Lezioni di volo e di vela, fra l’Etna e il Mediterraneo
A bordo di un ketch bermudiano fra le onde e a quota 3.300 metri in elicottero, con l’ausilio di curve barometriche, carte nautiche e altimetri: un’avventura per cogliere appieno il piacere del tempo libero.
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Alle sette di mattina, salendo sul van in direzione eliporto, mi trascino dentro l’abitacolo sentori di gelsomino, zagare e pomelie, oltre che delle onnipresenti bouganville. La Sicilia è esplosa nei colori e nei profumi, l’aria non ancora torrida sa di quel mix di salmastro e pini marittimi, e pareti di fiori ricoprono muretti e cancellate. Li vedo passare veloci mentre lascio l’hotel Belmond Villa Sant’Andrea, adagiato nella quiete lungo una baia blu di Taormina, per andare a prendere l’elicottero. Il programma della giornata è fittissimo e ruota tutto attorno all’Etna, il gigante che sovrasta la costa orientale dell’isola, il più attivo d’Europa, circa 3.330 metri sul livello del mare per un perimetro di oltre 160 chilometri. Il cielo è terso, senza una nuvola, il vento è accettabile: condizioni perfette per decollare.
Il tour in elicottero è una delle attività organizzate per la Mediterranean Experience di Panerai, quattro giorni per scoprire l’italianità e il territorio a 360 gradi tra avventure, sport, azione, ma anche food e cultura: un’immersione in questo spicchio di isola pensata per condividere i valori del bello e ben fatto, la formula del made in Italy di qualità. L’eliporto si trova vicino a Giardini Naxos, entriamo veloci sui mezzi e ascendiamo verticalmente, una rapida virata con vista sulla costa e poi si punta dritto ai quattro crateri. Non sono nemmeno le 8 del mattino e il pilota, mentre li approcciamo, inizia a descrivere dall’interfono il paesaggio sottostante: la lava, in più di 500mila anni, ha coperto una superficie di circa 1.250 chilometri quadrati e i segni di una delle colate più recenti dall’alto sembrano enormi propaggini dense, come lunghe dita che paiono essersi appena raffreddate.
Il paesaggio muta velocemente e si vede a colpo d’occhio, la vegetazione con l’altitudine si fa più rarefatta, le ginestre lasciano spazio alle sterpaglie e più si sale in quota più diventa lunare, nero denso e deserto, punteggiato solo da pochi sprazzi di neve che non si arrende alle temperature di fine maggio. In meno di 20 minuti siamo ai crateri, l’elicottero compie rapidi giri sopra le sommità permettendoci di guardare – letteralmente – dentro alle bocche, gigantesche fauci solo apparentemente innocue: da una si alza un pennacchio bianco, segno di un sobbollimento incessante e nervoso. L’eccitazione è alta, pochi metri sotto i nostri piedi cumuli di zolfo puro spezzano il nero opaco, sullo sfondo il blu totale del mare, gli occhi cercano frenetici di guardare il punto più profondo delle cavità, per scorgere qualche segno tangibile dell’attività vulcanica. Ancora pochi giri e via verso le pendici, in direzione della Cantina Cottanera, produttori vitivinicoli basati in zona. La sosta in vigna è solo un passaggio intermedio prima di tornare sul vulcano, questa volta da terra, ma è anche l’occasione per riposarsi davanti a una granita artigianale alle mandorle fatta con l’antico metodo delle neviere. Ne approfitto per parlare con Alessandro Ficarelli, cmo di Panerai, che mi ricorda come il brand abbia una storia secolare legata all’azione, che fa parte del suo dna: «Nasce a Firenze come orologio militare per i reparti della Regia Marina Italiana.
Nel 2019 abbiamo avuto l’idea di iniziare a far testare alcuni modelli ai nostri clienti-collezionisti replicando le condizioni più difficili per cui sono stati concepiti, e così ogni anno organizziamo al cune experience su misura. Si tratta di soggiorni a tema militare, avventura e italianità legati a speciali orologi in edizione limitata». Acquistandoli, si accede alla possibilità di fruire dell’Experience. «Dagli allenamenti a La Spezia con il Comsubin, il Comando Raggruppamento Subacquei e Incursori, o con i Navy Seals negli Stati Uniti, fino ai trekking con l’esploratore Mike Horn in Bhutan, l’obiettivo è un affondo nei valori del brand di cui fare esperienza in presa diretta, da vivere», spiega. L’occasione per cui ci troviamo in Sicilia è legata invece al nuovo Radiomir 8 Giorni Eilean Experience Edition, 30 pezzi sold out che hanno consentito ai loro acquirenti – arrivano dal Texas, dalla California e dalle Filippine, da Hong Kong, Singapore, Dubai, ma anche dall’Italia – di approdare a Catania per 4 giorni di full immersion. «Questo orologio è legato a Eilean, ketch bermudiano di 22 metri costruito nel 1936 dal leggendario cantiere scozzese Fife di Fairlie. Una barca che Panerai ha acquistato e ristrutturato nel cantiere navale Del Carlo di Viareggio. Alcuni elementi dell’orologio in bronzo arrivano direttamente dal restauro di Eilean. Quello che vogliamo creare con le Experience è un concetto di club esclusivo, pochi acquirenti che possono conoscersi, confrontarsi tra di loro e con noi in riservatezza e in un contesto leisure, dove presentiamo loro anche preview di novità e dove raccogliamo desiderata e suggestioni». Negli anni ci sono state persone affezionate al punto da partecipare anche a 4 incontri, molti comprano a scatola chiusa l’orologio Experience senza nemmeno vederlo prima. Il processo di fidelizzazione e coinvolgimento è l’obiettivo primario.
Il break dura appena un’ora, il vulcano ci richiama, questa volta con un approccio solo apparentemente più slow, ma di forte impatto: adesso l’ascesa è via terra, prima a bordo delle jeep, poi di speciali van 4x4 che si inerpicano sulle rocce percorrendo tracciati precisi, curve a gomito ripidissime che fiancheggiano strapiombi verticali. La guida vulcanologica ci fa sostare sul tragitto per mostrarci i più recenti piccoli crateri che si sono formati con la potente eruzione del 2002, oggi del tutto sopiti, ma l’obiettivo finale è quota 2.800 metri, in un piano proprio sotto l’Osservatorio Etneo, da cui si gode una vista piena sui crateri di nord-est e di sud-est: tira un vento fortissimo, la temperatura è fredda nonostante il sole, il silenzio è rarefatto e all’improvviso nubi bianco latte salgono rapide da valle, e come compaiono, spariscono. Tutto cambia velocemente, è la natura del vulcano: un’apparente quiete può essere interrotta da un’inaspettata attività difficile da prevedere anche con i più avanzati strumenti di osservazione. Qui dicono di amare l’Etna come si ama tutto ciò che è imprevedibile, e credo sia vero: solo 4 giorni dopo il mio trekking il cratere di sud-est è collassato e il materiale è precipitato lungo il pendio, entrando in contatto con la neve residua e generando uno shock termico, gas ad alta velocità, una colonna di cenere di centinaia di metri e un fuggi fuggi generale (nessuno si è fatto male). È il brivido della prossimità di una creatura viva, che tanto nei millenni ha segnato gli abitanti di questa terra, che sulle pendici si sono adattati, hanno costruito case, organizzato colture, piantato vigne – in particolare, vitigni di Nerello Mascalese e Carricante, che ho modo di assaggiare durante il wine tasting da Cottanera, quando rientriamo alla base per il pranzo.













