Mail certificate, 16 milioni di caselle e quasi 4 miliardi di risparmi nel 2022
I messaggi inviati alla Pa o tra privati sono passati da 218 milioni nel 2008 a 2,3 miliardi del 2020. Il prossimo passo sarà il «matrimonio» con l’identità digitale (Spid, Cie e carta dei servizi) per rafforzare certezze sull’invio e garanzie sul mittente
di Antonello Cherchi
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Nel 2008 le caselle di Posta elettronica certificata (Pec) erano poco più di 300mila, lo scorso febbraio si avviavano verso i 13 milioni e nel 2022 si stima si avvicineranno ai 16 milioni. Un incremento che si può leggere anche dal punto di vista dei messaggi inviati, che nel 2008 sono stati oltre 218 milioni, per oltrepassare i 2,3 miliardi l’anno scorso e proiettarsi verso i 3 miliardi del 2022. Numeri che fotografano il significativo uso della Pec nel nostro Paese, che l’ha tenuta a battesimo nel 2005 - le regole sono state previste dal Dpr 68 - ed è rimasta una peculiarità nostrana.
La mail certificata che - grazie a procedure che attestano l’invio, la ricezione e il contenuto del messaggio - ha lo stesso valore, da un punto di vista giuridico, della raccomandata con ricevuta di ritorno, non ha avuto, infatti, uno sviluppo simile negli altri Paesi europei. Esperienze analoghe si possono trovare in Germania e soprattutto in Danimarca, ma con meccanismi, modalità di utilizzo e, in particolare, diffusione non paragonabili con la realtà italiana.
Da noi la posta elettronica certificata è utilizzata per colloquiare in maniera agile e sicura con la pubblica amministrazione o con i privati. Senza muoversi di casa si può rispondere, per esempio, all’Agenzia delle entrate che chiede lumi sui dati inseriti in dichiarazione dei redditi, inviare i documenti per l’iscrizione a scuola del proprio figlio, spedire a un’azienda il contratto per un ordinativo. Comunicazioni che, in qualche caso, possono viaggiare anche su mail ordinaria, ma se si vuole avere la sicurezza che il messaggio parta e arrivi a destinazione, con tanto di ricevuta di presa incarico e di consegna, allora non resta che affidarsi alla Pec.
Uno strumento che, oltre ad aver semplificato la vita a milioni di persone, ha anche un impatto sociale ed economico notevole. Come ha calcolato una ricerca dello scorso anno, l’uso della Pec riduce gli spostamenti e, dunque, le emissioni di Co2, taglia l’uso della carta con conseguente riduzione degli spazi per archiviare i documenti, elimina i tempi di attesa agli uffici postali, che in media sono di 15 minuti. Conseguenze che si traducono in risparmi finanziari: la ricerca - effettuata da Idc (International data corporation) su un progetto sponsorizzato da Aruba e Infocert e con il contributo di Trust technologies- ha calcolato che i 39 milioni di minori costi favoriti nel 2008 dall’uso della Pec siano diventati 2 miliardi nel 2019 e saliranno a quasi 4 miliardi nel 2022.
Il prossimo passo della posta elettronica certificata sarà il “matrimonio” con l’identità digitale. Parliamo di Spid (Sistema pubblico di identità digitale), di Cie (Carta di identità elettronica) e di carta nazionale dei servizi. È, però, soprattutto a Spid che si pensa quando si fa riferimento all’identità digitale. E questo per via dei numeri: da marzo 2016 - quando Spid ha debuttato - a oggi sono state rilasciate oltre 21 milioni di identità digitali. La partenza è stata faticosa, con gli obiettivi fissati al momento del varo dal Governo - dieci milioni di identità da raggiungere in un anno - apparsi subito irraggiungibili. Per qualche anno Spid non è riuscita a decollare.

