I grandi deal

M&A in ripresa nel 2024 grazie a energia e tech, anche la moda si risveglia

Fusioni e acquisizioni per 14 miliardi nel primo trimestre dopo un 2023 poco mosso. In Italia sempre più presenti i fondi di private equity

di Carlo Festa

3' di lettura

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Il mercato delle fusioni e acquisizioni parte bene nel 2024 e chiude con un incremento, secondo Mergermarket, del 55% in termini di valore dei deal annunciati rispetto al primo trimestre del 2023 e con operazioni per oltre 14 miliardi di euro. Il settore legale ne beneficia con un aumento dell’attività per i grandi studi.

«L’M&A - dice Stefano Sciolla, managing partner di Latham & Watkins - ha mostrato una significativa vivacità nei primi quattro mesi dell’anno, con interessanti sviluppi. Si è osservata un’intensa attività in diversi settori, con ottimi asset sul mercato che hanno attratto l’interesse sia da parte di acquirenti strategici sia di fondi di private equity. Sono emersi chiari segnali di ripresa, messi in evidenza da aste competitive con numerosi offerenti in forte concorrenza. Guardando avanti, le prospettive per il resto dell’anno rimangono promettenti».

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È stato un mercato caratterizzato da maggior dinamismo in alcune aree. «I settori più vivaci - spiega Eliana Catalano, managing partner e leader del focus team private equity di BonelliErede - sono certamente il tech, l’energy e da qualche tempo si è tornati anche a parlare di moda. I primi due sono settori interessati da forti cambiamenti “di sistema”, cioè la trasformazione digitale da un lato e quella ecologica dall’altro. In generale, poi, l’Italia è contraddistinta da ancora tanta frammentazione in alcuni settori e ciò crea grandi possibilità di consolidamento». «In evidenza sono soprattutto il settore delle infrastrutture, le Tlc e tra le industrie il lifescience» sottolinea Filippo Modulo, managing partner di Chiomenti.

All’interno delle fusioni e acquisizioni, una fetta importante è riservata al private equity. «I fondi sono un player fondamentale, sia per la loro capacità di aggregazione, sia per la loro attitudine a spronare le società alla crescita. I fondi sono sempre più presenti nel mercato italiano anche grazie all’aumento delle dimensioni delle operazioni. Ne sono testimonianza le ultime operazioni fatte da Blackstone, Kkr, Macquarie,» afferma Stefano Valerio, managing partner di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici.

I fondi restano quindi attivi e determinanti nello sviluppo delle imprese italiane «ove il mercato richiede, per essere competitivi, una maggior managerializzazione e internazionalizzazione» sostiene Gianluca Ghersini, socio di Gianni & Origoni.

Ci potrebbe essere spazio però anche per i compratori strategici. «Esiste il potenziale per un maggior investimento da parte delle grandi multinazionali estere in Italia - dice Stefano Sciolla - e alcuni segnali indicano che questo sta già avvenendo». «I player strategici - dice Filippo Modulo - stanno guardando con grande interesse ad asset italiani e opportunità di consolidamento rilevanti».

L’Italia resta quindi appetibile. «Gli elevati standard dei prodotti e servizi di numerose imprese italiane rendono le stesse assai interessanti per le multinazionali estere non solo al fine di acquisire quote di mercato ma anche per trarre vantaggio dalla creatività, qualità e know-how che le contraddistingue» aggiunge Ghersini.

Il mercato delle fusioni potrebbe poi beneficiare anche della minore pressione sul debito. «Ha un impatto - dice Eliana Catalano - nelle operazioni di private equity, essendo una delle variabili che influiscono sui rendimenti attesi dai fondi. La minor pressione sul debito e il diverso e più contenuto costo del debito possono ovviamente favorire anche le acquisizioni da parte di operatori strategici, incoraggiati a cercare opportunità di crescita attraverso operazioni di M&A più facilmente finanziabili».

In ultima analisi «il debito gioca un ruolo fondamentale nelle operazioni di acquisizione. Una normalizzazione di quel mercato avrà effetti rilevanti sulla ripartenza » osserva l’avvocato Stefano Valerio.

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