Ludwig, nel segno di una “superiorità” stragista e assassina
Edito da Passaggi Einaudi Il fuoco nero di Alessandra Coppola è un dettagliato documento delle scorribande neonaziste omicide di Furlan e Abel
di Grazia Lissi
2' di lettura
2' di lettura
Un fuoco sinistro che ti senti addosso e ti chiedi come hai potuto non rifletterci e dimenticare. “Il fuoco nero” di Alessandra Coppola (Passaggi Einaudi, € 16,00; 160 pag.) è un libro potente sia per la scrittura dell’autrice, sia per la documentazione dettagliata, incontrastabile e autorevole. E’ il 1984, il terrorismo di varia matrice rossa e nera, domina le prime pagine dei quotidiani italiani; nel marzo 1984 vengono arrestati Marco Furlan e Wolfgang Abel mentre tentano di dare fuoco alla discoteca Melamara a Castiglione delle Stiviere. Hanno rispettivamente 24 e 25 anni, provengono dall’alta borghesia di Verona e, come scrive Coppola, “Verona è in provincia di Salò”; i due ragazzi, nella loro città natale, frequentano gruppi dell’estrema destra. Come tanti loro amici/conoscenti si nutrono di René Guénon e Julius Evola, filosofi sedotti dall’esoterismo neonazi, dalla magia nera, dai culti distorti importati dall’Oriente che conducono a una sola certezza: la superiorità della razza ariana.
Ludwig
I due giovani sono così convinti di essere così superiori che passano all’azione: purificare il mondo dai “subumani”. A Furlan e Abel saranno attribuiti 10 dei 15 delitti commessi fra il 1977 1984 dal Nord-Est a Monaco di Baviera; episodi atroci rivendicati con volantini di contenuti neonazisti e firmati con la sigla Ludwig. Alessandra Coppola inizia la sua indagine rileggendo documenti conservati negli archivi che ricostruiscono l’incendio avvenuto all’interno di Eros Sexy Center, Viale Monza a Milano. Il 15 maggio 1983 durante lo spettacolo pomeridiano di un cinema per adulti, allora si diceva a luci rosse, scoppia un incendio; moriranno sei persone, fra cui Livio Cerasoli, un passante entrato per prestare soccorso alle vittime, inoltre ci sono 32 feriti gravi. Tutto cade nell’oblio per vergogna, perché nel nostro Paese, ancora oggi, ci sono vittime di serie A e di serie C e questa classifica include anche i familiari delle vittime, nessuno li consola. Dopo Piazza Fontana questa è la strage più grave compiuta a Milano da una formazione di estrema destra, la più grave che porta il marchio Ludwig.
Ordine Nuovo
I subumani da estirpare dalla nostra società sono drogati, preti deviati, prostitute, rom, disabili; la purezza etnica diventa un’ossessione per Furlan e Abel e per molti altri. L’autrice, legge documenti, incontra testimoni, alcuni in incognito perché hanno cambiato vita, risale agli ambiente in cui si sono formati i killer, due studenti che frequentano la stessa scuola superiore, ricchi, figli di professionisti, imprenditori, vivono l’élite veronese nel quartiere di Borgo Trento con bar eleganti in cui i neonazi educano i loro discepoli e li navigano verso Ordine Nuovo. La criminalità di Abel e Furlan forse ha dei complici, alcuni testimoni ricordano un terzo ragazzo/uomo che li ha sempre accompagnati nonostante non sia mai stato citato nei vari processi. Nella lucida inchiesta della giornalista Coppola tutto è documentato, non conclude ma lascia interrogativi al lettore, riapre una luce sulla destra di quegli anni, su indagini, processi che andrebbero forse rivisti, forse riaperti. Il libro invita la società civile, quella che continua a credere a un possibile cambiamento, a riparlarne. A questo serve il buon giornalismo: a non fermarsi, a ricordare.
Alessandra Coppola, Il fuoco nero, Passaggi Einaudi, € 16,00; 160 pagine








