In certe condizioni, funziona: la sperimentazione è in corso da aprile 2017 e si è visto che in questo modo si riesce a far transitare l’8% di veicoli in più, grazie a una diminuzione della velocità media di circa 14 km/h. Sufficiente a evitare quel traffico irregolare con improvvisi cambi di velocità (spesso dovuti a sorpassi tra veicoli lenti) che porta agli stop and go tipici delle code e si continua a vedere nella parte di autostrada immediatamente più a nord, dove il traffico è analogo e la velocità non è regolata in questo modo.
I risultati sono stati raggiunti solo quando si è deciso di anticipare la riduzione del limite imposto: inizialmente si aspettavano i primi segni di potenziale congestione. Ora, agendo alla vista di un semplice aumento del traffico, si riesce a ritardare di una-due ore la formazione delle code.
Dato il volume di traffico, basta che pochi rispettino il limite abbassato per costringere gli altri a fare altrettanto. Il fatto che l’autostrada abbia solo due corsie migliora le cose, perché riduce i cambi di corsia, che provocano altre frenate in chi si vede tagliare la strada.
Questo fa riflettere su quanto beneficio porterà la guida autonoma quando diventerà veramente diffusa: l’intelligenza artificiale evita gli errori dovuti all’irrazionalità umana. È anche per questo che si punta a farla “digerire” al pubblico con tutti i mezzi possibili.
L’inquinamento
In ogni caso, già l’imposizione del limite basso ha una sua influenza sulla velocità effettiva effettivamente tenuta da chi transita. Lo si vede dall’altra sperimentazione in corso sull’Autobrennero, in un tratto di 10 chilometri compreso tra gli svincoli di Egna-Ora e San Michele all’Adige. Da luglio 2018, su cinque chilometri si è mantenuto il limite dei 130 e sugli altri cinque c’è un regime di velocità consigliata di 100 km/h. La media reale è scesa di soli 6 km/h.