Stati Uniti

Lincoln Memorial, Trump sconfitto dalle alghe: acqua verde e costi fuori controllo

La ristrutturazione della Reflecting Pool è costata 14,2 milioni di dollari, sette volte più del previsto. Ma le alghe rimangono e le celebrazioni del 250° anniversario degli Stati Uniti si avvicinano

di Elisa Rigamonti

Lo specchio d’acqua del Lincoln Memorial diventato verde a causa delle alghe, nonostante i lavori voluti da Donald Trump REUTERS

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Per il 250° anniversario degli Stati Uniti, la Reflecting Pool del Lincoln Memorial di Washington doveva diventare «blu bandiera americana» per ordine di Donald Trump. Costi lievitati da 1,8 a 14,2 milioni di dollari, appalto contestato e tecnologia d’avanguardia non sono bastati: in una settimana le alghe hanno ripreso il controllo e l’acqua nel monumento è diventata verde, per tutta la lunghezza di 618 metri.

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Trump ha dichiarato guerra alle alghe, ma le alghe stanno vincendo. La Lincoln Memorial Reflecting Pool, l’iconico bacino idrico su cui si riflette il monumento di Washington nella capitale degli Stati Uniti, doveva subire restauri ed essere ripulita dalle alghe in preparazione delle celebrazioni per la dichiarazione d’indipendenza americana.

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Il presidente aveva dichiarato di voler inizialmente rendere la pavimentazione della piscina «turchese, come alle Bahamas», ma di aver poi optato per il colore «American-flag blue», blu da bandiera americana. Ma a pochi giorni dal termine dei restauri, la piscina continua a essere verde.

I lavori avevano subito suscitato polemiche per il loro costo e per la gestione senza gara d’appalto. Trump aveva inizialmente stimato un costo di 1,8 milioni di dollari per i contribuenti americani, ma ad aprile il contratto assegnato alla Atlantic Industrial Coatings (compagnia che aveva in precedenza restaurato una piscina in uno dei golf club del presidente) aveva già raggiunto i 6,9 milioni di dollari.

Secondo i media americani l’amministrazione aveva assegnato il contratto senza indire una gara d’appalto, grazie a un’esenzione prevista dalla normativa federale, pensata per evitare «gravi danni, finanziari o di altro tipo, al governo». L’obiettivo era completare i lavori entro il 4 luglio. Trump, che aveva in più occasioni vantato di conoscere esperti in ristrutturazione di piscine da contattare per i lavori, ha poi negato sul suo social Truth di aver avuto rapporti con la compagnia selezionata.

A inizio giugno i costi dei lavori sono cresciuti oltre sette volte il preventivo originale di Trump. I registri degli appalti pubblici non spiegano perché il costo del contratto sia aumentato in modo così repentino. Katie Martin, portavoce del dipartimento dell’Interno, ha affermato che l’aumento del prezzo «riflette lo sforzo necessario per accelerare i tempi di completamento del progetto di rivestimento per la prevenzione delle perdite: più personale, più materiali, più attrezzature e orari di lavoro più lunghi in vista del nostro 250° anniversario».

Il costo finale ha raggiunto i 14,2 milioni di dollari. Nel giro di una settimana dalla fine della ristrutturazione però, il verde è tornato. A poco è servito cambiare il colore della superficie e aggiungere «tecnologia nanobolle», che un portavoce del dipartimento dell’Interno aveva assicurato avrebbero risolto i problemi di alghe da sempre presenti nella piscina.

Decine di operai stanno ora tentando di risolvere il problema svuotando bottiglie di perossido di idrogeno nell’acqua, ma ne serviranno parecchie per iniziare a vederne gli effetti nella piscina dalla capacità di oltre 25 milioni di litri. Pare che Trump, arrivato alla capitale per sradicare la corruzione con lo slogan di drain the swamp, cioè prosciugare la palude, debba arrendersi a una palude più ostinata di lui.

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