Scienze

Lo zucchero e la “leggenda” dell’iperattività nei bambini

L’OMS raccomanda di ridurre a meno del 10% la quantità di energia assunta attraverso gli zuccheri liberi

di Marco Onnmebo

2' di lettura

2' di lettura

La credenza che lo zucchero sia la causa della iperattività nei bambini può essere fatta risalire agli anni ’70, quando il pediatra californiano Benjamin Feingold propose che additivi alimentari e zuccheri potessero influenzare il comportamento nei bambini. Da allora, questa idea è diventata popolare tra molti genitori e ha guadagnato terreno nei media e nella cultura popolare. Eppure, non esiste un solo studio scientifico che attesti la veridicità di tale teoria come riporta un documentato articolo sulla rivista scientifica “The Conversation”.

E se è vero che tutti gli studi sono concordi nel sostenere che il consumo ideale di zuccheri nei bambini non deve superare il 10 per cento del fabbisogno energetico complessivo al fine di prevenire alcune malattie, è altrettanto vero che il legame tra zucchero e iperattività nei bambini è solo una leggenda metropolitana.

Loading...

“Neuroimaging”

In particolare, l’eccesso di zuccheri è dannoso per lo sviluppo fisico e cognitivo dei bambini come ricorda nell’articolo la dottoressa Amy Reichelt, neuroscienziata nutrizionale dell’Università di Adelaide in Australia. La studiosa ha citato studi di “neuroimaging” dai quali si evince che i bambini che seguono un’alimentazione ricca di cibi confezionati molto zuccherati mostrano una riduzione del volume in alcune aree cerebrali, come la corteccia prefrontale, deputata a funzioni complesse quali la pianificazione, il ragionamento e la regolazione delle emozioni.

Quindi, per paradosso, un rischio ben più grave della “semplice” iperattività o della difficoltà di concentrazione. “L’assunzione di alimenti ricchi di zucchero – afferma la scienziata – va inoltre a scapito di quella di altri cibi potenzialmente più nutrienti: non a caso l’OMS raccomanda di ridurre a meno del 10% la quantità di energia assunta attraverso gli zuccheri liberi, ossia quelli aggiunti agli alimenti durante i processi di lavorazione o naturalmente presenti in cibi come miele o succhi di frutta”. I metodi usati negli studi di Feingold erano fallaci perché non prevedevano corrette condizioni di controllo a differenza di studi più recenti, con gruppi di bambini tenuti a placebo, che hanno escluso un collegamento tra il consumo di zucchero, iperattività e deficit di attenzione nei bambini. E allora, a cosa è dovuto “l’effetto euforia” che empiricamente è riscontrabile in taluni bambini dopo aver assunto dolci? Probabilmente – anche qui manca un riscontro certo – alla dopamina. Il cervello rilascia questo neurotrasmettitore quando si aspetta e ottiene una ricompensa. Pertanto, se lo “zucchero” è visto dai piccoli come una forma di ricompensa, il fatto di ottenerlo potrebbe avere un effetto stimolante, aumentando attività e movimento. Lo stesso fenomeno si otterrebbe probabilmente con altre forme di “premio”, anche non ingeribili, come giochi o attività divertenti da compiere insieme.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti