Assocamerestero

Made in Italy, le nuove rotte spingono le imprese all’estero

A Genova la convention dell’associazione, che registra numeri in crescita. Il presidente Pozza: necessario diversificare i mercati e comprenderne le regole

di Giovanna Mancini

 (Adobe Stock)

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I dazi, le guerre, i costi elevati di energia e materie prime che ledono la competitività dell’industria italiana. Eppure, l’export di made in Italy continua a crescere e nel 2025, con una crescita del 3,3%, ha raggiunto un valore di 640 miliardi di euro. Anche nei primi mesi del 2026, sebbene grazie soprattutto al traino di alcuni settori, il trend di crescita è proseguito e la stima di Sace è arrivare a 660 miliardi entro fine anno.

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Obiettivo 700 miliardi di export

«L’obiettivo dei 700 miliardi entro il 2027 a cui lavora il ministro degli Esteri Antonio Tajani è a portata di mano. E noi siamo qui per fare la nostra parte, a maggior ragione in una fase complessa e di grande incertezza come quella che stiamo vivendo», afferma Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, l’associazione che rappresenta 86 Camere di commercio italiane all’estero, in 64 Paesi di tutti i continenti, con 160 punti di assistenza, e che da oggi a lunedì tiene a Genova la propria convention annuale.

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«Il contesto è difficilissimo, eppure nel mondo continua a crescere la domanda di made in Italy, grazie al lavoro straordinario dei nostri imprenditori, che continuano ad andare all’estero, cercando sempre nuovi mercati senza tuttavia trascurare quelli su cui sono già presenti, osserva Pozza. Basti pensare al dato relativo agli Stati Uniti: nonostante l’introduzione dei dazi voluti dal presidente Trump, nel 2025 questo mercato ha assorbito il 10,8% dell’export italiano e l’Italia è stato l’unico, tra i principali Paesi europei, a registrare un aumento delle esportazioni verso gli Usa (+7,2%, dati Istat), a fronte di una riduzione di Germania, Francia e Spagna.

Cresce la rete di Assocamerestero

Gli stessi numeri di Assocamerestero, in crescita, dimostrano la forza di questa vocazione internazionale: nel corso del 2025 le Camere hanno generato circa 300mila contatti d’affari e hanno assistito 67 mila aziende (+12% rispetto al 2024), con una rete di 19.500 associati, che sono in gran parte imprese locali che riconoscono nell’Italia un partner per il proprio business e per operazioni di investimento.

E ancora: il valore degli interventi realizzati a supporto delle imprese italiane all’estero ha raggiunto 36,7 milioni di euro, in aumento del 2% rispetto al 2024. Il 61,4% riguarda attività di business matching e networking, il 17,4% il primo orientamento ai mercati esteri, il 12,9% assistenza e consulenza specialistica e l’8,3% formazione diretta alle imprese e formazione linguistico-tecnica. I principali settori di intervento sono stati agroalimentare, hospitality e turismo, green economy ed economia circolare, istruzione e formazione alle imprese, tessile e moda, meccanica, edilizia, mobili e arredamento, trasporti, commercio e sanità.

Nuove rotte e nuove regole

Il tema della Convention di Genova mette insieme due direttrici fondamentali di cui le aziende italiane che intendono esportare devono tenere conto: nuove rotte e nuove regole. «Diversificare è necessario - spiega Pozza -. Non basta più presidiare i mercati europei e gli sbocchi commerciali tradizionali. Ovviamente, dobbiamo continuare a investire in questi Paesi, che hanno un peso importantissimo sul nostro export, ma è necessario guardare anche più lontano, fuori dall’Europa, ai mercati emergenti, soprattutto quelli con cui i nuovi accordi raggiunti con l’Unione europea possono accelerare gli scambi e gli investimenti, come l’India e l’area del Mercosur».

Affrontare questi mercati, tuttavia, significa affrontare regole, dazi, sussidi, controlli doganali e barriere non tariffarie non sempre applicati in modo trasparente e reciproco. Per entrare e radicarsi in nuovi mercati, le aziende devono conoscere il funzionamento delle normative locali, procurarsi tutte le documentazioni e certificazioni necessarie, imparare a comunicare il valore aggiunto e la qualità dei propri prodotti.

Il ruolo delle Camere italiane all’estero

Ed è proprio qui che intervengono le Camere di commercio all’estero, guidate da persone che sono a loro volta imprenditori e che possono fornire alle aziende strumenti ed esperienza per orientarsi e affrontare i mercati di interesse. «Le Camere italiane all’estero sono sempre meno semplici strumenti di promozione e sempre più presidi economici nei territori - aggiunge Pozza -. Leggono i cambiamenti, intercettano opportunità, segnalano criticità e aiutano le imprese a trasformare la complessità internazionale in crescita concreta». Il presidente segnala l’importanza, in questo senso del lavoro avviato in Parlamento dall’onorevole Nicola Carè con l’Intergruppo parlamentare per la valorizzazione delle Camere di commercio Italiane all’Estero, che riconosce «il ruolo strategico della rete camerale nel sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e nel rafforzare la presenza economica italiana nei mercati globali».

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