Riforme

Liste d’attesa: in Lombardia i privati non rispondono alla chiamata del Cup unico

Di oltre 400 realtà contrattualizzate con il servizio sanitario regionale solo otto risultano attive: l’obiettivo è concludere le adesioni entro fine anno

di Claudio Testuzza

 IMAGOECONOMICA

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Le liste di attesa non sono un problema recente né il prodotto di scelte contingenti. Sono l’espressione visibile di un equilibrio strutturalmente fragile tra domanda di prestazioni, appropriatezza prescrittiva, capacità produttiva e organizzazione dei servizi. Forse la parte del Servizio sanitario nazionale che i cittadini vivono peggio e con delusione.

Per decreto il miglioramento dei Cup

Il decreto liste d’attesa mirava a rendere più efficiente il CUP (Centro Unico di Prenotazione) regionale, includendo anche, e soprattutto le strutture private per garantire il rispetto dei tempi di attesa e ridurre il ricorso a percorsi a pagamento, quali l’intramoenia o il privato puro.

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Eppure, a 18 mesi dalla sua istituzione e con tanto di quasi 1,4 milioni di euro per il 2024 e oltre 2,6 milioni a partire dal 2025 assegnati dalla legge n. 107 del 2024, pare che nulla di sostanziale si sia mosso. Le amministrazioni regionali per la verità “hanno cercato di fare i compiti” ancor prima dell’emanazione del Dpcm “Modalità e procedure per l’esercizio dei poteri sostitutivi riconosciuti all’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria”, emanato ad agosto scorso con 10 mesi di ritardo rispetto alla scadenza fissata.

La Lombardia tra le regioni più attive

Una delle più attive è stata ed è la Regione Lombardia. Tuttavia, nonostante gli sforzi dell’assessore Bertolaso, il Centro unico di prenotazione è fermo al palo, e in particolare, negativamente, gli operatori privati della sanità lombarda non stanno aderendo. Al 10 marzo 2026 il Centro unico di prenotazione della sanità lombarda risultava attivo in sole 12 Asst su 27, in soli due Irccs pubblici su cinque e in otto strutture private su circa 400 strutture a contratto con il servizio sanitario regionale, dalle più piccole alle più grandi. A parte la Poliambulanza di Brescia, tutte le altre realtà private che hanno aderito sono di piccole dimensioni. Le prenotazioni effettuate attraverso la nuova piattaforma sono state più di tre milioni (3.352.550), ma di queste meno di 150mila (148.286) sono quelle prenotate nei centri privati. Ad oggi, la partecipazione dei privati al Centro unico di prenotazione di Regione Lombardia vale solo il 4,42% delle prenotazioni complessive. Di queste, la quasi totalità riguardano la Poliambulanza di Brescia, attivata a marzo 2025.

I privati non rispondono alla chiamata

Anche il cronoprogramma, cambiato a più riprese, dimostra chiaramente che i privati stanno posticipando il loro ingresso nel Centro unico di prenotazione. Di oltre quattrocento realtà private contrattualizzate con il servizio sanitario regionale – escludendo quindi le strutture che non erogano prestazioni ambulatoriali o non necessitano di prenotazione – solo otto risultano attive, e mentre le realtà maggiori sono calendarizzate a questo punto a fine 2026, delle altre non si hanno notizia. Nel frattempo, fortunatamente, alcune realtà pubbliche stanno lentamente entrando nel nuovo sistema, non senza difficoltà per cittadini e operatori. Le Asst Franciacorta, Garda, Civili di Brescia, Brianza, Fatebenefratelli-Sacco, Lecco, Lodi, Bergamo Est, Crema e Bergamo Ovest, oltre agli Irccs Policlinico di Milano e Policlinico San Matteo di Pavia sono attivi nel nuovo Cup. Il problema è il privato

Il centro unico di prenotazione è uno strumento fondamentale per tenere sotto controllo, da parte della Regione, le prestazioni sanitarie erogate dai privati in regime di servizio sanitario regionale. Soprattutto, è uno strumento per ridurre i tempi di attesa, dunque un elemento fondamentale di governo del servizio sanitario regionale.

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