Rapporto Ispi 2026: le sfide geopolitiche e industriali per l’Europa nell’era Trump
Presentato in Assolombarda. Biffi: «La forza è diventata strumento di soluzione, la Ue ora è a un bivio». Marcegaglia: «Essere accomodanti non paga, Ue baluardo di diritti e libertà: fuori è peggio».
di Luca Orlando
3' di lettura
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Liberi tutti? Il punto di domanda sul titolo del nuovo rapporto Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) per il 2026 già racconta molto dello scenario attuale, nel momento in cui l’assetto mondiale a cui eravamo abituati, sia economico che geopolitico, scricchiola sotto i colpi quotidianamente inferti dall’amministrazione Usa. «Le illusioni che avevamo su Trump ancora amico, ancora alleato, ancora partner - spiega il presidente di Ispi Paolo Magri - sono ormai cadute».
Rapporto Ispi presentato nella sede di Assolombarda, nella consapevolezza che ciò che accade nel mondo mai come oggi abbia un impatto rilevante sul mondo delle imprese, che si vede inserito in una realtà nuova, fatta di continue giravolte commerciali, minacce finanche militari, messa in discussione delle storiche alleanze e del ruolo degli organi multilaterali.
«Le regole si allentano e gli equilibri consolidati vacillano - commenta il presidente di Assolombarda Alvise Biffi - mentre osserviamo con preoccupazione come la forza stia diventando lo strumento ordinario per risolvere le controversie internazionali».
Come reagire? Per le imprese la rotta è chiara e passa anzitutto da un cambiamento in Europa, «oggi arrivata ad un bivio storico, con la possibilità di rafforzarsi come modello robusto di crescita e sostenibilità».
Rafforzamento del mercato unico, adozione di regole più semplici, investimenti in ricerca e istruzione e garanzia degli approvvigionamenti strategici sono le direttrici su cui agire. Mettendo al centr l’industria - spiega Biffi - «perché senza capacità produttiva non può esserci alcuna sovranità Ue: oggi serve una visione industriale chiara, diversamente ogni ambizione geopolitica rimane solo sulla carta e i rischi concreti sono la perdita di competitività e capacità produttiva».








