Sportello sotto stress

Mal di budget, nel 2025 in crescita le denunce di pressioni in banca

Le segnalazioni sono passate dalle 323 del 2024 alle attuali 480 ma il numero è relativo solo ai primi nove mesi dell’anno

di Vitaliano D'Angerio

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Pressioni commerciali in aumento nel 2025. Sono passate dalle 323 denunce del 2024 alle attuali 480. Una crescita di quasi il 50 per cento. È la prima volta che vengono diffusi dati nazionali sul fenomeno del mal di budget dei dipendenti bancari. A fornirli è stato il sindacato bancario Uilca, guidato dal segretario generale Fulvio Furlan. Dati complessivi che sono relativi a cinque tra le più grandi banche in Italia: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bper, Banco Bpm e Credit Agricole Italia. Istituti di credito che rappresentano circa il 60% degli asset e il 43% degli sportelli in Italia.

Un fenomeno da monitorare

C’è subito da segnalare che i dati del 2025 sono relativi ai primi nove mesi dell’anno e quindi il numero delle denunce potrebbe aumentare. Non solo. Le segnalazioni certificate da Uilca rappresentano soltanto la parte che viene formalizzata davanti alla Commissione sulle politiche commerciali costituita nel singolo gruppo bancario (ogni banca ne ha una al suo interno).

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«Le pressioni sono un problema molto sentito dai lavoratori e che ha forti impatti sulla loro attività – afferma Furlan –. Molto spesso non si arriva alla formalizzazione della segnalazione perché la questione viene affrontata da rappresentanti sindacali nella ordinaria attività di interlocuzione con le componenti aziendali. Se c’è dialogo, allora la situazione di crisi rientra più facilmente. Comunque non c’è un procedimento standard, dipende molto dai rapporti in quella filiale o in quell’istituto». E se il clima aziendale è più teso? «È evidente che se il dialogo non c’è – aggiunge il segretario generale della Uilca –, allora la segnalazione verrà formalizzata davanti alla Commissione sulle politiche commerciali».

Il tipo di segnalazione

Va ricordato che l’identità del segnalante è protetta proprio per evitare ritorsioni. Sono dunque garantiti il rispetto della privacy e l’anonimato. Non possono però essere prese in esame le segnalazioni che “partono” anonime. Da qui il ruolo chiave del sindacato: se il bancario non intende agire in prima persona, può chiedere a un sindacalista di presentare la segnalazione al suo posto.

«Sono in crescita le segnalazioni realizzate personalmente, senza interposizione del sindacato – sottolinea Simona Ortolani, segretaria responsabile Uilca nel gruppo Intesa Sanpaolo –. Vi è dunque una maggiore consapevolezza. Inoltre, in caso di segnalazioni reiterate, da noi l’azienda interviene».

«In UniCredit abbiamo un sistema di rilevazione delle segnalazioni su base regionale – ricorda Rosario Mingoia, segretario responsabile Uilca in UniCredit –. Le questioni non risolte a livello locale, passano poi sul tavolo della Commissione politiche commerciale di gruppo».

La spinta sui prodotti

I dati nazionali sulle pressioni commerciali in aumento sono una spia rossa per una serie di problemi. Come già sottolineato su Plus24 (vedi il numero del 12 luglio), il calo dei tassi di interesse sta spingendo le banche a cercare, in modo legittimo, nuove forme di ricavo. Ecco dunque il rinnovato interesse verso risparmio gestito e assicurato. Meno legittime, invece, le forti pressioni in alcuni casi sulle reti di vendita per il collocamento di strumenti finanziari. In particolare, ciò avviene nei periodi di lancio delle “campagne prodotto”. L’aumento delle denunce nel 2025 conferma quindi il ritorno del mal di budget.

«La crescita delle segnalazioni a mio avviso sottolinea due ordini di questioni – sottolinea Furlan –. Innanzitutto, tra i lavoratori è aumentata la fiducia in questo sistema di tutela. Il trend di crescita evidenzia, poi, che le banche hanno ricominciato a spingere sul collocamento di prodotti alla ricerca di commissioni. Giusto avere obiettivi sfidanti, legittimo collocare prodotti finanziari. Non si possono avere però obiettivi sganciati dalla realtà».

Stress e indagine di clima

C’è infine la questione salute. Lo stress lavoro-correlato è una condizione di malessere psicofisico provocato dallo squilibrio fra richieste lavorative e capacità del lavoratore di esaudirle, innescato da fattori tipici del settore bancario come appunto la gestione delle pressioni. «Ma è anche una questione di riduzione del personale – aggiunge Furlan –. Meno lavoratori ci sono, maggiori sono i carichi di lavoro e più crescono situazioni negative in termini di salute e benessere lavorativo». Sono anni che la Commissione nazionale sulle politiche commerciali deve realizzare l’indagine di clima per verificare, tra l’altro, il benessere dei lavoratori in banca. «Il compito è stato ora assegnato alla cabina di regia, dove sono presenti rappresentanti sindacali e dell’Abi – conclude Furlan –. Il 16 dicembre ci sarà un incontro importante e in quella sede porremo la questione dell’indagine di clima a livello nazionale».

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