Verso la Paralimpiade Milano Cortina

«Lo sport e l’inclusione antidoti contro le guerre»

Andrew Parsons, presidente Ipc: le gare metteranno a tacere le questioni politiche e l’Italia può crescere grazie a questa Paralimpiade

di Maria Luisa Colledani

ANDREW PARSONS PRESIDENTE COMITATO PARALIMPICO INTERNAZIONALE PASSIONE SENZA LIMITI ALLIANZ E IL VIAGGIO PARALIMPICO

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Le Tofane brillano in un cielo diamante, vestite a festa per la Paralimpiade. Le nuvole dei minacciati boicottaggi incombono sulla cerimonia di apertura di venerdì all’Arena di Verona. È la risposta alla decisione dell’Ipc, il Comitato paralimpico internazionale, di ammettere gli atleti di Russia e Bielorussia ai Giochi italiani con inno e bandiera ma il presidente dell’Ipc, Andrew Parsons è fiducioso: «Non credo che la questione diplomatica ruberà spazio e stiamo lavorando perché ciò non accada. Rispettiamo la decisione presa dai 91 Comitati nazionali che hanno fatto quella scelta in assemblea, ne capiamo la frustrazione, che però può essere espressa in altri modi. Ora, ci dobbiamo concentrare sugli atleti e le loro performance: il movimento paralimpico esiste per svolgere un ruolo di inclusione e rispondere alle esigenze di tutti, non per politicizzare i Giochi. Lo sport è più potente di qualsiasi dichiarazione o situazione politica. Davanti alla tv o sui campi di gara, gli atleti con le loro abilità accenderanno l’entusiasmo e spegneranno le rivendicazioni diplomatiche».

Perché i Comitati nazionali hanno scelto la riammissione?

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La decisione è stata presa dalla maggioranza dei delegati all’Assemblea generale, in cui io non voto, e non posso essere nella loro testa. Due elementi da considerare: nel 2023, quando la sospensione parziale era stata approvata, era abbastanza evidente che Russia e Bielorussia “usavano” il movimento paralimpico per promuovere la guerra, e questa è una violazione alla nostra Costituzione. Nel 2025, invece, tale situazione era percepita in modo diverso. A livello generale, un Paese in guerra non viene escluso; quello che è irricevibile è che i nostri simboli siano usati per promuovere conflitti.

La Paralimpiade si svolgerà in tre città: più un’opportunità o una sfida in termini di mobilità?

È una sfida logistica per tutti i soggetti coinvolti ma i Giochi diffusi sono stati scelti per abbattere i costi e costruire solo il necessario. Ci adatteremo e sono sicuro che si accenderà la stessa magica atmosfera dei Giochi e la presenza in più siti, alla fine, sarà un’occasione per amplificare i nostri valori, che già corrono online e grazie alle immagini, potentissime di per sé: la discesa di un atleta ipovedente vale molto di più di un mio discorso di un’ora.

A suo giudizio, cosa rappresenta questa Paralimpiade per l’Italia?

Negli ultimi 25 anni, il Comitato italiano ha fatto un percorso eccezionale, tanto che l’Italia a Parigi 2024 era sesta nel medagliere. E anche i vostri atleti, da Bebe Vio a Simone Barlaam, sono in grado con le loro imprese e la loro voce di cambiare la società. Con gli sport invernali il movimento può crescere ancora e la legacy dei Giochi è già visibile: le cinque linee della metro di Milano sono accessibili, come molte stazioni ferroviarie. Le località montane – che spero diventino modello per il Paese – sono in grado di offrire un turismo accessibile alle persone con disabilità, che sono clienti, membri attivi della società. Questi lasciti non sono solo sport, ma sono per tutti e cambiano la società dal di dentro.

Lei viaggia in giro per il mondo: c’è un Paese che più di altri ha lavorato sull’inclusione?

Non c’è un Paese che abbia abbracciato al 100% il mondo della disabilità ma ci sono buoni esempi, come il Giappone. Tokyo, nonostante la pandemia, ha colto l’opportunità di un percorso lungo otto anni e ha cambiato, con lo sport, la mentalità dei Giapponesi verso le persone con disabilità. È successo a livello governativo e anche nelle aziende private: prima del 2021, c’era una visione pietistica, nelle strade era impossibile vedere disabili. Ora vengono offerte alle persone con disabilità opportunità di viaggiare, studiare, lavorare, cioè di essere pienamente cittadini.

Ci sono più di 50 guerre in corso, che creeranno morti e disabili. È tragico pensare che le guerre creano atleti paralimpici…

È frustante pensare che nel XXI secolo gli esseri umani non sappiano risolvere i problemi con il dialogo, anche perché credevo che l’esperienza della pandemia, nemico globale di tutti, avrebbe innescato una mentalità diversa. Le guerre creano migliaia di disabili, militari e civili, e lo sport – senza necessariamente puntare al professionismo - è per loro modo per inserirsi di nuovo nella società, trovare una nuova vita. Lo scopo del movimento paralimpico, che è nato dopo il Secondo conflitto mondiale per aiutare la riabilitazione dei militari, non è solo sport di alto livello ma, tramite gare e atleti, mostrare che lo sport dà benefici mentali e fisici a tutti, ogni giorno.

Negli ultimi anni, molti sponsor si sono legati all’Ipc. Perché?

Il programma di sponsorizzazione dell’Ipc è legato a quello del Cio, il Comitato olimpico internazionale: è il potere dello sport. In generale, è vero che molte aziende condividono i nostri valori, il cambiamento che i nostri atleti ispirano, la loro capacità di parlare a tutti su un campo di gioco, ma anche nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. La speranza che offriamo catalizza le attenzioni: perché chi non vorrebbe un mondo migliore e a misura di tutti?

All’Arena la cerimonia di chiusura di Giochi e l’apertura della Paralimpiade. Mondo olimpico e paralimpico sono pronti a organizzare insieme i Giochi?

Il modello attuale è il migliore possibile, ci completiamo a vicenda. Più riusciamo, dal punto di vista infrastrutturale e logistico, a sostenerci a vicenda, più i due mondi traggono vantaggi. Penso che sia la migliore opzione. Le cerimonie all’Arena sono un buon esempio di come massimizzare le opportunità.

Il prossimo sogno del Movimento paralimpico?

Dobbiamo rendere lo sport quanto più possibile accessibile a ogni persona con disabilità, in ogni angolo del mondo, dall’Italia alle isole del Pacifico, tutto il tempo dell’anno, non solo a cadenza biennale. I Giochi sono sempre più spettacolari e sono la migliore piattaforma che abbiamo per cambiare la mentalità di tutti e spingere ogni Paese, anche quelli in via di sviluppo, a costruire spazi per far giocare e divertire ogni bimbo con disabilità.

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