Linfomi non Hodgkin, CAR-T più precoci per chi non risponde alle cure nelle forme a grandi cellule B
Via libera Aifa alla rimborsabilità della terapia CAR-T nei pazienti refrattari alla chemio-immunoterapia di prima linea o recidivati entro 12 mesi dal completamento della chemio-immunoterapia di prima linea. Il trattamento è indicato in casi specifici
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
Si fanno passi avanti nel trattamento dei linfomi, ed in particolare di quelli a grandi cellule B, circa un terzo del totale dei non-Hodgkin. Se le cure classiche non funzionano nei pazienti con queste ed altre specifiche forme di patologia, la terapia cellulare può iniziare prima e modificare la traiettoria della malattia. Grazie alle CAR-T, le cellule ingegnerizzate in laboratorio dello stesso paziente che reinfuse vanno ad agire direttamente contro le unità patologiche, si sono infatti dimostrati una buona qualità di vita e un miglioramento delle possibilità di guarigione. Anche dopo una sola infusione. Lo dicono i risultati dello studio TRANSFORM, che ha dimostrato come il trattamento con CAR-T (liso-cel) assuma particolare valore in questi pazienti. Su questa base l 'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità della terapia cellulare con CAR-T, lisocabtagene maraleucel (appunto liso-cel), per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (circa un terzo del totale dei linfomi non Hodgkin), linfoma a cellule B ad alto grado, linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B e linfoma follicolare di grado 3B (FL3B), refrattari alla chemio-immunoterapia di prima linea o recidivati entro 12 mesi dal completamento della chemio-immunoterapia di prima linea.
I tanti volti dei linfomi e lo spazio delle CAR-T
I numeri parlano chiaro. In Italia, ogni anno, si stimano circa 15.500 nuovi casi di linfomi: poco più di 13.000 sono non Hodgkin, di gran lunga più frequenti. Queste neoplasie del sistema immunitario, che originano dai linfociti di tipo B, T o NK ossono avere un comportamento indolente o aggressivo. “Sono patologie curabili e in molti casi guaribili, grazie alla disponibilità di numerose terapie che, negli ultimi anni, hanno cambiato lo scenario del trattamento - spiega Paolo Corradini, Professore di Ematologia all'Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Circa il 70% dei pazienti con linfomi aggressivi può guarire e le persone con linfomi indolenti possono ottenere una sopravvivenza libera da malattia molto lunga, fino a 15 anni.” Le CAR-T si inseriscono in questi percorsi che l'ematologo può identificare, caso per caso e sulla base di precisi criteri di appropriatezza. Si tratta di approcci davvero su misura, studiati per il singolo paziente. “Queste terapie sono ‘chemio-free', cioè non prevedono l'utilizzo in associazione alla chemioterapia, con importanti vantaggi per i pazienti – segnala Corradini Inoltre, nei pazienti refrattari alla chemioterapia, le CAR-T possono determinare guarigione quando le cure tradizionali, come la chemioterapia, il trapianto o la radioterapia, non offrono vantaggi”.
Il valore della terapia cellulare precoce
Venendo allo specifico di liso-cel, il trattamento con queste CAR-T è già disponibile in Italia per i pazienti in recidiva o refrattari al trattamento dopo due o più linee di terapia sistemica. Ora la situazione cambia: queste cure possono iniziare prima. “L'estensione della rimborsabilità di liso-cel da parte di AIFA riguarda i pazienti che presentano recidiva dopo la prima linea. In questo modo, viene anticipato il trattamento con la terapia cellulare – indica Corradini. Nello studio TRANSFORM, dopo un follow-up mediano di quasi 34 mesi, i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B trattati con liso-cel continuano a mostrare un miglioramento della sopravvivenza libera da eventi e della sopravvivenza libera da progressione. Non solo. Migliora il tasso di risposta obiettiva, che ha raggiunto l'87% rispetto al 49% con la terapia standard. Il tasso di risposta completa, che in una malattia aggressiva come il linfoma a grandi cellule B è il prerequisito per guarire, è stato pari al 74% rispetto al 43%. Questo aumento della risposta completa nel braccio sperimentale con liso-cel si traduce in un miglioramento della sopravvivenza”. Secondo gli esperti, insomma, siamo di fronte a un passo avanti importante del modo di trattare i linfomi a grandi cellule B, quando sono refrattari all'esordio o ricadono precocemente.
Il futuro? Le Car-T da donatore
Sul fronte della ricerca, si sta lavorando per sviluppare CAR-T allogeniche, quindi da donatore. Lo conferma Alessandro Bigagli, Senior Medical Head, di Bristol Myers Squibb Italia, che ricorda come AIFA abbia anche riconosciuto a liso-cel lo status di farmaco innovativo, attribuito sulla base di tre criteri fondamentali: bisogno terapeutico, vantaggio clinico aggiunto e solidità delle evidenze. “Questo riconoscimento garantisce l'accesso immediato alla rimborsabilità e l'inserimento automatico nei prontuari terapeutici regionali – fa sapere Bigagli. Siamo stati pionieri nelle terapie cellulari e continuiamo a trasformare lo scenario terapeutico in ematologia, sviluppando soluzioni che rappresentano un vero cambio di paradigma. Oggi siamo impegnati, infatti, nello sviluppo della seconda generazione di CAR-T autologhe, prodotte direttamente nel paziente senza necessità di estrazione e ingegnerizzazione in laboratorio, e sono in corso studi anche sulle CAR-T allogeniche, ottenute da donatori sani o da cellule staminali pluripotenti”. Obiettivi: accelerare i tempi di produzione e migliorare efficacia e tollerabilità delle cure, per offrire nuove opportunità a un numero sempre maggiore di pazienti.


