In Assolombarda

Rapporto Ispi 2026: le sfide geopolitiche e industriali per l’Europa nell’era Trump

Presentato in Assolombarda. Biffi: «La forza è diventata strumento di soluzione, la Ue ora è a un bivio». Marcegaglia: «Essere accomodanti non paga, Ue baluardo di diritti e libertà: fuori è peggio».

di Luca Orlando

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Liberi tutti? Il punto di domanda sul titolo del nuovo rapporto Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) per il 2026 già racconta molto dello scenario attuale, nel momento in cui l’assetto mondiale a cui eravamo abituati, sia economico che geopolitico, scricchiola sotto i colpi quotidianamente inferti dall’amministrazione Usa. «Le illusioni che avevamo su Trump ancora amico, ancora alleato, ancora partner - spiega il presidente di Ispi Paolo Magri - sono ormai cadute».

Rapporto Ispi presentato nella sede di Assolombarda, nella consapevolezza che ciò che accade nel mondo mai come oggi abbia un impatto rilevante sul mondo delle imprese, che si vede inserito in una realtà nuova, fatta di continue giravolte commerciali, minacce finanche militari, messa in discussione delle storiche alleanze e del ruolo degli organi multilaterali.

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«Le regole si allentano e gli equilibri consolidati vacillano - commenta il presidente di Assolombarda Alvise Biffi - mentre osserviamo con preoccupazione come la forza stia diventando lo strumento ordinario per risolvere le controversie internazionali».

Come reagire? Per le imprese la rotta è chiara e passa anzitutto da un cambiamento in Europa, «oggi arrivata ad un bivio storico, con la possibilità di rafforzarsi come modello robusto di crescita e sostenibilità».

Rafforzamento del mercato unico, adozione di regole più semplici, investimenti in ricerca e istruzione e garanzia degli approvvigionamenti strategici sono le direttrici su cui agire. Mettendo al centr l’industria - spiega Biffi - «perché senza capacità produttiva non può esserci alcuna sovranità Ue: oggi serve una visione industriale chiara, diversamente ogni ambizione geopolitica rimane solo sulla carta e i rischi concreti sono la perdita di competitività e capacità produttiva».

Il quadro resta complesso, anche se - osserva la vicepresidente Ispi Emma Marcegaglia - l’impatto della fase di incertezza sull’economia globale è stato finora meno pesante rispetto alle previsioni iniziali, con l’86% delle imprese Ue a dichiarare di aver continuato ad investire nel 2025. Le imprese provano ad ogni modo a reagire - spiega - diversificando ad esempio export e fonti di approvvigionamento, nella consapevolezza però di dover continuare a credere nell’Europa.

«Bruxelles ha tanto da fare - spiega l’imprenditrice, Presidente e Ceo di Marcegaglia Holding - ma è la nostra chance, tutto ciò che abbiamo, perché fuori è peggio. Qui c’è libertà e democrazia, non abbiamo le milizie dell’Ice». L’auspicio è quello di superare i singoli veti (vedi Orban) e adottare progetti comuni per avere più autonomia, ad esempio nella difesa, seguendo in generale la rotta strategica tracciata dal premier canadese Carney a Davos e puntando ad una nuova e rafforzata alleanza tra medie potenze, «cercando alleati seri, andando avanti come possiamo». E guardando dunque anche oltre gli Usa, con cui occorre agire in modo fermo e compatto. «Trump -spiega Marcegaglia - ha rispetto per chi ha molto potere e in questi 12 mesi abbiamo capito che avere un atteggiamento accomodante nei suoi confronti non paga. Bene ha fatto l’Europa a mostrarsi compatta sulla Groenlandia, il modo migliore per trattare con Trump è diventare più forti, eliminando in Europa i vincoli che ci rendono invece più deboli».

Reazione europea che deve passare anche dalla ratifica di nuovi accordi di libero scambio, a partire dal Mercosur, intesa rinviata al fotofinish dal Parlamento Ue alla Corte di Giustizia per una manciata di voti.

«Così mettiamo a rischio anche altri accordi che stavano per arrivare - spiega la vicepresidente di Confindustria per l’Internazionalizzazione Barbara Cimmino - e questo accade proprio mentre possiamo cambiare radicalmente la direzione del nostro export cercando nuovi sbocchi, la ratifica sarebbe stata un chiaro segnale di rafforzamento dell’Europa. Il cancelliere tedesco Merz ha definito “deplorevole” questo voto e purtroppo noi in Italia non abbiamo fatto altrettanto».

«D’accordo criticare l’Europa - rincara Emma Marcegaglia - ma poi i nostri partiti non devono fare cose senza senso come nel maancato accordo sul Mercosur, posizione adottata per fini elettorali che è deleteria per il Paese nel suo insieme».

«Il no al Mercosur - commenta Alvise Biffi - è una scelta contro gli interessi della nostra industria. Bisogna avere il coraggio di non fare delle scelte locali, ma di fare delle scelte strategiche che ci faranno crescere come Paese in quelli che sono i settori a maggior sviluppo».

 

 

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