Economia

Lombardia, accordo sui dazi avvantaggia gli Usa

Per l'assessore Guidesi la Commissione europea deve cambiare passo o si rischia la deindustrializzazione

di Flavia Carletti

2' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Ora che una intesa politica sui dazi è stata raggiunta da Unione europea e Stati Uniti, l’Europa deve assumersi la responsabilità di sostenere la sua industria. In questo quadro, la Regione Lombardia rivendica il suo impegno nel sostenere alcuni settori strategici come l'automotive, la chimica e la siderurgia, anche in seno ad alleanze e con accordi con le altri grandi regioni manifatturiere europee. «La chiusura dell’accordo sui dazi è utile solamente a chiarire e definire le regole senza lasciare le aziende nell’incertezza. L’incertezza non consente la programmazione e la non programmazione per la Lombardia significa fermarsi», ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, rappresentando la posizione ufficiale della Lombardia. «Detto questo, l’accordo è vantaggioso per gli Stati Uniti. In Europa la situazione è questa: compriamo energia dagli Stati Uniti e subiamo l’invasione di prodotti cinesi limitando non solo il nostro potenziale esportativo attraverso i dazi ma addirittura limitando la nostra capacità di produrre; e questo è ancor più vero se consideriamo le stupide regole, la burocrazia e le rigidità europee».

Imprese ammoniscono sul rischio "invasione cinese"

La posizione di particolare attenzione alla situazione è condivisa anche da parte del mondo imprenditoriale. Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e delegato di Confindustria per il Piano Mattei ha dichiarato che il «problema non è tanto il contraccolpo che le aziende potranno avere dai dazi di Trump, quanto l’inevitabile invasione di prodotti asiatici che, di fronte allo sbarramento americano, punteranno sul mercato europeo», chiedendo un cambio di passo all’Unione europea che prima di tutto deve eliminare le barriere interne e modificare i suoi processi decisionali e ripensare anche a quelle norme che hanno messo a rischio alcuni dei suoi settori di punta: appunto siderurgia, chimica e automotive. Sulla stessa linea si è espressa anche l’imprenditrice Emma Marcegaglia, che guida il gruppo siderurgico di famiglia ed è stata numero uno di Confindustria. Per Marcegaglia, anche se si elimina l’incertezza, comunque i dazi sono elevati e l’accordo non è positivo per l’Ue, ricordando che «con la Cina gli Usa continuano a trattare. Se i dazi imposti a Pechino saranno diversi dai nostri anche gli equilibri con l’Asia cambieranno».

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Guidesi: «Ue deve cambiare o sarà deindustrializzazione»

In questo quadro, continua Guidesi, «è paradossale come la Commissione, che dice di difendere l’Europa, la stia invece distruggendo economicamente. Un suicidio industriale tutto europeo che è evidente oramai in tema di automotive e che rischia repliche in altri settori. O l’Europa cambia in fretta o la deindustrializzazione si compirà definitivamente» sottolineando che «la Commissione è immobile da troppo tempo, noi chiediamo meno regole e una maggiore apertura alla "neutralità tecnologica". Finora non è stato fatto nulla: ora il tempo sta scadendo, e se non verranno presi provvedimenti, la Lombardia sarà pronta a mettersi a capo di una protesta che interesserà tutto il settore manifatturiero».

Confindustria chiede all'Ue un grande piano per l'industria

Un invito all’azione è stato più volte fatto anche dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che sostiene che l’Unione europea debba «attuare un nuovo piano industriale straordinario per le imprese» e il Governo italiano dovrebbe impegnarsi contestualmente nel «mettere a terra misure che incentivano gli investimenti e soprattutto riescano a incrementare la produttività».

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