Lo smartphone perfetto? Se esistesse sarebbe così. Ecco il telefonino Frankenstein
Sappiamo che l’integrazione software-hardware è la ricetta migliore ma abbiamo voluto giocare lo stesso immaginando questo telefonino “artificiale” che mette insieme il meglio del mercato
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Grazie ai progressi nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, gli ultimi smartphone possono fare quasi tutto. Aiutano a scrivere un’e-mail o un testo, sintetizzano documenti, traducono in più lingue e trascrivono audio. Alcuni possono modificare le foto, eliminando elementi di disturbo e creando contesti riempitivi con una certa verosimiglianza. L’IA sui dispositivi mobili porta con sé due grandi conseguenze. La prima è il rischio di creare un solco ancora più profondo tra i modelli top di gamma, dotati di funzionalità generative integrate, e i middle-range, che saranno relegati a oggetti capaci solo di beneficiare della GenAI derivante da app di terze parti, da ChatGpt a Gemini e Copilot. Altra conseguenza, guardando proprio agli smartphone più costosi, è l’appiattimento delle funzionalità: a buon ragione del marketing, possiamo cambiare molte volte nome all’opzione di editing di una foto o alla traduzione in tempo reale di una telefonata, ma il risultato finale non cambia. Ecco allora che sempre più maggiore interesse, in fase di scelta, ricadrà su ciò che già oggi distingue un marchio dall’altro: design, fotocamera, ecosistema di app, batteria, prestazioni. Aspetti che oggi non ritroviamo in un solo telefono quanto più in quattro riferimenti del mercato.
Pixel 8 Pro, l’IA migliore (per adesso)
In attesa di provare ciò che concretamente può fare Apple Intelligence, Gemini è l’IA da battere. La potenza dell’intelligenza artificiale offre agli utenti funzionalità come Cerchia e cerca ma anche Gomma Magica e, naturalmente, l’integrazione con Gemini per le risposte alle proprie domande. Al di là di ciò, il Pixel 8 Pro è il dispositivo che meglio integra le possibilità dell’IA come parte incastonata alla perfezione in Android. Il motivo è semplice: c’è Google dietro il sistema operativo ed è quindi logico che l’azienda abbia calato Gemini in maniera olistica nello smartphone. Il prossimo passo? Lo avremo a settembre con l’arrivo dei nuovi Pixel 9 e 9 Pro e, probabilmente, l’annuncio di un nuovo processore dedicato alle operazioni di GenAI, per controbattere colpo su colpo alla concorrenza.
Foto di qualità, il Galaxy S24 Ultra
La linea dei Samsung Galaxy S24 di Samsung è la prima a puntare tutto sull’intelligenza artificiale di Galaxy AI. Dal canto suo, l’S24 Ultra, il più premium dei tre, è quello che più di ogni altro della casa coreana offre prestazioni di livello in ogni settore, dalla fotocamera al multitasking e la durata della batteria. Mai un tentennamento o un crash, surriscaldamento quasi assente e minori problematiche relative ai colori nella resa delle immagini. Certo la GenAI fa il suo, con la modifica generativa, ma resta un’opzione che non tutti useranno e di certo non su ogni scatto.
Sotto il cofano, l’S24 Ultra include un chipset Snapdragon 8 Gen 3 aggiornato per grafica e funzionalità di IA, 12 GB di RAM (un aumento rispetto agli 8 GB dell’anno scorso) e 2.600 nit di luminosità: un grande passi in avanti dai 1.750 del 2023. Per quanto riguarda le fotocamere, c’è un teleobiettivo da 50 MP con zoom ottico 5x. I risultati sono immagini più nitide e meno rumorose e un sistema complessivo in grado di assorbire più luce che mai.
Prestazioni e app, l’iPhone 15 Pro Max
Se la vera svolta ci sarà a settembre, con gli iPhone 16 e Apple Intelligence, il 15 Pro Max resterà un punto di riferimento ancora per qualche anno. Con l’apertura della Mela alle richieste del Digital Markets Act, sul sideload delle app e l’installazione di giochi e software da negozi diversi dall’App Store, abbiamo un mix perfetto tra l’ecosistema qualitativamente superiore di Apple e le svariate possibilità offerte dagli sviluppatori che non sono entrati o non vogliono sottostare alle logiche remunerative del colosso americano. Questi dovranno comunque riconoscere a Apple una tassa sulle installazioni ma solo dopo il primo milione di download e con introiti importanti, superiori ai 10 milioni di euro totali. Insomma, se negli ultimi tempi abbiamo visto anche l’arrivo a bordo degli iPhone di emulatori di videogame del passato, la situazione non potrà che farsi sempre più interessante in futuro.





