Messina Denaro al 41 bis. Piantedosi: intercettazioni mai in discussione per la mafia
Il rifugio del boss si trova nel centro abitato di Campobello di Mazara, nel Trapanese
di Nino Amadore
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Mai le intercettazioni sono state in discussione «men che meno per i reati di mafia e terrorismo. Nessuno mai nel governo ha messo in discussione, né il ministro della Giustizia, tantomento la presidente Meloni, l’efficacia di questo strumento investigativo». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a Porta a Porta. «Probabilmente - ha aggiunto - c’è stata una confusione, spesso volontaria, su alcune annotazioni critiche rispetto ad un uso distorto, che ha visto delle rivelazioni che non avevano nulla a che vedere con le indagini. È questo che è stato messo in contestazione e volutamente frainteso. Ma non è nelle intenzioni del governo toccare la validità delle intercettazioni».
Abiti di lusso, profumi ricercati, un arredamento che gli investigatori definiscono ricercato. Ma niente armi. È l’abitazione di un benestante signore di mezza età, in una via centrale ma abbastanza ritirata di Campobello di Mazara, comune in posizione strategica nel cuore della provincia di Trapani: a 13 minuti da Castelvetrano, il paese della famiglia Messina Denaro. Qui, in questa via senza uscita che un tempo si chiamava Via Cb 31 e oggi porta il nome di San Vito, i carabinieri del Ros e la procura di Palermo hanno individuato il covo del boss Matteo Messina Denaro, arrestato, ieri 16 gennaio, alla clinica Maddalena di Palermo. È stato rinchiuso nel carcere dell’Aquila, mentre il ministro della Giustizia Nordio ha firmato il regime del 41 bis.
Campobello di Mazara è certo il paese del favoreggiatore e autista personale del boss Giovanni Luppino, finito anche lui in manette. Ma è il paese del boss Francesco Luppino, fedelissimo di Matteo Messina Denaro, arrestato a settembre dello scorso anno dagli uomini del Reparto operativo di Trapani guidati dal colonnello Andrea Pagliaro.
«Riteniamo che sia l'abitazione utilizzata nell'ultimo periodo come stabile occupazione, al suo interno confidiamo di trovare elementi significativi per lo sviluppo delle indagini e per capire chi ha protetto il latitante, faremo repertamenti biologici a questo scopo» dice il generale e comandante dei Ros Pasquale Angelosanto. Il nascondiglio è stato perquisito per tutta la notte: le operazioni sono state coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Guido che da anni indaga sull’ex latitante di Cosa nostra.
Perquisizioni covo: si cercano nascondigli e intercapedini
L’edificio è stato setacciato anche con l’ausilio delle unità cinofile e sul posto anche gli specialisti del Ris. Non si ha notizia, fin qui, di documenti o altro e i rilievi potranno essere utili a rintracciare i complici del boss. Tra le tante cose ritrovate vi sono sneakers griffate, vestiti di lusso, un frigorifero pieno di cibo, ricevute di ristoranti, pillole per potenziare le prestazioni sessuali, profilattici. Il lavoro, comunque, è solo all’inizio. C’è molta attesa: ci si chiede dove possano essere finiti documenti particolarmente riservati che il boss di Castelvetrano avrebbe avuto in “dote”, secondo il racconto di alcuni pentiti, da Tottò Riina. Si tratterebbe di documenti top secret che il boss corleonese teneva nel suo nascondiglio prima dell'arresto avvenuto il 15 dicembre di trent’anni fa e fatti sparire perchè la casa non venne perquisita. Si spera che da qualche parte possano essere trovati questi o altri documenti. «Stiamo cercando eventuali nascondigli o intercapedini nel covo del latitante, alla ricerca di eventuali documenti. Un lavoro per il quale occorreranno giorni» dice è il comandante provinciale dei Carabinieri di Trapani, colonnello Fabio Bottino, che sta seguendo le perquisizioni nel covo. Il sospetto degli inquirenti è che vi possa essere un secondo immobile a disposizione del boss.








