Sarà un avvio di legislatura impegnativo quello che attende il nuovo Parlamento europeo uscito dalle urne. Il primo banco di prova sarà il bilancio a lungo termine dell’Unione (Quadro finanziario pluriennale, Qfp) 2021-2027. Con l’aggravante dell’ombra lunga di Brexit, dopo il rinvio dell’uscita del Regno Unito a fine ottobre, la partecipazione degli elettori britannici al voto e le dimissioni annunciate venerdì dalla premier Theresa May.
A Bruxelles si confrontano due scuole di pensiero. La prima - spiega un alto eurofunzionario - è che «la Ue non ha interesse ad “importare” incertezza e instabilità dal Regno Unito intrappolato nelle proprie convulsioni sulla Brexit, che nessuno sa come e quando si concluderanno». Questa dunque è un’altra buona ragione per trovare un accordo sul Qfp entro l’autunno: «Eviterebbe all’Unione di diventare ostaggio del conflitto interno al Regno Unito, dimostrerebbe che anche a 27 la Ue va avanti, fornirebbe prevedibilità per gli investimenti e chiarirebbe le implicazioni finanziarie per gli Stati membri. Ciò potrebbe anche almeno aiutare a far emergere a Londra una maggioranza a favore di una qualche soluzione. E nel caso in cui la Gran Bretagna decidesse di restare nell’Unione le implicazioni per i 27 sarebbero positive».
LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE PER IL BUDGET EUROPEO
L’altro scenario, definito «inerziale», è che senza una chiara visione sulla Brexit il Consiglio non può raggiungere un accordo, «con conseguenze speculari a quelle del primo scenario e negative per il processo decisionale ed il funzionamento dell’Ue».
Le risorse per i nuovi compiti
La Commissione ha formulato la sua proposta un anno fa, basata sull’Unione a 27 senza il Regno Unito e cercando di colmare il “buco” di una dozzina di miliardi all’anno lasciato dai britannici. Obiettivo era non ridurre le risorse per le politiche europee e avere margini sufficienti per i nuovi compiti che l’Unione, su richiesta degli Stati membri, deve affrontare: clima, migrazioni e sicurezza.