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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che non vuole che Mps venga «smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità» e vuole un sistema bancario «solido e concorrenziale» sono «parole importanti perché riconoscono il valore dell’integrità del Monte, del suo nome e del ruolo nel Paese». Lo dice l’ad di Mps, Luigi Lovaglio in un’intervista a la Repubblica. «È un riconoscimento significativo del lavoro delle colleghe e dei colleghi che hanno reso possibile la rinascita - sottolinea Lovaglio -. Mps non è solo una banca, è un’istituzione nazionale che tiene insieme storia, territorio e futuro. Il sistema bancario serve bene un Paese quando garantisce credito a famiglie e imprese, concorrenza e risparmi impiegati per l’economia reale. E nell’ultimo anno i nostri finanziamenti sono cresciuti del 4,6% rispetto allo 0,5% del settore».
«Il nostro progetto è diverso, e ha una forte visione industriale - afferma Luigi Lovaglio -. Intesa divide Mps, trasferisce le reti, i clienti e le relazioni, il nostro ne preserva l’integrità e fa del Monte il baricentro di un gruppo di matrice italiana, più competitivo e con una più forte capacità di erogare il credito, più forte nel risparmio gestito, nell’assicurazione e nella consulenza strategica. Più vicino all’economia reale con i centri decisionali radicati nei territori. E soprattutto garantiamo pluralità e concorrenza».
«Non abbiamo avuto contatti preventivi sulla nostra iniziativa con alcun azionista, e quindi nemmeno con Delfin», sottolinea ancora l’amministratore delegato di Mps nell’intervista a chi gli chiede se abbia ricevuto rassicurazioni dal principale azionista privato della banca, che con il 17,5% del capitale fu determinante nell’assemblea che lo confermò alla guida dell’istituto.
«Ho letto e rispetto la posizione di neutralità del ministro» Giorgetti «e considero positivo che le preoccupazioni delle autorità locali abbiano trovato ascolto. Vogliamo creare un progetto di valore per i clienti, le persone del gruppo e il sistema Paese. Il giudizio spetterà al mercato e agli azionisti», dice ancora Luigi Lovaglio a Repubblica in merito al ruolo del Mef, ancora socio rilevante dell’istituto senese con il 4,8%.
«Crédit Agricole è un grande gruppo che conosciamo e rispettiamo, la nostra proposta offre la possibilità di partecipare a un’istituzione più forte e di maggior valore, sviluppando anche opportunità di collaborazione industriale, logiche per loro molto comprensibili. Vedremo», afferma Lovaglio replicando a una domanda su come pensano di convincere il Crédit Agricole, socio di riferimento di Banco Bpm col 29,9%, ad aderire all’offerta di scambio e a rinunciare al controllo per entrare nel gruppo Mps dove gli azionisti italiani potrebbero essere in maggioranza.