Libano, Save the Children: oltre 1 milione di sfollati, continuano sorvoli con droni
Più di 117.000 persone, tra cui 40.000 bambini, rimangono in rifugi collettivi, e solo un quinto è tornato a casa da quando è stato concordato il cessate il fuoco condizionato, secondo i dati delle Nazioni Unite, si legge in un comunicato dell'organizzazione
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A una settimana dal cessate il fuoco condizionato, recentemente prorogato, in Libano, oltre un milione di persone, tra cui 390.000 bambini vivono ancora nel terrore dei bombardamenti, e rimangono sfollate. Lo afferma Save the Children, l'Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Più di 117.000 persone, tra cui 40.000 bambini, rimangono in rifugi collettivi, e solo un quinto è tornato a casa da quando è stato concordato il cessate il fuoco condizionato, secondo i dati delle Nazioni Unite, si legge in un comunicato dell'organizzazione.
I racconti dei genitori
Alcuni genitori hanno raccontato agli operatori di Save the Children che i loro figli non riescono a distinguere il suono dei tuoni da quello delle bombe, i droni continuano a sorvolare le loro teste e le famiglie hanno troppa paura per tornare a casa. Migliaia di persone non hanno un posto dove tornare, visto che l'esercito israeliano ha demolito interi villaggi durante l'invasione di terra nel Libano meridionale, denuncia la nota. Come riportato dal Consiglio nazionale libanese per la ricerca scientifica, durante il conflitto, l'esercito israeliano ha danneggiato o distrutto oltre 62.000 case. Molte altre famiglie, le cui case sono ancora in piedi, non hanno altra scelta che rimanere sfollate, considerato che 55 villaggi sono stati dichiarati dall'esercito israeliano all'interno della cosiddetta “linea gialla”, un'area sottoposta a forti restrizioni di accesso e a nuovi ordini di sfollamento, prosegue il comunicato.
Niente scuola
Migliaia di bambini e adolescenti non possono ancora tornare a scuola, e molti ora cercano di studiare online nonostante vivano in rumorosi rifugi collettivi e abbiano una connessione internet inaffidabile. Hanno raccontato allo staff di Save the Children che è difficile concentrarsi e molti ricorrono a seguire le lezioni al computer o al telefono, seduti in macchina per avere un po' di tranquillità.
Il terrore sotto le bombe
Rawan, una madre, ha trascorso 24 ore in macchina con la sua famiglia quando sono stati costretti ad abbandonare la loro casa a causa dei bombardamenti israeliani all'inizio di marzo. “Ancora oggi mia figlia più piccola, ogni volta che sente un rumore forte, mi chiede: 'Mamma, perché ci sono aerei da guerra? Perché ci sono droni? Stanno venendo a bombardarci?' - ha raccontato agli operatori - Spero di poter tornare a casa e riprendere la mia vita normale, che i miei figli possano tornare a scuola e che possiamo uscire da questo stato psicologico in cui ci troviamo, perché ci ha davvero colpiti profondamente e stiamo vivendo un livello di paura innaturale”.
“Una pausa non è sufficiente”
“Ho incontrato molti bambini e famiglie in tutto il Paese, e tutti mi dicono la stessa cosa: vogliono tornare a casa, i bambini vogliono tornare a scuola, gli adulti tornare al lavoro - ha dichiarato Nora Ingdal, direttrice di Save the Children Libano - Le famiglie vogliono smettere di vivere in uno stato di incertezza, temendo ogni istante che la guerra riprenda e sempre con il ronzio dei droni sopra le loro teste. La notizia di una proroga di tre settimane del cessate il fuoco temporaneo è in qualche modo un sollievo, ma la gente è cauta e continua a vivere in un perenne stato di preoccupazione, una pausa non è sufficiente. Le famiglie sono costrette a sopportare altre tre settimane di limbo, incapaci di tornare alla loro vita di prima, vivendo in tende per le strade, nelle scuole e negli stadi”.
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