Appuntamenti di mercato

Londra oltre la crisi delle mega-gallerie

Al London Gallery Weekend, tra artisti storicizzati, giovani gallerie e nuove strategie di mercato, la capitale britannica conferma il proprio ruolo centrale nell’ecosistema internazionale dell’arte contemporanea

di Maria Adelaide Marchesoni

Ravelle Pillay. «The Shallows», 2026. Oil on canvas, 200 × 250 cm. Courtesy Goodman Gallery and the Artist

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La sesta edizione del London Gallery Weekend (dal 5 al 7 giugno), con oltre 120 gallerie partecipanti, ha dovuto fare i conti con una notizia arrivata alla vigilia dell’evento che ha gettato una luce diversa sullo stato di salute del sistema. Pace, una delle gallerie più potenti con otto sedi nel mondo, ha annunciato una drastica riduzione della propria struttura, con il taglio di circa 50 artisti dal roster e 50 dipendenti, in quello che il ceo Marc Glimcher ha definito “un necessario ritorno a un modello più sostenibile”. La decisione assume un valore simbolico che va ben oltre il caso specifico. Per oltre un decennio il modello delle mega-gallerie internazionali, in particolari americane, — costruito su espansione geografica, sedi monumentali e una crescente concentrazione di artisti e servizi — ha rappresentato l’orizzonte a cui guardava il mercato globale.

Christo, ‘5,600 Cubicmeter Package (first skin)’, installation view, 1968

Oggi, però, anche uno dei suoi protagonisti riconosce i limiti di quella strategia. È in questo contesto che si apre la sesta edizione del London Gallery Weekend, una manifestazione che offre una fotografia significativa dello stato dell’arte contemporanea nella capitale britannica. Se le mostre testimoniano la vitalità della scena londinese, il caso Pace ricorda che il mercato sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da una maggiore attenzione alla sostenibilità economica, da collezionisti più selettivi e da nuovi equilibri internazionali. Interpretare questa vicenda come l’ennesima prova del declino di Londra sarebbe tuttavia riduttivo. La realtà appare più complessa.

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Francis Picabia. “Ca. 1924”. Indian ink and pencil on paper, 23 x 16 cm / 9 x 6 1/4

La centralità di Londra in un mercato che cambia

Thaddeus Ropac, tra gli ospiti del panel discussion: “How is London’s contemporary commercial gallery scene thriving in times of flux?” ha ricordato che “nel corso degli ultimi dieci anni la città ha dovuto fare i conti con una lunga sequenza di notizie negative, dalla Brexit al rallentamento del mercato, passando per l’aumento dei costi operativi che ha messo sotto pressione molte realtà del settore. Eppure Londra continua a rappresentare uno dei principali poli mondiali dell’arte contemporanea. È la città che concentra artisti viventi, dispone di alcune delle migliori scuole d’arte e può contare su un ecosistema culturale difficilmente replicabile”. Nello spazio londinese il gallerista parigino esponeva i dipinti di Oliver Beer e una site-specific exhibition di Mandy El-Sayegh.

Emil Michael Klein “Untitled”, 2026, oil on canvas 160x200cm, 63 x 78 3/4

Se da un lato Parigi si è notevolmente rafforzata, attirando nuove gallerie internazionali, collezionisti e istituzioni, dall’altro Londra non ha perso la propria centralità. Oggi le due città appaiono sempre più come i principali poli europei della produzione, della circolazione e della presentazione dell’arte contemporanea. Londra conserva, infatti, un vantaggio significativo grazie alla sua infrastruttura culturale, alla presenza di musei di rilevanza internazionale, alla densità di professionisti del settore e alla capacità di attrarre nuovi progetti, nonostante le difficoltà degli ultimi anni. È proprio questa tensione tra fragilità e tenuta del sistema a emergere con forza dal London Gallery Weekend: da una parte un mercato che sta ridimensionando alcune delle ambizioni espansive che hanno caratterizzato l’ultimo ciclo; dall’altra una città che continua a essere uno dei luoghi fondamentali in cui l’arte contemporanea viene prodotta, esposta e discussa.

Ravelle Pillay. «The Shallows», 2026. Oil on canvas, 200 × 250 cm

Anche secondo Pilar Corrias, fondatrice della omonima galleria londinese, il racconto di una Londra in declino non restituisce la complessità del momento attuale. Pur riconoscendo la crescente concorrenza di Parigi, Hong Kong e delle nuove piazze del Medio Oriente, ora messe in bilico dalla guerra, Corrias sottolinea come la capitale britannica continui a possedere caratteristiche difficilmente replicabili altrove. “Londra non è soltanto un grande centro di mercato, il secondo al mondo dopo gli Stati Uniti, con istituzioni, gallerie e scuole d’arte di livello internazionale ma è soprattutto una città dove le persone scelgono di vivere, lavorare e creare”, osserva la gallerista che presentava i nuovi lavori di Hayv Kahraman, figura di riferimento nel panorama della pittura figurativa contemporanea, la cui pratica pittorica intreccia esperienze di migrazione e identità culturale con una riflessione sul corpo femminile e sulla rappresentazione (range tra 20 e 200 mila dollari). Per Corrias, uno dei principali punti di forza della città risiede nella sua capacità di attrarre talenti internazionali e di rinnovarsi costantemente. “Londra è una città diversa, internazionale e in continua evoluzione”. Sul fronte del mercato, la gallerista intravede segnali di ripresa dopo una fase complessa per il settore con un ritorno di fiducia da parte dei collezionisti. Per Jo Stella-Sawicka, senior director di Goodman Gallery, che quest’anno compie sessant’anni, “Londra è un mercato cruciale per la galleria e aprire qui nel 2019 è stato un passaggio fondamentale, perché ci ha permesso di inserire il nostro programma nel cuore di Mayfair e St James’s e di portare il lavoro degli artisti, da El Anatsui a Shirin Neshat, a un pubblico globale. È una città davvero internazionale, dove clienti e colleghi arrivano da tutto il mondo più volte l’anno e dove il mercato locale resta molto attivo, come dimostra il successo della nostra mostra di «Ravelle Pillay», quasi interamente venduta a collezionisti britannici e con un’opera acquisita dalla Government Art Collection” (prezzi da 15 mila a 50 mila sterline).

Elena Njoabuzia Onwochei-Garcia. «P’s Curiosity», 2026. Casein on marble, 11.3 x 10 x 1 cm

Artisti storicizzati e estate

Il percorso attraverso la città restituiva, inoltre, alcune delle tendenze che stanno caratterizzando il mercato internazionale. Diverse gallerie di primo piano hanno scelto di presentare progetti costruiti attorno ai lasciti di artisti storicizzati o a opere provenienti da importanti collezioni private in consignment, confermando la crescente attenzione verso segmenti percepiti come più solidi in una fase di mercato complessa. Da Gagosian «Air» è una mostra che ha riunito il progetto storico mai realizzato da Christo con rare opere giovanili che sintetizzano i fondamenti concettuali della pratica artistica dell’artista. Da Hauser & Wirth una mostra dedicata a Francis Picabia anticipava alcuni dei lavori che saranno presentati durante la settimana di Art Basel, mentre nell’altro spazio una personale di Roni Horn, costruita attorno a numerose variazioni della frase «I’m paralyzed with hope» esposte rigorosamente alla luce naturale. Nahmad Project esponeva opere di Pablo Picasso e Joan Miró, a testimonianza di come il mercato stia tornando a guardare con interesse ai grandi maestri del Novecento e a opere con una provenienza consolidata. Accanto a queste proposte, il London Gallery Weekend offre spazio alle ricerche più sperimentali delle giovani gallerie.

Rafal Topolewski. «Untitled (thistle)», 2026. Coloured pencil on paper, 8 1/4 x 11 3/4 in | 21 x 29,7 cm (framed: 61,5 x 63,5 cm)

Le giovani gallerie al LGW

Diverse giovani gallerie hanno partecipato alla manifestazione, che ha un costo variabile in base al numero dei dipendenti e oscilla da 550 sterline (staff di 1-3) ad un massimo di 3.630 sterline (+ 15). Per i fondatori (Emma Hodgson e Thomas Graham) di Pale Horse (solo show di Marijn van Kreij’s con opere a partire da 2 mila fino a 8 mila euro), il London Gallery Weekend rappresenta soprattutto un’opportunità di visibilità e di confronto con l’intero ecosistema cittadino. Oltre a costi di partecipazione più accessibili rispetto a una fiera, l’iniziativa ha portato un significativo aumento dei visitatori, inclusi numerosi curatori internazionali. Secondo la galleria, il passo successivo potrebbe essere una maggiore capacità di attrarre collezionisti dall’estero, rafforzando ulteriormente il profilo internazionale della manifestazione diventando un’iniziativa ancora più preziosa, più vicina per certi aspetti al modello di Berlino.

Katie Shannon. «htid», 2026. Screen print on board, 119 x 84 x 0,4 cm. Unique version of 3 + 2Aps

Alice Amati e Ilenia Rossi sono entrambe alla guida di gallerie fondate negli ultimi anni nella capitale britannica. Da Ilenia Rossi era in mostra «Outline», seconda personale di Emil Michael Klein, con dipinti, un sipario e un monotipo sintetizzavano la sua pratica attorno a quattro elementi essenziali — linea, colore, superficie e forma — in un’indagine rigorosa sulla pittura astratta (prezzi tra 4 mila e 30 mila sterline). Da Alice Amati era allestita «Dusk», seconda personale di Rafal Topolewski (prezzi da 5 mila - 14 mila euro). Il progetto, accompagnato da un saggio commissionato allo scrittore e curatore Saša Bogojev, proseguiva la riflessione dell’artista polacco sui limiti della rappresentazione pittorica e sulle possibilità percettive dell’immagine. “Per una giovane galleria il London Gallery Weekend è un amplificatore di visibilità - ci racconta Lyndon Talbot, fondatore di TINA new entry al LGW - che favorisce relazioni durature con collezionisti e istituzioni. In un contesto sempre più competitivo, l’evento contribuisce a riaffermare il ruolo di Londra come centro internazionale dell’arte contemporanea. La forza della città risiede ancora nella sua straordinaria densità culturale e nella capacità di far convivere e dialogare artisti, musicisti, scrittori, designer e comunità diverse, generando un ecosistema creativo difficilmente replicabile altrove”. In mostra diverse serigrafie di Katie Shannon (da 1.500 a 10 mila sterline) che sarà anche esposta a Liste (Basilea) nelle prossime settimane. Da William Hine Gallery (attiva dal 2024) Elena Njoabuzia Onwochei-Garcia (classe 1996) ha presentato una serie di dipinti in caseina su marmo dedicati al mito di Demetra e Persefone. Attraverso una tecnica di derivazione antica, l’artista intreccia temi di maternità e vulnerabilità con una riflessione sulle crisi ambientali contemporanee. La mostra ha registrato un immediato successo commerciale, con tre opere vendute alla Government Art Collection fin dal giorno dell’apertura (prezzi compresi tra 1.100 e 14.500 sterline).

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