Ma il Sud viene dimenticato nei programmi dei partiti
di Guglielmo Forges Davanzati
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Nei programmi elettorali dei principali partiti politici non vi è molto spazio sul tema del rilancio dell'economia del Mezzogiorno. L'autonomia differenziata è il cavallo di battaglia soprattutto della Lega. Si richiede, su quel fronte, la completa attuazione del Ddl Gelmini nella prossima legislatura e si continua a motivare questa posizione con la convinzione che maggiore autonomia degli Enti territoriali significhi maggiore efficacia della gestione della spesa pubblica, per effetto della responsabilizzazione della classe politica locale. La ratio di questa proposta risiede nella convinzione che è solo rendendo le risorse scarse – nel Mezzogiorno - che se ne fa un uso efficiente.
Si tratta di una convinzione falsa, che si basa sull'assunto che il Mezzogiorno sia inondato di risorse pubbliche, peraltro sottratte al più produttivo Nord, e che sia un luogo di spreco di risorse.
L'ultimo Rapporto Eurispes (2022) è utile per chiarire i termini della questione. Lì si legge che, negli anni della rilevazione, a partire dal 2016, l'importo medio speso dallo Stato centrale per il Mezzogiorno è stato di circa 12000 euro pro-capite, a fronte di un importo medio di circa 15000 euro pro-capite nel Centro-Nord. A partire dal 2017 si rileva una contrazione delle risorse spese per le regioni meridionali (-0.8% rispetto all'anno precedente) mentre si riscontra un aumento sensibile della quantità di risorse spese per il Centro-Nord (1.6%). Dal 2000 al 2007 le otto regioni meridionali hanno ricevuto meno della media nazionale, mentre le regioni del Nord hanno visto arrivare in loco un quantitativo di spesa annua nettamente superiore alla media nazionale. Si noti che la distribuzione iniqua delle risorse su scala territoriale vale sia nelle fasi di espansione sia nelle fasi di recessione.
C'è infine un dato eclatante che risulta dall'indagine Eurispes: nell'intervallo di tempo che va dal 2000 al 2007, al Mezzogiorno è stato sottratto un ammontare di risorse pari a 840 miliardi di euro, circa 46.7 miliardi di euro all'anno. Questa stima è ottenuta considerando ciò che le regioni del Sud avrebbero dovuto ricevere sulla base della popolazione residente.
Il Sud non è dunque inondato di spesa pubblica: tutt'altro. Ne riceve sistematicamente meno di quanto ne riceva il Centro-Nord. In più, la vulgata leghista che vuole il Mezzogiorno un luogo di spreco di risorse pubbliche si fonda su un non senso: non si dispone, infatti, di nessun criterio oggettivo o condiviso per definire e quantificare uno spreco. In più, non si capisce perché la propensione allo spreco – comunque la si voglia definire - sarebbe presente nel Mezzogiorno e assente – o meno presente – al Nord. La domanda perché le pratiche clientelari sarebbero tipiche del Mezzogiorno e non anche di altre aree del Paese è destinata a rimanere senza risposta.


