Madrid, occasione irripetibile per ricostruire l’economia
Sui progetti verdi il governo si confronta con le imprese
di Luca Veronese
3' di lettura
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Per la Spagna il Recovery plan è più di un piano per la ripresa o per il rilancio: i 140 miliardi di euro che riceverà dall’Unione europea (assieme a quelli del Sur e all’eventuale prestito del Mes) dovranno servire a ricostruire l’economia e la coesione sociale di un Paese che è stato travolto dalla pandemia da coronavirus quando ancora non si era ripreso del tutto dalla grande crisi finanziaria degli anni zero e dalle successive difficoltà dell’Eurozona.
L’emergenza sanitaria è tutt’altro che superata: ogni giorno si contano più di 10mila nuovi contagi e centinaia di morti; negli ospedali si teme una nuova ondata di ricoveri; il lockdown è già stato imposto in quasi tutta la città di Madrid e altre misure restrittive, locali e mirate, saranno reintrodotte nel tentativo di evitare la seconda chiusura totale.
Ma Pedro Sanchez è costretto a guardare anche oltre l’emergenza immediata. La necessità di aiutare le famiglie e le imprese a risollevarsi si accompagna infatti all’impegno per realizzare «un’economia più resiliente, verde, digitale e inclusiva», come ripete il premier socialista, riprendendo le indicazioni della Commissione europea: «Oltre il 30% dei fondi che riceveremo dall’Unione europea saranno utilizzati alla transizione verde, con misure specifiche - ha spiegato - per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili (sostenendo le fonti rinnovabili e la mobilità elettrica), migliorare l’efficienza energetica, investire nella conservazione e nel ripristino del capitale naturale». Ma - fanno sapere dal governo - nel realizzare un sistema più sostenibile avranno un ruolo anche l’innovazione: la digitalizzazione dell’economia e della ammnistrazioni, i servizi cloud, le tecnolgie 5G, i big data.
Prima della crisi da Covid-19 il governo di Madrid contava di destinare alla transizione verde 47 miliardi di risorse pubbliche fino al 2030, ipotizzando di poterne attivare altri 150 dal settore privato. Ora, dopo il crollo dell’economia ogni strategia è da rivedere, ma con il sostegno senza precedenti dell’Europa non mancano i mezzi per dare attuazione al Piano nazionale integrato per l’energia e il clima o per dare seguito al Disegno di legge sul cambiamento climatico e la transizione energetica. «La ripresa ci dovrà aiutare - dice Teresa Ribera, ministra per la Transizione ecologica e la sfida demografica - a essere più resilienti di fronte al cambiamento climatico e ciò richiede che il governo e tutte le amministrazioni si adoperino per non sprecare un solo euro e per dialogare e promuovere sinergie con la società e le imprese».
Sanchez ha già avviato dieci «tavoli informali» nei quali discutere con imprese, associazioni e governi locali e arrivare a definire i progetti da presentare a Bruxelles. Tra gli ostacoli di questo processo ci sono anche i contrasti interni alla coalizione di governo: tra il pragmatismo dei Socialisti e la spinta più sociale ed ideologica della sinistra radicale di Unidas Podemos. L’allargarsi della pandemia e la difficile ripresa - secondo la Banca centrale, «il Pil scenderà del 12,6% quest’anno» e «nel 2022 sarà ancora al di sotto di sei punti percentuali rispetto al 2019» - impongono tuttavia tempi rapidi e idee chiare.

