Idee

Lo spazio, il multiverso e la meccanica quantistica al Festival dei Sensi

L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande al centro della rassegna in Valle d’Itria dal 22 al 25 agosto

di Gian Francesco Giudice

(AdobeStock)

3' di lettura

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Agli inizi del Novecento la fisica visse una travolgente rivoluzione. Mentre Picasso frantumava l’immagine pittorica, Joyce disgregava la tecnica narrativa e Freud scavava nella psiche umana, l’avvento della teoria della relatività e meccanica quantistica demolì la concezione classica della realtà fisica. Così come l’arte non sarebbe mai più stata la stessa dopo le avanguardie dell’inizio Novecento, anche la fisica cambiò per sempre.

Emerse una nuova visione del mondo fisico, completamente diversa da quella che ricaviamo dalla percezione sensoriale e comune intuizione. La natura rivelò un volto sconosciuto, quando osservata a velocità prossime a quelle della luce, distanze subatomiche, o gravità, eccezionalmente intensa. In queste condizioni estreme, lo spazio e il tempo si fondono in un’unica entità malleabile, che si deforma e si contorce sotto l’effetto di materia e energia.

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Einstein

Questo è il mondo della relatività di Einstein. A distanze microscopiche, i contorni della realtà sfumano in inevitabili indeterminazioni, la materia e l’energia si frammentano in grumi distinti, e la concezione meccanicistica lascia il posto al caso, governato da leggi probabilistiche. Questo è il mondo della meccanica quantistica.

“I volti nei miei ritratti sono più veri di quelli reali”, annotò nel suo diario il pittore astratto Paul Klee nel 1901. Si può dire lo stesso per la fisica moderna, che descrive un mondo all’apparenza astratto, ma che in realtà svela l’essenza delle leggi fondamentali che governano la natura. La fisica classica, precedente alla rivoluzione del Novecento, gratta appena la superficie della realtà oggettiva. Per penetrare nella profondità dell’ordinamento naturale c’è bisogno della relatività e della meccanica quantistica. Queste teorie non sono un’astratta descrizione di fenomeni che avvengono solo in condizioni estreme, ma dipingono il vero volto della natura.

Relatività e meccanica quantistica

La comprensione del linguaggio della natura, basato su relatività e meccanica quantistica, ha aperto la strada all’esplorazione di territori inaccessibili all’osservazione diretta. Il segreto è il potere deduttivo del metodo scientifico, che permette di superare i limiti della percezione con una sagace miscela di ragionamenti teorici e misure sperimentali.

L’esempio più affascinante dell’esplorazione di fenomeni non riproducibili in laboratorio è lo studio dell’origine cosmica. Come racconto nel libro Prima del Big Bang, edito da Rizzoli, la scienza ha compiuto recentemente progressi enormi nella comprensione di ciò che ha dato vita a quella speciale miscela di spazio, tempo e materia che chiamiamo universo.

Sorprendente è stato scoprire come gli ingredienti necessari per un’origine cosmica vengano proprio da quelle teorie all’apparenza così astratte, cioè relatività e meccanica quantistica. Il risultato ha del paradossale: come può la meccanica quantistica, la teoria che governa il mondo microscopico, determinare proprietà globali dello spazio cosmico?

La risposta sta nella teoria della relatività che distorce lo spazio durante l’evoluzione dell’universo, dilatando enormemente i microscopici effetti quantistici. L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande si confondono durante la storia cosmica. Questa mutua collaborazione tra meccanica quantistica e relatività è del tutto tangibile perché genera le strutture galattiche che si osservano oggi nel cielo. Se la meccanica quantistica non aggiungesse quel pizzico di disomogeneità nella ricetta cosmica, l’universo sarebbe oggi un gas uniforme senza alcuna forma di vita.

Recenti osservazioni astronomiche hanno avvalorato l’ipotesi sull’origine quantistica delle strutture celesti. Il progetto Euclid, coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea con il determinante contributo italiano, fornirà presto nuovi indizi sul ruolo giocato dalla meccanica quantistica nell’infanzia cosmica.

L’ipotesi quantistica apre prospettive sconcertanti quando l’immaginazione ci spinge ad esplorare l’universo fino a distanze enormi. Lo stesso fenomeno che produce le strutture galattiche potrebbe ripetersi a scale molto più grandi. L’universo in cui viviamo sarebbe allora solo un’isola di materia, immersa in un gigantesco spazio vuoto, punteggiato da altri universi, ognuno con le proprie caratteristiche. Questa è l’immagine del multiverso, cioè una struttura cosmica complessa, costituita da una moltitudine di universi isolati che vagabondano nello spazio. È una versione ingigantita dell’immagine che ci appare sul cielo notturno, punteggiato di stelle immerse in un vuoto cosmico.

Di questo e altro si parlerà al Festival dei Sensi, che si terrà in Valle d’Itria nei giorni 22-25 agosto e che ha per tema lo Spazio. Il cielo estivo stellato farà da sfondo al viaggio nello spazio e nel tempo, oltre i limiti della percezione sensoriale, pur tra i profumi degli ulivi e con la vista del mare lontano. Con il Festival dei Sensi, i luoghi incantevoli della Puglia si trasformeranno in un multiverso di curiosità e conoscenza.

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