C’è chi sostiene che non viaggeremo mai più in aereo come un tempo, che lo smart working diventerà un fenomeno di massa, che ci sarà una marcia indietro sulla globalizzazione così pronunciata da incidere sul trasporto delle merci nonostante il successo duraturo degli acquisti online. Potrebbe andare così in effetti: nessuno ha la sfera di cristallo. Ma potrebbe anche andare diversamente. E qualche fenomeno che si muove in senso opposto, a favorire i consumi di petrolio, a essere onesti c’è.
La paura del contagio, ad esempio, sta spingendo a utilizzare di più le auto private invece dei trasporti pubblici. E la plastica monouso sta vivendo una nuova primavera, con buona pace dei divieti e delle Plastic tax, rinviate o sospese in un numero crescente di Paesi a favore dell’impiego massiccio di packaging alimentare, dispositivi medici, schermi in plexiglass, guanti e mascherine usa e getta.
Più in generale, il petrolio a basso prezzo ha sempre disincentivato le scelte “verdi” in passato. E anche oggi, avverte l’Aie, è possibile che venga «smorzato l’appetito per una transizione verso energie più pulite».
II rischio in realtà sembra in buona parte superato nella generazione elettrica, perché il costo delle rinnovabili è crollato così tanto da renderle competitive con i combustibili fossili in molti mercati senza nemmeno bisogno di agevolazioni. Quasi ovunque queste fonti hanno inoltre precedenza nel dispacciamento (anche per questo c’è stato un boom nel periodo di consumi risicati del coronavirus) e gli investimenti offrono un ritorno garantito, tanto più allettante quando c’è fame di rendimenti.
Tentazioni contrastanti
Con il petrolio a buon mercato (e a 35 dollari al barile lo è tuttora) la tentazione di risparmiare resta comunque forte in altri settori. Gli investimenti in efficienza energetica, ad esempio, possono risentirne. E anche la diffusione delle auto elettriche, già penalizzata dalla crisi economica, rischia di rallentare. La recessione, figlia della pandemia, minaccia peraltro di colpire in modo sempre più duro il settore dell’automotive, da tempo in difficoltà. E se il parco auto non si rinnova è difficile comprimere i consumi di petrolio (che per un terzo provengono dai trasporti). Da una maggiore efficienza dei veicoli l’Aie, prima del Covid-19, si aspettava un risparmio di 9 milioni di barili di greggio al giorno entro vent’anni.