Lo showroom resterà nell’ambiente digitale
Dopo l’emergenza
di Chiara Beghelli
2' di lettura
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Da strumento d’emergenza a ecosistema per vendere, raccontarsi e dar forma all’e-comerce immersivo del futuro: i mesi della pandemia sono stati anche quelli del boom degli showroom digitali, spazi dove le aziende hanno presentato le proprie collezioni a buyer impossibilitati a visitare il tradizionale showroom fisico. Ambienti a volte iper-realistici, altre frutto di fantasia, che possono anche cambiare pelle con le diverse collezioni, e che mentre l’industria della moda sta tornando alla normalità, si confermano strumenti arrivati per restare.
«Non sono più solo ambienti per vendere, ma anche per trasmettere emozioni - spiega Andrea Ruzzi, responsabile Fashion & Luxury per l’Europa di Accenture, leader anche nelle tecnologie che danno vita ai digital showroom -. I buyer sono accompagnati nella scoperta di una collezione su invito e a volte con cerimonie personalizzate. Fra le evoluzioni più recenti, forniamo la possibilità di proseguire il processo di selezione e acquisto anche al di fuori della sessione di showrooming - che come quella fisica dura un’ora, un’ora e mezza -, e di accedere a più showroom nello stesso momento. Ma anche la possibilità di visualizzare i capi acquistati con rendering pensati per uno specifico negozio. Certamente torneremo agli showroom in presenza, che da quelli digitali adotteranno alcuni servizi, come il digital wall e un digital table». Gli showroom digitali saranno anche spazi sempre più coinvolgenti: «Le modalità di esperienza saranno mutuate dal mondo del gaming - nota Ruzzi -. Ci sono due miliardi di persone coinvolte in questo nuovo mercato, è solo questione di tempo».
Oltre a essere laboratori di nuovi servizi di vendita e contatto con i clienti, i digital showroom hanno anche un’anima sostenibile, poiché i buyer possono seguire le presentazioni da remoto, risparmiando l’impatto di lunghi viaggi. Ma sono anche un canale per valorizzare e fra crescere le pmi della moda italiana, che spesso hanno mezzi limitati per investimenti digitali più complessi: «Stiamo per lanciare una speciale piattaforma dedicata proprio alle aziende più piccole - spiega Stefano Righetti, ceo di Hyphen, azienda di Affi, nel veronese, che ha creato digital showroom per aziende come Ferragamo, Versace, Valentino e che negli ultimi due anno ha raddoppiato il suo fatturato. Per la formazione digitale delle pmi Hyphen sta anche per avviare un’Academy: «Questi ambienti devono essere popolati soprattutto da contenuti - prosegue -, e i brand devono diventare editori di se stessi, integrando il processo di produzione fisico con quello digitale, usando tecnologie di visual 3d e di realtà aumentata».
Tecnologie che presto entreranno anche nell’e-commerce B2c: «Le vendite one to one negli showroom digitali sono già diventate le vendite vip per alcuni grandi marchi - aggiunge Ruzzi». E a settembre Hyphen lancerà anche una tecnologia per integrare il remote selling alle piattaforme di e-commerce.


