Friuli Venezia Giulia

Luoghi, atmosfere e tradizioni per addentrarsi nel calore della Carnia

Sono luoghi dove si possono fare esperienze legate alla natura e alla ricchezza del territorio, spesso all’insegna della semplicità ma ricche di autenticità

di Laura Dominici

7' di lettura

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Il focolare e un gomitolo infinito. Potrebbero essere questi gli emblemi della Carnia, la regione montana delle Alpi, nell’alto Friuli Venezia Giulia, sul confine con il Veneto e con l’Austria. Il fogolâr era il cuore dell’abitazione popolare friulana ed è poi assurto a simbolo della friulanità, tanto è vero che si chiamano “Fogolâr Furlan” le associazioni degli emigrati e dei loro discendenti. La Carnia è un territorio estremamente orgoglioso delle proprie origini, solidale e rispettoso delle tradizioni. Recarsi in questi luoghi regala scoperte uniche per chi è alla ricerca di pace e semplicità ma allo stesso tempo molto rigenerante.

Il calore del fogolâr

Un tempo era presente in ogni casa tradizionale, sia in montagna, sia in pianura e richiamava alla mente la sacralità del fuoco e quella dell’unione familiare, simbolo della convivialità e delle relazioni sociali. Il gomitolo infinito, invece, fa parte di una leggenda locale che introduce le agane, o meglio Lis Aganis, figure femminili mitiche che si diceva abitassero attorno ai corsi d’acqua e nelle grotte. La storia racconta che una povera donna, con tanti bambini da crescere, un giorno incontrò una salamandra sulla sponda di un ruscello e la aiutò a partorire. La salamandra era un’agana che in segno di riconoscenza le regalò un gomitolo di lana il cui filo non finiva mai. Con quella matassa confezionò maglie e calzini per i propri figli e poi generosamente la donò ad altre donne che poterono così provvedere ai propri cari. Il gomitolo passò in quel modo di mano in mano e si narra che continui ad essere generosamente donato. Ecco che quella matassa di filo rappresenta il patrimonio di un territorio estremamente orgoglioso delle proprie origini, solidale e rispettoso delle tradizioni. Come la leggenda che ricorda all’uomo il valore di una risorsa, che è da condividere con altri, a seconda delle necessità, senza esaurirla, così un viaggio in questi luoghi permette ancora oggi di scoprire il filo dei ricordi, una ricchezza di saperi e tradizioni che puntano ad essere preservate per tramandarle alle generazioni future. Chi si appresta a partire per un weekend in Carnia è bene che familiarizzi con entrambi i simboli per apprezzare meglio le persone e i luoghi che potrà incontrare. Non si tratta certo di un viaggio adatto a chi da una vacanza in montagna si attende alberghi di lusso, negozi d’alta moda e un passeggio griffato. Qui regna la semplicità, il silenzio avvolge il turista e proprio per questo può diventare un viaggio rigenerante e trasformante.

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Ad Arta Terme per dedicare del tempo a se stessi

Nella routine quotidiana è il tempo ad essere diventato il bene più prezioso ed è ciò di cui sentiamo la mancanza. Arta Terme, nel cuore della Carnia, offre la possibilità di rallentare per sintonizzarsi in un tempo diverso, da vivere con consapevolezza. La località dista 45 minuti da Udine, un’ora e venti da Trieste e due ore da Venezia. E’ un centro termale risalente all’antica Roma e qui si trova l’unico stabilimento termale montano del Friuli Venezia Giulia. Le terme nascono intorno alla fonte di Acqua Pudia, un’acqua benefica solfato-calcico-magnesiaco-sulfurea nota fin dall’epoca romana, in un microclima caratterizzato da una ricca vegetazione. Lo stabilimento è dotato di un’area cure termali che comprende un nuovo reparto inalazioni, un’area fisioterapia e riabilitazione, un’area estetica. Recentemente è stato ampliato con una piscina coperta di 20 metri con giochi e scivoli d’acqua, una spiaggetta interna per i più piccoli e una piscina esterna con area attrezzata. L’area wellness è il luogo in cui prendersi cura del corpo e della mente ed è dotata piscine classiche e idromassaggio, diversi tipi di sauna e bagno turco, docce emozionali e percorso Kneipp. Nelle serate Aufguss - rituale di benessere tipico finlandese in cui il vapore caldo aiuta a purificare la pelle, dilatare i pori e favorisce la circolazione sanguigna - un aufguss meister esegue dei rituali, lavorando sui getti di vapore delle saune con alcuni olii essenziali, invitando a respirare profondamente e lasciarsi trasportare dall’esperienza.

Arta Terme

Tre temi di viaggio

Sono essenzialmente tre le tipologie di esperienze che si possono fare in questa parte della Carnia e che il consorzio Silent Alps, nato a fine 2018 e sostenuto dal Comune di Arta Terme e da PromoturismoFVG, sta promuovendo per sviluppare il turismo in loco. Il primo è un percorso dinamico, adatto a persone che apprezzano lo sforzo e vogliono migliorarsi nel mezzo della natura selvaggia. Nel territorio si possono praticare molte attività sportive, come trekking, ciclismo, canyoning, rafting, preferibilmente accompagnati da guide esperte in angoli selvaggi. Il secondo tema di viaggio è legato al “feeling”, per coloro che vogliono provare nuove esperienze, incontrare gli abitanti del luogo e assaggiare il cibo locale. Ci si può svegliare all’alba e fare il formaggio in malga con il pastore, oppure raccogliere erbe officinali nel bosco con un esperto botanico e imparare a cucinarle, o ancora uscire per un’escursione a cavallo e ammirare panorami meravigliosi. Infine, “reload” per le persone che vogliono prendersi una pausa dalla routine quotidiana e ricaricare le batterie con nuove e antiche tecniche come yoga, cure termali e passeggiate nella natura. Tra le esperienze consigliabili, il sentiero sonoro nel bosco e il bagno di gong, un’immersione nelle vibrazioni emesse da strumenti arcaici.

Il Cammino delle Pievi

Guardando sulla destra l’orografia della Valle del But si vede la Pieve Matrice di San Pietro a Zuglio, una delle dieci pievi carniche che sorgono sulle alture circostanti e sono protagoniste di altrettante tappe del Cammino delle Pievi, ispirato al Cammino di Santiago de Compostela. Si tratta di un percorso ad anello di venti tappe per circa 90 ore di cammino previste, transitabile a piedi o in bicicletta, che attraversa un territorio a forte individualità geografica e storica. Può essere intrapreso nel suo insieme (in questo caso sono necessarie circa due settimane), oppure in maniera autonoma e discontinua. L’itinerario permette di visitare le pievi carniche, luoghi differenti da tutti gli altri edifici religiosi, ricchi di silenzio e riflessione spirituale. Simbolo di un paesaggio umano intessuto di valori profondi, le pievi sono le antiche chiese battesimali costruite su alture fuori dai centri abitati, che erano destinate all’evangelizzazione delle zone rurali. Vere e proprie entità giuridico-religioso-sociali a capo di un preciso territorio, sono una testimonianza della storia della Carnia. Il percorso offre scenari emozionanti, dona il profumo della resina dei pini che infonde energia, sprigiona mille tonalità di rosa e viola attraverso la pulmonaria e il fiordaliso. Permette di ascoltare il rintocco dei campanacci delle mucche al pascolo, che risuonano anche da lontano. E’ un viaggio lento, un’esperienza di cammino e silenzio che regala l’emozione di una full immersion nella natura, nella storia e nella cultura delle genti locali.

I piatti della tradizione

Anche la cucina carnica è genuina e naturale, come l’ambiente e i suoi abitanti. È caratterizzata da piatti legati ai prodotti locali e alle stagioni, tramandati dalla tradizione popolare e oggi proposti nel rispetto degli antichi insegnamenti o rielaborati con nuovi abbinamenti e preparazioni. I cjarsons, agnolotti con un ripieno composto da una grande varietà di ingredienti diversi a seconda della disponibilità e delle caratteristiche della vallata, sono il più tipico dei piatti carnici. Secondo la tradizione, la loro origine risale al periodo in cui i “cramars” (ambulanti) partivano dalla Carnia d’inverno, con in spalla il tipico zaino a forma di armadietto, per commerciare le erbe spontanee, piante officinali e commestibili di cui la Carnia è ricca, raccolte durante l’estate ed essiccate. Quando i cramars rientravano a casa dopo aver venduto le loro merci oltralpe, le mogli recuperavano le spezie rimaste dal fondo dei loro cassetti: così sono nati i cjarsons.La tradizione della raccolta delle erbe è profondamente radicata in Carnia. Le persone per secoli hanno studiato le proprietà delle piante e di un patrimonio naturale che ha permesso loro di ricavarne cibo, cure e mangime.Tra le erbe spontanee che si raccolgono in Carnia ci sono gli sclopit utilizzati per la preparazione di risotti o frittate, i fiori di sambuco che avvolti nella pastella diventano gustose frittelle o ottimi negli aperitivi, sotto forma di sciroppo, ma anche il radicchio di montagna che viene conservato sott’olio, il tarassaco, l’ortica che cotta e tritata diventa una bontà, ideale per minestre, gnocchi, tortelli e risotti. Numerosi sono gli utilizzi di queste erbe sia in cucina che in infusione per ottenere grappe particolari, infusi, sciroppi. Conservate sott’olio dopo averle scottate, si possono utilizzare per tutto l’inverno.

La Festa delle Erbe a maggio

Ad Arta Terme la terza domenica di maggio si celebra il ritorno della primavera con laFesta delle Erbe: l’asparago di bosco, il radicchio di montagna e i funghi. Le vie delpaese si animano con l’esposizione delle primizie primaverili e di prodotti locali e con la possibilità di degustare speciali menù a base di erbe. Altra eccellenza della storia casearia del territorio è il formadi frant. Come dice il nome, è formato da un impasto di formaggi sminuzzati del tipo latteria (semicotti), di varia stagionatura, con aggiunta di sale, pepe, panna e latte, stagionato per circa 40 giorni. Veniva anticamente impiegato come sistema di recupero e conservazione di formaggi che presentavano difetti o alterazioni tali da richiedere altrimenti un consumo molto rapido. Oggi è un Presidio Slow Food, per valorizzare quei formaggi con difetti, specialmente di alpeggio, che altrimenti sarebbero stati destinati alla distruzione. Per degustare piatti tipici del posto, niente di meglio che una cena all’Antica Osteria Stella d’oro a Verzegnis, vincitrice del programma 4 Ristoranti di Alessandro Borghese in Carnia e che conserva un focolare di fine Seicento, mentre per pernottamenti e ottime colazioni ci sono vari b&b come Profum di Bosc, Stalut das Puestines, Claf di violin e due hotel 3 stelle, tra cui il Grand Hotel Gortani Wellness & Relax che si sta trasformando in 4 stelle e festeggerà i cento anni di storia nel 2025.Anche la memoria di antichi mestieri e tradizioni di arte popolare continua a vivere grazie alle mani di sapienti artigiani. Come Dina e Chiara, che a Trelli di Paularo confezionano gli scarpez, le calzature tipiche della Carnia confezionate dalle donne durante il periodo invernale, utilizzando il poco che avevano a disposizione, oggi rivisitate strizzando l’occhio alla moda.


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