Giornata Altagamma 2026

Lunelli: «La competitività dell’Italia si gioca sul capitale umano»

Per il presidente della Fondazione che riunisce più di 120 tra le migliori imprese italiane dell’alta industria culturale e creativa il nostro Paese deve «valorizzare il talento dei giovani e rendere il lavoro più attrattivo».

di Claudio Tucci

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«La competitività dell’Italia si gioca sul capitale umano: formazione, ingresso e crescita in azienda delle future generazioni», sottolinea Matteo Lunelli, da sei anni alla guida di Altagamma, che oggi a Roma celebra la Giornata 2026, l’ultima della sua presidenza, per una Fondazione che riunisce più di 120 tra le migliori imprese italiane dell’alta industria culturale e creativa. L’Italia si trova di fronte a una sfida strutturale che riguarda insieme demografia, occupazione, competitività e crescita. «Abbiamo il più basso numero di laureati in Europa - ha spiegato Lunelli -. Solo il 68% dei laureati tra 25 e 34 anni è occupato, contro l’83,5% europeo e l’età media dei Ceo delle quotate è attorno ai 60 anni. Tanti giovani lasciano un Paese dove è bello vivere ma talvolta difficile lavorare. L’Italia deve valorizzare il talento dei giovani e rendere il lavoro più attrattivo».

Presidente, perché Altagamma si occupa di questi temi, e come in concreto?

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Perché è un tema strategico per il futuro del Made in Italy. Nel confronto con le aziende Altagamma abbiamo visto che molte hanno già attivato modalità avanzate di coinvolgimento dei giovani e di formazione interna. La Fondazione può diventare un punto di riferimento per le best practice sulla managerialità giovanile che rendono il lavoro più attrattivo e qualificante per le nuove generazioni, offrendo un esempio anche ad altri comparti. Se in passato abbiamo valorizzato i talenti manifatturieri e il loro fabbisogno nelle imprese, oggi ci occupiamo di talenti manageriali: in Italia abbiamo solo il 30% di laureati, molti dei quali vanno all’estero per mancanza di fiducia e alla ricerca di migliori opportunità e salari più alti.

È una logica simile a quanto fatto per i Mestieri manifatturieri?

Per più di 10 anni Altagamma ha contribuito alla valorizzazione dei Talenti del Fare, perché al centro dell’eccellenza delle nostre creazioni c’è un saper fare anche manuale che va preservato, tutelato e tramandato alle future generazioni. Siamo partiti da una ricerca svolta con Unioncamere che ha rilevato per i settori dell’alto di gamma un fabbisogno fra il 2025 e il 2028 di 276mila profili tecnici e artigiani. Circa la metà rischia di non essere adeguatamente soddisfatto.

Da qui è nata l’idea di Adotta una Scuola?

Esattamente. Per migliorare i percorsi formativi e stimolare le vocazioni dei giovani abbiamo avvicinato la scuola al mondo dell’impresa. Brand e scuole dialogano e collaborano, personalizzando i percorsi formativi, coinvolgendo professionisti in aula e portando gli studenti in azienda. Con la collaborazione del ministero dell’Istruzione e del Merito, il programma ha già coinvolto oltre 60 imprese e altrettante scuole in 12 regioni, formando oltre 3.500 studenti con programmi più allineati alle esigenze aziendali. Queste iniziative possano aiutare a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro.

E sul fronte dei talenti imprenditoriali?

Abbiamo creato il Premio Giovani Imprese, che valorizza le eccellenze del futuro e sostiene i giovani imprenditori: un progetto di scouting di nuove realtà italiane, alcune delle quali sono poi diventate anche soci Altagamma. Il programma seleziona giovani aziende in 5 settori chiave dell’alto di gamma, offrendo loro la possibilità di partecipare alle iniziative della Fondazione, incontrare i soci e accedere a percorsi di mentorship di Borsa Italiana e Bocconi. Nato nel 2015, il premio ha già coinvolto 64 Giovani Imprese, futuri champions del Made in Italy.

Dopo sei anni lascia la guida della Presidenza. Cosa le resta di questa esperienza?

Gratitudine per aver avuto il privilegio di servire una comunità che rappresenta davvero il meglio dell’Italia nel mondo ma anche orgoglio per i risultati raggiunti. Grazie al contributo di tutta la squadra lascio una Fondazione più forte anche per numero di soci e partner, più nota, più presente nel mondo e più autorevole. Siamo una comunità sempre più coesa di imprese, unite dalla volontà di collaborare per meglio competere e dare anche un contributo al Paese.

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