Libero dopo violenza su 13enne, dopo l’ira di Meloni la replica dell’Anm: «Attacchi scomposti»
Solo due notti in carcere per il gestore di un minimarket, il Gip lo scarcera con obbligo di firma e Nordio invia gli ispettori. Magistrati in trincea
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Il caso è eclatante e suscita la dura reazione del Governo, con il Guardasigilli Carlo Nordio che invia gli ispettori e la premier Giorgia Meloni che torna ad attaccare le pronunce dei magistrati che a suo dire ostacolano la sicurezza: un 42enne originario del Bangladesh abusa di una 13enne nel suo minimarket a Madonna di Campagna, estrema periferia Nord di Torino, viene arrestato e poi scarcerato dal Gip dopo appena due notti in carcere perché «si è dimostrato collaborativo».
Chiedilo al Sole
Il giorno dopo il fuoco di fila delle critiche arriva, però, la replica dell’Associazione nazionale magistrati, che tramite il presidente Giuseppe Tango stigmatizza con forza i «diversi attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del Governo, che sono andati oltre la critica» dell’ordinanza. E bolla come «non ortodosso» l’invio degli ispettori.
Gli abusi ripresi dalle telecamere interne
La notizia, rivelata al mattino del 1° settembre sulla stampa, fa il giro dei social, suscitando rabbia e sconcerto trasversali. Anche perché la violenza - denunciata dalla 13enne che ha chiamato subito la madre e ha aspettato sul marciapiedi l’arrivo di un amico - è stata ripresa dalle telecamere, che hanno persino registrato un altro abuso, ai danni di una donna adulta, commessa dall’uomo appena 40 minuti prima.
Per il Gip l’uomo «ha mostrato resipiscenza»
Eppure, dopo due sole notti in una cella del carcere Lorusso e Cutugno e contro il parere del pubblico ministero, il fermo non è stato convalidato e il negoziante è tornato libero. Ordine del Gip, secondo il quale l’uomo ha «mostrato resipiscenza», ha consegnato lui stesso agli agenti i filmati delle telecamere interne al negozio e durante l’udienza di convalida si è detto «dispiaciuto», pur avvalendosi della facoltà di non rispondere. Per il giudice, inoltre, il «trauma dell’arresto» potrebbe rappresentare un deterrente sufficiente.
Le proteste
L’ondata di sdegno è trasversale: protestano le donne, innanzitutto, per la plateale (e purtroppo frequente) sottovalutazione della violenza e del rischio di reiterazione del reato da parte del giudice. Davanti alla questura di Torino va in scena un presidio al grido di «chiudiamo il pedomarket» promosso dai rappresentanti di Fdi, capitanati dalla vicecapogruppo alla Camera, Augusta Montaruli, e dal vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, che denunciano come «inaccettabile» il fatto che l’uomo possa tornare a lavorare come se niente fosse accaduto. I parlamentari del Pd in commissione Femminicidio parlano di «caso molto grave». Il M5S promette un’interrogazione.








