CREATO PER ENI

Mai così tanta energia pulita, ma servono nuove tecnologie per rispettare l’agenda climatica

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Nel 2024 la produzione mondiale di energia da fonti rinnovabili è aumentata del 15%, segnando l’incremento annuale più alto mai registrato dai report dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena). Siamo vicini al tasso di crescita necessario per raggiungere gli obiettivi climatici: un aumento del 17% annuo basterebbe a triplicare la disponibilità di energia pulita entro il 2030, traguardo considerato essenziale per azzerare le emissioni nette entro il 2050. A trainare la crescita sono stati il solare e l’eolico, che rappresentano rispettivamente il 77% e il 19% delle aggiunte nette.

Il 2024 ha fatto registrare anche un record negativo: le emissioni di CO2 dal settore energetico hanno toccato un nuovo massimo, con un aumento dell’1% rispetto al 2023. Nonostante questo, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) stima che il picco della domanda di combustibili fossili sarà raggiunto prima del 2030. Poi i consumi inizieranno a calare, grazie alla rapida diffusione delle tecnologie sostenibili. Negli ultimi anni si sono già visti segnali promettenti in questa direzione. Nel 2021 si stimava che circa il 50% dei tagli alle emissioni necessari entro il 2050 richiedesse tecnologie non ancora sul mercato; dopo appena due anni, la quota era già scesa al 35%.

Un altro obiettivo per il 2030 indicato dall’Agenzia internazionale dell’energia riguarda il miglioramento dell’efficienza energetica. Tuttavia, secondo un recente report del World Economic Forum, i progressi in questa direzione restano lenti rispetto a quanto servirebbe per raggiungere gli obiettivi climatici: nel 2024 l’efficienza energetica globale è cresciuta appena dell’1%, ben al di sotto del target del +4% annuo. A rallentare sono state soprattutto le economie avanzate: in un anno l’Unione europea è passata da +5% a +0,5%. Al contrario, molte economie emergenti hanno mantenuto o aumentato i loro progressi.

Gli scenari climatici devono anche fare i conti con una nuova protagonista: l’intelligenza artificiale, che sta già trasformando il settore energetico. Nel 2024, spinti dall’utilizzo crescente dell’IA generativa, i data center hanno contribuito all’1,5% del consumo elettrico globale, valore che dovrebbe raddoppiare entro il 2030.

Al tempo stesso, l’intelligenza artificiale sta dimostrando di poter contribuire alla transizione energetica. Gli stabilimenti industriali di gruppi high-tech come Siemens e Nvidia hanno mostrato miglioramenti di efficienza compresi tra il 25 e il 42% attraverso l’applicazione dell’IA. Questa tecnologia ha anche il potenziale per rispondere alla richiesta di sicurezza del settore energetico, sempre più esposto a minacce informatiche: gli attacchi contro le aziende energetiche sono triplicati negli ultimi quattro anni. Nel lungo periodo, il contributo più rilevante dell’IA potrebbe riguardare l’accelerazione della ricerca, ad esempio, consentendo di sviluppare più rapidamente nuovi materiali ad alte prestazioni e sostenibili per applicazioni in settori cruciali come quello delle batterie che altrimenti richiederebbero anni di sperimentazione e costi elevati.

Per raggiungere gli obiettivi climatici saranno necessari anche strumenti in fase di sviluppo, fondamentali soprattutto per i settori più difficili da decarbonizzare come l’industria pesante e i trasporti. Il contributo di soluzioni già mature, tra cui i biocombustibili, i veicoli elettrici e le pompe di calore, è considerato decisivo per centrare i target di riduzione del 2030. Nei decenni successivi, per completare la transizione energetica saranno indispensabili tecnologie emergenti come i sistemi di cattura della CO2 e l’idrogeno verde.

Eni, azienda globale dell’energia a forte contenuto tecnologico, è allineata con l’obiettivo di azzerare le emissioni nette entro il 2050 e affronta la complessità della transizione con una strategia di “neutralità tecnologica”. Questo significa considerare tutte le opzioni disponibili — da quelle già consolidate a quelle più avanzate — valutandole in base all’efficacia, al contesto d’uso e all’impatto complessivo lungo tutto il loro ciclo di vita.

Uno dei punti di forza di Eni, alla base del suo modello di innovazione, sono le competenze tecnologiche sviluppate internamente all’azienda in decenni di attività e messe al servizio della transizione: capacità altamente specializzate, che permettono di collegare settori diversi e individuare più rapidamente soluzioni efficaci.

Un esempio è HPC6, il supercomputer ad uso industriale più potente al mondo, lanciato da Eni alla fine del 2024. Questo sistema, frutto della lunga tradizione aziendale nel supercalcolo, è installato nel Green Data Center Eni in provincia di Pavia, equipaggiato con un innovativo sistema di raffreddamento che ne riduce i consumi. HPC6 rappresenta una risorsa centrale per la strategia di innovazione di Eni e ha già una lunga lista di applicazioni: verrà impiegato, ad esempio, per ottimizzare le operazioni industriali e l’accuratezza degli studi per lo stoccaggio della CO2 e per sviluppare batterie più efficienti.

L’innovazione in Eni nasce anche dal dialogo con l’esterno, integrando la ricerca interna con soluzioni e competenze sviluppate fuori dall’azienda. È la filosofia dell’Open Innovation, che si realizza attraverso collaborazioni con università, centri di ricerca e partner industriali in tutto il mondo.

Un elemento centrale di questa strategia è Eni Next, la società di corporate venture capital di Eni. Creata per finanziare le startup attive nell’energia pulita e nelle tecnologie digitali, Eni Next offre benefici a entrambe le parti: oltre ai finanziamenti, le startup possono contare sulle competenze tecniche e sulla conoscenza del mercato energetico di Eni. L’azienda, oltre ai ricavi ottenuti dagli investimenti, accede alle soluzioni più promettenti per il proprio percorso di decarbonizzazione.

A completare il modello di open innovation di Eni ci sono Eniverse e Joule. Eniverse, il Corporate Venture Builder di Eni, valorizza le tecnologie sviluppate dall’azienda trasformandole in nuove iniziative imprenditoriali, creando un ponte tra ricerca interna e mercato. Joule, la scuola d’impresa di Eni, forma gli aspiranti imprenditori della transizione energetica attraverso percorsi di mentorship e programmi di accelerazione per startup sostenibili.

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