Economia

Lombardia, 2025 in crescita per la manifattura

La produzione industriale è salita dell'1,2% rispetto al 2024 e il fatturato è cresciuto del 2,5% anno. Positivi anche i numeri del comparto artigiano

di Flavia Carletti

Guido Guidesi, assessore Regione Lombardia, e Attilio Fontana,  Presidente Regione Lombardia (Imagoeconomica)

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Il 2025 è stato ancora un anno di crescita per la manifattura lombarda. La produzione industriale è salita dell’1,2% rispetto al 2024, il fatturato ha segnato un +2,5%, gli ordini interni hanno registrato un aumento dell’1,1% e gli ordini del +3,1%. Positivi anche i numeri del comparto artigiano: produzione a +1%, con un miglioramento di ordini esteri (+2,5%), fatturato (+1,3%) e ordini interni (+0,2%). È quanto emerge dai numeri presentati a Palazzo Lombardia, secondo cui, inoltre, nell’ultimo trimestre dell’anno, rispetto ai tre mesi precedenti, la produzione è aumentata dello 0,6%, in linea con il fatturato (+0,6%) e la domanda estera (+0,6%). Più favorevole l’evoluzione dell’artigianato: produzione +0,7%, ordini interni +0,4%, ordini esteri +0,9% e fatturato +0,6%.

Fontana: «Lombardia motore dell'Italia e dell'Europa»

«La Lombardia continua a essere il motore economico dell’Italia e dell’Europa grazie a un tessuto imprenditoriale dinamico, innovativo e fortemente orientato ai mercati internazionali. Non è un caso che la manifattura lombarda registri per la quinta volta consecutiva un trimestre con segno positivo», ha dichiarato il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. «La crescita registrata dal settore nel 2025, in controtendenza rispetto alla media nazionale, conferma la forza strutturale del nostro sistema produttivo e la capacità delle imprese di affrontare con determinazione una fase economica complessa. Regione Lombardia si conferma al fianco delle imprese con strumenti di sostegno e strategie di medio-lungo periodo condivise con le associazioni di categoria, con l’obiettivo di rafforzare la competitività e raggiungere traguardi comuni», ha aggiunto Fontana.

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Guidesi: «I dati confermano la solidità del sistema lombardo»

«I dati confermano la solidità e del sistema manifatturiero lombardo e delle sue filiere complete, che continua a crescere anche in una fase complessa per l’economia nazionale ed europea. La forte vocazione internazionale delle nostre imprese capofila resta un punto di forza decisivo. Allo stesso tempo emerge la necessità di accompagnare sempre di più le realtà meno dimensionate, nei percorsi di apertura ai mercati esteri, dove esistono ancora ampi margini di crescita», ha continuato l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, sottolineando che, «come Regione, stiamo lavorando proprio in questa direzione, con l’obiettivo di consolidare questi risultati mettendo a sistema anche i servizi per imprese connessi a loro cercando di spingere ulteriormente nell’apertura all’innovazione e rafforzare ulteriormente il primato manifatturiero della Lombardia. La sfida delle Zone di Innovazione e Sviluppo è il cambiamento di oggi affinché la Lombardia continui ad essere locomotiva tra 20 anni».

Una crescita trasversale

La vocazione internazionale si conferma un pilastro del sistema produttivo regionale. Nel 2025 la quota di fatturato estero dell’industria si è mantenuta su livelli elevati, pari al 38,9 per cento. Nel comparto artigiano, invece, nonostante le maggiori difficoltà delle piccole imprese nel cogliere le opportunità oltreconfine, la quota realizzata sui mercati internazionali ha raggiunto il 6,5%. La crescita è diffusa alla maggior parte dei settori: solo 3 su 13 chiudono l’anno in flessione - tessile (-2,0%), gomma-plastica (-0,5%) e mezzi di trasporto (-0,3%). Tra i comparti più dinamici spiccano le industrie varie (+6,0%), l’alimentare (+3,3%), pelli-calzature (+2,8%) e i minerali non metalliferi (+2,6%).

L’occupazione nella manifattura resta sostanzialmente stabile considerando il saldo occupazionale lievemente positivo nell’artigianato (+0,2%) e la lieve flessione registrata nell’industria (-0,6%). Sempre per quanto riguarda l’industria la quota di imprese che ricorre alla Cig (cassa integrazione) resta stabile (10,9%), mentre nell’artigianato permane su livelli molto contenuti (0,5% del monte ore trimestrale). In base ai risultati del focus periodico di Unioncamere Lombardia, nel 2025 la propensione a investire appare complessivamente stabile rispetto agli anni precedenti. L’industria resta il comparto più attivo in questo campo con il 64% delle imprese che ha investito nel corso dell’anno. I principali investimenti, emerge inoltre dall’indagine, sono materiali (impianti, macchinari, veicoli) e hanno l’obiettivo di rinnovare gli impianti e aumentare la capacità produttiva. Cresce anche l’attenzione al risparmio energetico, in particolare tra gli artigiani.

Auricchio: «Il vero fattore di successo è la proiezione internazionale»

«Il 2025 si archivia come un anno positivo per la manifattura lombarda la crescita media regionale dell’1,2%, in netto contrasto con il dato nazionale fermo al -0,5%, evidenzia la buona tenuta delle nostre imprese a fronte di un contesto geopolitico estremamente complesso», ha affermato il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio. «Il vero fattore di successo rimane la nostra proiezione internazionale. Con una quota di fatturato estero che sfiora il 39%, l’industria lombarda ha saputo bilanciare con efficacia la debolezza della domanda interna: è proprio questa apertura ai mercati globali - testimoniata da un incremento degli ordini esteri del 3,1% - a fare da scudo contro la situazione economica attuale», ha specificato Auricchio.

Pasini: «Nel 2026 serve far ripartire gli investimenti»

«Nonostante un contesto tempestoso, nel 2025 la Lombardia industriale mostra solidità e capacità competitiva come emerge da tutti i principali indicatori: produzione industriale (+1,2% rispetto al 2024), fatturato (+2,4%), ordini esteri (+2,5%) e ordini interni (+1,1%). Vocazione internazionale, capacità di adattamento, attitudine all’innovazione sono le principali cause di questa performance, ma merito va dato anche alla capacità lombarda di fare sistema a tutela del sistema produttivo regionale come avviene anche sui principali dossier europei», ha spiegato il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini. «Persistono comunque difficoltà in settori più impattati da incertezze e complicazioni normative: tra questi il tessile, la gomma-plastica, la siderurgia e i mezzi di trasporto. Nel 2026, per sostenere questa crescita, serve far ripartire gli investimenti – anche in vista della chiusura del Pnrr –, rafforzare il mercato interno per compensare l’impatto delle tensioni internazionali, proteggere le produzioni Made in Eu ed eliminare i dazi interni come Ets, burocrazia e caro energia», ha continuato Pasini, concludendo che «da questo punto di vista le imprese si aspettano molto dall’Industrial Accelerator Act: negli ultimi 20 anni il baricentro dell’economia mondiale si è spostato lontano dall’Europa e per recuperare il terreno perso nei confronti di Usa e Cina non c’è più tempo da perdere».

Massetti: «Attenzione a costi di produzione ed energia»

«Il 2025 si chiude con un segno positivo per l’artigianato e le micro e piccole imprese lombarde, ma la crescita resta contenuta e fragile, sostenuta più dall’estero che dalla domanda interna. Il principale fattore critico è l’aumento dei costi di produzione (segnalato dal 63% delle nostre imprese), con l’energia al centro del problema competitivo europeo. Il divario fiscale sull’energia penalizza in modo particolare le piccole imprese, generando in Lombardia un extracosto superiore a 1 miliardo di euro», ha spiegato Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia in rappresentanza del mondo dell’artigianato, concludendo che «le Mpi non si sono fermate, ma per trasformare la resilienza in crescita strutturale servono energia competitiva, strumenti semplici per investire e un sistema formativo allineato ai bisogni reali delle imprese».

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