Il nuovo Pontefice

Simbologia nello stemma di Papa Leone XIV: significati e riferimenti agostiniani

Papa Leone XIV ha scelto di mantenere lo stemma cardinalizio con simboli agostiniani e significati profondi, come il giglio, il libro chiuso e il cuore trafitto, che richiamano la purezza, la ricerca della verità e l’amore secondo Sant’Agostino

di Marina Mojana

2' di lettura

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Eletto Papa, un principe della Chiesa può modificare il suo stemma cardinalizio.

Il nuovo pontefice Robert Francis Prevost ha scelto, invece, di mantenere invariati motto e motivi iconografici che già caratterizzavano la sua insegna di porporato. Tuttavia, al posto del cappello rosso - il cosiddetto galero con 15 nappe rosse - che sovrastava lo scudo, appaiono ora la mitra (il copricapo alto e rigido dalla cui base scendono due nastri di tela rossa detti infule) e le due chiavi di San Pietro. Incrociate a formare una X, rappresentano la duplice natura del potere conferito da Cristo al primo degli apostoli. La chiave d’oro è simbolo del potere spirituale della Chiesa cattolica di perdonare i peccati e di aprire le porte del Paradiso; la chiave d’argento è simbolo dell’autorità papale sulla terra e sullo Stato del Vaticano, di cui è monarca assoluto, con pieni poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

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Nello stemma, dunque, diviso diagonalmente in due settori, si staglia in alto a sinistra un giglio stilizzato bianco in campo azzurro; indica purezza e innocenza e nell’araldica ecclesiastica è spesso associato alla Vergine Maria. In basso a destra, su un fondo chiaro colore avorio, è rappresentato un libro chiuso sul quale è posto un cuore rosso trafitto da una freccia. L’immagine richiama quella dell’Ordine religioso degli agostiniani, al quale appartiene Papa Leone XIV.

Il libro chiuso sta a indicare il mistero della Verità che si rivela a poco a poco, tema centrale nella teologia di Sant’Agostino il quale, nelle sue Confessioni, parlò di cor inquietum (cuore inquieto): «Ci hai creati per te, Signore, e il nostro cuore sarà inquieto finché non troverà riposo in te» mentre, a proposito della sua conversione, scrisse: «Hai trafitto il mio cuore con la tua Parola».

Il cuore è simbolo dell’amore, il dono più importante che Dio abbia fatto all’uomo e sinonimo di libertà. E proprio all’amore Agostino dedicò una celebre esortazione:

«Se tacete, tacete per amore.

Se parlate, parlate per amore.

Se correggete, correggete per amore.

Se perdonate, perdonate per amore.

Sia sempre in voi la radice dell’amore, perché solo da questa radice può scaturire l’amore.

Amate, e fate ciò che volete.

L’amore nelle avversità sopporta, nella prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell’ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente.

È l’anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore.

L’amore è tutto».

Nei tratti essenziali, quindi, Leone XIV ha confermato lo stemma anteriore, scelto per la sua consacrazione episcopale, come pure il motto «In Illo uno unum», un passaggio del commento di Sant’Agostino al Salmo 127 con cui il padre della Chiesa spiega che sebbene i cristiani siano tanti e differenti tra loro «nell’unico Cristo sono uno». La necessità di vivere l’unità e la comunione nella Chiesa fa parte del carisma dell’ordine di Sant’Agostino ed è anche il modo di agire e di pensare di Leone XIV, il cuore della sua missione.

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