, 25 e 26 quale carenza e il quarto giorno (il 27 agosto) malattia indennizzata dall’Inps (ricorrendone, ovviamente, i presupposti). Quando l’ente previdenziale passava al vaglio il certificato telematico, verificando che si trattava di visita ambulatoriale, disconosceva il primo giorno di malattia e quindi tutto l’evento morboso diventava carenza a carico del datore di lavoro.

L’indennizzo afferente la quarta giornata, dapprima riconosciuta al lavoratore e posta a carico dell’Inps, doveva essere recuperato e restituito all’istituto con regolarizzazione contributiva essendo, tra l’altro, venuto meno un codice specifico per l’uniemens (E775) che ne permetteva il versamento; l’abrogazione – secondo l’Inps – si è resa necessaria per evitare che le aziende si limitassero semplicemente a restituire la somma, senza apportare nessun’altra variazione. Tutto ciò poteva essere scongiurato solo se la visita era effettuata a domicilio.

Il certificato di malattia ora si può retrodatare

Novità e conferme

A decorrere dal 4 settembre, in una situazione analoga a quella dell’esempio, a prescindere dal tipo di visita (ambulatoriale o domiciliare), il giorno precedente la data di rilascio del certificato è considerato malattia. Si conferma invece l’impossibilità di retroagire quando il giorno precedente è una festività infrasettimanale, un sabato o una domenica.

Le regole della certificazione si applicano anche in caso di continuazione di malattia. Alcuni anni fa, l’Inps, all’interno di un’informativa resa ai medici, affermò che «il lavoratore il cui primo certificato scada nella giornata di venerdì, in caso di mancata guarigione deve rivolgersi al curante il venerdì stesso o, in sua assenza, alla Guardia medica (medico di continuità assistenziale, ndr) che rilascia una certificazione a copertura del sabato e della domenica. La certificazione rilasciata in ambulatorio dal curante il lunedì successivo non può coprire né il sabato né la domenica». Si ritiene che tale situazione non sia stata modificata dall’attuale decisione dell’istituto di previdenza.

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