Lombardia, primato per gli impianti che trattano umido e indifferenziato
In Lombardia ci sono 116 poli di trattamento su un totale nazionale di 656. Il Veneto ne ha 77, il Piemonte 49, l’Emilia-Romagna 43
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La Lombardia ospita in Italia il maggior numero di impianti di trattamento di rifiuti urbani: si tratta di poli di trattamento biologico della frazione organica da raccolta differenziata, di trattamento meccanico o meccanico e biologico (dove vanno soprattutto i rifuti indifferenziati), di incenerimento e coincenerimento, di discariche. Focus quindi su frazione organica, indifferenziata e rifiuti non altrimenti riciclabili, escludendo gli altri materiali provenienti dalla raccolta differenziata (vetro, carta, plastica, alluminio, legno ecc). Un primato costruito attorno alla quantità più alta di rifiuti prodotti nel Paese, ma non solo. Secondo l’ultima fotografia di Ispra, in Lombardia nel 2023 sono stati prodotti 4.725.211,9 di tonnellate di rifiuti urbani (di cui 3.492.148 indirizzati alla differenziata: il 73,9%): è la maggior quantità in Italia (Lazio a 2.864.948,9 tonnellate seguito da Emilia-Romagna a 2.847.724,9) su 29.262.475. In Lombardia ci sono 116 impianti su un totale nazionale di 656. Il Veneto ne ha 77, il Piemonte 49, l’Emilia-Romagna 43. In generale, 349 sono nel Nord, 115 nel Centro e 192 nel Sud.
La Lombardia è leader per la gestione dei rifiuti organici (il 40% di quelli solidi urbani raccolti): nel 2023 ne ha trattato il 23,1% del totale nazionale (contro il 17% del Veneto, e l’11,8% dell’Emilia-Romagna). Per questa frazione nella regione risultano operativi 79 impianti, di cui 58 dedicati al compostaggio, 10 al trattamento integrato anaerobico e aerobico e 11 alla sola digestione anaerobica, «per una capacità di trattamento complessiva di circa 3 milioni di tonnellate», scrive Ispra nell’ultimo rapporto annuale sui rifiuti in Italia, relativo al 2023.
La Lombardia ha anche il primato per quanto riguarda l’incenerimento, anche con recupero di energia. Su 36 impianti nazionali, 12 sono lombardi, 7 emiliano-romagnoli. Le altre regioni che hanno più di un impianto sono Veneto (3) e Toscana (4), che concorre ai 5 impianti del Centro mentre a Sud ne sono collocati 6. In Lombardia è incenerito il 35,3% del totale nazionale dei rifiuti urbani, seguono Emilia-Romagna (17,1%), la Campania (13,9%), il Piemonte (10,4%). La regione è anche quella che è cresciuta di più nel biennio 2022-2023 per incremento assoluto del trattamento: 99mila tonnellate (+5,3%), contro le 75mila tonnellate (+8,3%) in Emilia-Romagna e le 42mila tonnellate (+95,5%) della Calabria.
È A2A il maggiore operatore in questo ambito in Lombardia (e in Italia), con termovalorizzatori a Milano, Brescia, Bergamo, Cremona, Como, Parona (Pavia), Corteolona (Pavia), Trezzo d’Adda (Milano), mentre a Filago (Bergamo) ha un impianto dedicato ai rifiuti industriali. A Milano, Brescia, Bergamo, Cremona e Como è in grado di recuperare il calore prodotto dai processi per approvvigionare le reti del teleriscaldamento locali. L’impianto di Brescia, il maggiore, con capacità di trattamento di 750mila tonnellate di rifiuti all’anno, nel 2024 ha distribuito 696 GWh termici e 446 GWh elettrici. Gli impianti di A2A per il trattamento della frazione umida sono invece Giussago (Pavia), Lacchiarella (Milano) e a Castellone (Cremona). Quello di Lacchiarella è il più recente sul territorio lombardo: con una capacità di 100mila tonnellate annue produce anche 8 milioni di metri cubi di biometano e 20mila tonnellate di compost.
«Senza impianti per il trattamento della frazione organica e senza termovalorizzatori - spiega Lorenzo Perra, vicepresidente di Utilitalia con delega all’economia circolare – non è possibile chiudere correttamente il ciclo dei rifiuti. I dati dimostrano che la raccolta differenziata per il riciclo e gli impianti non sono due elementi contrapposti, anzi: i territori che registrano le percentuali più alte di raccolta differenziata sono proprio quelli in cui è presente il maggior numero di impianti, sia di riciclo che di recupero energetico. A livello nazionale, negli ultimi mesi abbiamo registrato con soddisfazione l’apertura di nuovi impianti per il trattamento della frazione organica e molti progetti sono in corso di sviluppo, anche grazie al Pnrr. Al contrario molto resta da fare per quanto riguarda il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili».



