Expo Osaka 2025

Lo spettro dei dazi ridisegna l’export: focus sull’Asia

In uno scenario in rapida trasformazione dominato nell’incertezza occhi puntati sui Paesi Gate e sul Giappone

di Marco Masciaga

4' di lettura

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Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - Dopo il surreale balletto di annunci e passi indietro di Donald Trump sui dazi, è evidente che nel commercio mondiale c’è new normal e che il suo tratto distintivo è l’incertezza. L’epicentro di questa crisi sono gli Stati Uniti, ma il continente in cui i riverberi saranno avvertiti con più forza è l’Asia. Il bersaglio grosso di Trump naturalmente è la Cina, ma neppure i grandi alleati politici e militari degli Usa nella regione – Giappone, Corea del Sud, Thailandia e India – sono certi che saranno risparmiati. Come neanche quei Paesi con legami forse meno stretti – pensiamo a Vietnam, Cambogia, Laos – ma che dopo i dazi della prima amministrazione Trump hanno intercettato buona parte delle produzioni cinesi e si sono integrati con l’economia Usa.

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Il risultato finale potrebbe essere un ridisegno di come le merci vengono prodotte e di come i Paesi presi di mira dall’amministrazione americana commerciano tra loro. Da questo punto di vista, il caso più interessante per il momento sembra quello indiano. Fino a poche settimane fa, poco o nulla lasciava intendere che l’India avrebbe presto rinunciato alla cinta daziaria con cui da decenni protegge alcune sue industrie locali dalla concorrenza straniera. Oggi New Delhi ha riaperto i negoziati per la sigla di trattati di libero scambio con l’Unione Europea, con il Regno Unito e con la Nuova Zelanda. E non si tratta dei negoziati di epoca pre-trumpiana – quando i ritmi erano più languidi di un test match di cricket e i veti non si contavano – ma di trattative urgenti; da chiudere nel giro di mesi, non anni; possibilmente senza escludere settori cruciali dell’economia, come per esempio l’automotive.

Che il mondo sia cambiato sembrano essersene resi conto anche i leader di Cina, Giappone e Corea del Sud che nelle ultime settimane hanno messo da parte antiche divisioni per tornare a dialogare prima a livello di ministri degli Esteri e poi di ministri economici circa la necessità di rafforzare scambi e cooperazione. Anche India e Cina, due avversari storici, stanno progressivamente cercando di normalizzare le proprie relazioni dopo il grande freddo seguito agli incidenti sul confine del 2020-21. Anche Hong Kong è attivamente alla ricerca di nuovi partner commerciali.

Le economie ad alto potenziale

In uno scenario in rapida trasformazione, la Growth Map di Sace presentata nelle scorse settimane ha individuato come mercati chiave i cosiddetti Paesi Gate (Growing, ambitious, transforming ed entrepreneurial). Economie ad alto potenziale che possono aprire porte verso ulteriori opportunità regionali. In Asia parliamo Paesi come Cina, India, Vietnam e Singapore. Spesso si tratta di realtà dove nel 2024 sono state osservate le migliori performance dell’export extra Ue nel 2024. I Paesi dell’Asean, ad esempio, dove le esportazioni italiane hanno registrato un incremento dell’11%, con il Vietnam che ha visto una crescita al 25 per cento.

La conferma della tendenza viene dai dati dell’Ice che nel fotografare l’export verso l’Asia dello scorso anno mettono in classifica i soliti noti: Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Hong Kong e Singapore. Guardando all’andamento del 2024 rispetto all’anno precedente emergono dati più interessanti come il calo cinese (-20%) e le flessioni di Indonesia (-11%) e Corea del Sud (-7%). Mentre tutti i Paesi che crescono in doppia cifra sono membri dell’Asean: Vietnam e Malaysia (entrambi del 26%), Singapore (+14%) e le Filippine (+10%).

«La diversificazione – spiega il presidente di Altagamma Matteo Lunelli – è una direttrice strategica fondamentale nella risposta al nuovo scenario che si sta delineando nel commercio mondiale. L’Asia è un’area geografica eterogenea per l’alto di gamma italiano. Ci sono alcuni mercati già importanti su cui lavorare in una direzione di consolidamento, penso alla Cina e al Giappone, che hanno ormai raggiunto un livello di grande maturità sia in termini di vendite che di capacità di apprezzamento del lusso (ancora assente altrove). Altri – prosegue Lunelli – rappresentano una sfida. L’India è il Paese che mostra la più significativa crescita demografica al mondo, con una classe media in espansione e una cultura sofisticata in grado di apprezzare l’alto di gamma italiano. Oggi però una serie di barriere tariffarie e non la rendono quasi impermeabile ai brand stranieri. Per alcune categorie, come il vino e la moda, ci vorrà tempo perché le abitudini di consumo si evolvano».

Giappone Paese chiave

Il Giappone (verso cui l’Italia nel 2024 ha esportato più di oltre 8,1 miliardi di euro di merci, +2,2%) resta quindi un Paese chiave. Le categorie più importanti dell’export sono articoli in pelle, articoli di abbigliamento, tabacco, autoveicoli, prodotti alimentari. Tutte voci che non fanno che confermare la centralità dello stile di vita italiano nei consumi dei giapponesi, in assoluto uno dei popoli più sensibili al fascino dell’artigianato tricolore.

La conferenza

Non è quindi un caso che in occasione di Expo a Osaka ci sarà anche una conferenza sul tema “Creatività e design, artigianato e innovazione, nuovi trend nel mondo che cambia. Italia e Giappone a confronto” a cui prenderanno parte, oltre a Lunelli, l’Ambasciatore Mario Vattani, Commissario Generale per l’Italia a Expo Osaka 2025, l’Ambasciatore d’Italia in Giappone Gianluigi Benedetti, il Presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati Federico Mollicone, il presidente di Confartigianato Marco Granelli e la presidente del Salone del Mobile Maria Porro. Un’occasione per ribadire i forti legami tra i due Paesi, figli di uno stesso sentire in materia di bellezza e qualità.

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