Il senso della Paralimpiade

Lo sport come realizzazione di un percorso di vita

di Alessandra Locatelli

La vittoria di Paolo Ioriatti e Orietta Bertò, in gara contro la Repubblica di Corea nel doppio misto curling in carrozzina che ha inaugurato questa sera il programma delle gare paralimpiche di Milano Cortina 2026, con quattro incontri in contemporanea al Cortina Curling Olympic Stadium, Milano, 4 marzo 2026 (ANSA / GMT Mezzelani - Comitato Italiano Paralimpico)

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Dopo il grande successo dei nostri atleti alle Olimpiadi prendono il via anche le Paralimpiadi: emozioni, storie di vita, passione e determinazione senza limiti, senza pietismo, con grande professionalità.

Certo, il quadro geopolitico così instabile di questi giorni non aiuta a garantire tutta l’attenzione mediatica che i nostri atleti meritano.

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Ma è arrivato il loro turno, è arrivato il momento in cui le luci si accendono sulle prestazioni straordinarie di chi ha dovuto lottare e superare molte più sfide, non solo la propria ambizione, non solo quella dello sport e dell’agonismo, ma quella della vita, del riscatto e della voglia di farcela per essere riconosciuti quali atleti e rappresentanti italiani nel mondo.

Ogni gara, ogni partita, sarà per tutti un esempio di capacità sportiva e disciplina e quello che caratterizza gli atleti paralimpici è il tifo straordinario che è per ognuno di loro e per tutti, da tutti.

Sono, però, convinta che non sia possibile continuare a reggere due mondi separati e differenti, al di là delle prerogative organizzative e di struttura, tutti gli atleti devono poter sfilare insieme.

Nel corso della storia le Paralimpiadi hanno visto avvicendarsi numerosi cambiamenti, dalla prima edizione nel 1960 a quando si sono espanse in altri Paesi e hanno incluso sempre più categorie, fino alla fusione organizzativa con le Olimpiadi, con le quali hanno iniziato a condividere gli stessi anni, le stesse città e gli stessi impianti.

Oggi il mondo è cambiato ancora e ritengo sia necessario puntare a una nuova grande svolta per il futuro.

Mi immagino un’unica, grande, cerimonia di apertura che consenta a tutti gli atleti olimpici e paralimpici, a tutti i nostri atleti, di sfilare insieme.

Al di là degli assetti organizzativi dei Comitati, al di là delle regole rigide di cerimoniale, al di là di tutto ci sono le Persone, gli Atleti, e io sono profondamente convinta che serva una visione più giusta, più equa e più innovativa. Con pari dignità, pari opportunità e retribuzione, anche nel riconoscimento economico legato alle medaglie.

Si tratta di un messaggio potente che potrebbe davvero fare la differenza anche sul piano culturale e influenzare così anche le sfide politiche sull’inclusione, l’autonomia e il diritto di tutti alla piena partecipazione alla vita civile, sociale e politica dei nostri Paesi. L’ho dichiarato più volte, e in diversi contesti, e ne ho parlato anche nel corso della sessione di Alto Livello del Consiglio sui Diritti Umani a Ginevra.

Serve una svolta.

Lo dimostrano ancora di più i fatti di questi giorni, al termine delle Olimpiadi scoppia la guerra in Medio Oriente e iniziano defezioni dai vari Paesi, molti non possono più partire, altri preferiscono non farlo, comprensibile, ma molti degli atleti adesso restano orfani dei loro sostenitori istituzionali, orfani di tifosi e amici che avrebbero dovuto essere al loro fianco.

E così abbiamo assistito ad una cerimonia incredibile e partecipatissima per l’apertura delle Olimpiadi, a San Siro, e ora saremo a Verona, in una cornice straordinaria, che detta un segnale forte per le sfide future anche sull’accessibilità, ma con molte meno persone, molti atleti già impegnati nelle gare e non potranno essere presenti, il tutto ovviamente avvolto da uno scenario internazionale, complesso e delicato, che prende il sopravvento su tutto.

Ma le Paralimpiadi sono un grande obiettivo per gli atleti, un’opportunità straordinaria di visibilità e crescita, un’esperienza non solo di sport ma di vita. Ci si sente orgogliosi, pieni di energie e grati al proprio Paese per essere lì a competere. Allo stesso modo per il Paese ospitante è una grande responsabilità, un’opportunità e una prova di organizzazione, capacità di accoglienza, una sfida importante.

Questa è l’occasione dell’Italia e tocca a noi dare senso a questa cornice ora, non più solo sportiva, ma di vita e umana. Esserci è importante, al di là di qualsiasi tensione, esserci per gli atleti, per i tecnici e gli allenatori, per le famiglie, per i volontari, esserci è un dovere e una manifestazione di sostegno e vicinanza alla quale non si può rinunciare.

Non vedo lo sport solo come una competizione agonistica, ma per tante persone con una disabilità è anche la realizzazione di un percorso di vita.

Maggior autonomia, relazioni e partecipazione, con fatica, con coraggio e tanta determinazione. Ma ci saremo!

Ministra per le disabilità

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